Malattia professionale: diritto alla rendita e prescrizione

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Ai fini della decorrenza del termine di prescrizione del diritto alla rendita professionale rileva il momento “consapevole” di manifestazione della malattia. Nel regime normativo attuale la manifestazione della malattia professionale, rilevante quale “dies a quo” per la decorrenza del termine prescrizionale, può ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, che costituiscano fatto noto, come la domanda amministrativa, nonché la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra la Telecom Italia, un dipendente e l’Inail.

In sintesi, i fatti.
Si controverte del diritto di GC al conseguimento nei confronti della società Telecom Italia s.p.a. della rendita da ipoacusia di origine professionale.

Nel marzo del 1993 GC aveva iniziato il giudizio nei confronti dell’Inail innanzi al Pretore allorquando era dipendente dell’Azienda Telefonica di Stato, prima che a questa subentrasse la società Telecom Italia s.p.a.GC si era visto riconoscere il diritto all’esito del doppio grado di giudizio, ma tale riconoscimento era stato vanificato dalla sentenza con la quale la Corte di Cassazione aveva proclamato il difetto di legittimazione passiva dell’Inail.

Con nuovo ricorso GC adì il giudice del lavoro del Tribunale chiedendo la condanna della società Telecom Italia s.p.a. a corrispondergli la suddetta rendita, unitamente ai ratei maturati dall’1/2/1991, o in subordine la condanna dell’Inail fino al momento del passaggio della gestione societaria alla Telecom Italia s.p.a..

Il giudice rigettò la domanda, mentre la Corte d’appello di Catania, pronunziando sull’impugnazione dell’Inail e di GC, ha condannato quest’ultimo a restituire all’Inail gli importi versatigli della rendita vitalizia nella misura di € 13.647,00 e, nel contempo, ha condannato la società Telecom Italia s.p.a. a corrispondere a GC la rendita per malattia professionale in relazione all’accertata riduzione della capacità lavorativa nella misura del 21% a decorrere dal 28/12/1999.

Nel pervenire a tale decisione la Corte d’appello ha spiegato che dopo la pronunzia del giudice di legittimità l’obbligazione originaria dell’Inail di pagamento della rendita era rimasta sfornita di riconoscimento giudiziario, per cui doveva essere accolta la domanda riconvenzionale dell’istituto assicurativo tesa al recupero delle somme già erogate all’assicurato.

Comunque, in favore di GC operava la copertura assicurativa della società Telecom Italia s.p.a., trattandosi di malattia professionale per causa di sevizio contratta prima della trasformazione dell’azienda datrice di lavoro in ente pubblico economico, considerato anche che i dipendenti delle aziende del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni non erano assicurati presso l’Inail, ma presso l’amministrazione datrice di lavoro.

Contro la sentenza proponeva ricorso incidentale per cassazione GC, in particolare sostenendo che erroneamente la Corte d’appello aveva fatto decorrere il riconoscimento del diritto alla rendita dal 28.12.1999 anziché dal momento del verificarsi dell’evento o dal riconoscimento effettuato dall’ASST.
Al riguardo GC fa presente che l’inizio del suo stato di inabilità poteva essere fatto risalire al 2.12.1988, data di richiesta all’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici di riconoscimento della causa della malattia, o al momento di emissione del provvedimento del 7.2.1992 col quale veniva accertata la causa di servizio dell’infermità da parte del Direttore Capo del personale del predetto ente.

Contestava, quindi, che occorresse, ai fini della predetta decorrenza, una formale messa in mora, atto questo non prescritto dalle summenzionate disposizioni normative, e, in ogni caso, fa rilevare che un tale atto poteva farsi coincidere con l’istanza del 2.12.1988 richiamata dal suddetto provvedimento del 7.2.1992.

La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della Suprema Corte ma che, per la sua importanza, dev’essere qui ribadito.

In particolare, osservano gli Ermellini, è errata la decisione della Corte d’appello di far decorrere la prestazione solo dal giorno in cui per la prima volta la società Telecom Italia s.p.a. fu posta a conoscenza della domanda sulla base del rilievo che l’Inail era sostanzialmente terzo rispetto alle parti del rapporto assicurativo.

In realtà, la decorrenza del diritto in esame, che era stato azionato non appena si erano concretizzati i presupposti della sua insorgenza, non può dipendere dal fatto esterno della conoscenza successiva che ne ebbe la società di telefonia, subentrata solo in un secondo momento nella gestione dell’ente del quale era stato già dipendente il ricorrente all’epoca in cui aveva presentato la domanda.

Infatti, è bene ricordare – chiariscono i Supremi Giudici – che l’art.23 del R.D. 17 agosto 1935, n.1765, contenente disposizioni per l’assicurazione obbligatoria degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, stabilisce che per queste ultime l’indennità decorre dal decimo giorno successivo a quello nel quale, a causa della malattia, ha avuto inizio l’inabilita’ assoluta al lavoro.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo l’esegesi della Suprema Corte, in materia di decorrenza della prescrizione del diritto in esame, a seguito della sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma del Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali nella parte in cui poneva una presunzione assoluta di verificazione della malattia professionale nel giorno in cui veniva presentata all’istituto assicuratore la denuncia con il certificato medico, nel regime normativo attuale la manifestazione della malattia professionale, rilevante quale “dies a quo” per la decorrenza del termine prescrizionale, può ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, che costituiscano fatto noto, come la domanda amministrativa, nonché la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.

Precedenti giurisprudenziali: Corte cost., 25 febbraio 1988, n.206; Cass., Sez. L, n.27323 del 12/12/2005; Cass., Sez. L, n.2285 del 31/1/2013.

Fonte: Ipsoa.it

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