Locali di lavoro: aria condizionata e ventilatori non bastano

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I locali di lavoro devono essere collegati direttamente con l’esterno anche se muniti di aria condizionata o di ventilazione forzata. I locali debbono essere sufficientemente areati mediante aria salubre ottenuta con aperture naturali. Ne consegue che eventuali accorgimenti tecnici quali aspiratori d’aria e sistemi di ventilazione forzata anche mediante uso di condizionatori d’aria impongono in ogni caso un collegamento diretto con l’esterno, trattandosi di esigenza particolarmente imperativa in relazione a locali che per loro intrinseca destinazione prevedono un uso da parte dei lavoratori foriero di odori stagnanti vuoi per l’affollamento, vuoi per le particolari attività umane esplicate al loro interno.

I locali destinati ai lavoratori debbono essere sufficientemente areati mediante aria salubre ottenuta con aperture naturali; ne consegue che eventuali accorgimenti tecnici quali aspiratori d’aria e sistemi di ventilazione forzata anche mediante uso di condizionatori d’aria impongono in ogni caso un collegamento diretto con l’esterno, trattandosi di esigenza particolarmente imperativa in relazione a locali che per loro intrinseca destinazione prevedono un uso da parte dei lavoratori foriero di odori stagnanti vuoi per l’affollamento (come nel caso di refettori) vuoi per le particolari attività umane esplicate al loro interno (locali spogliatoi e servizi igienici fonte di esalazioni maleodoranti).

Con la sentenza 22 ottobre 2015, n.42424, la Sezione III Penale della Corte di Cassazione si sofferma su una questione non molto approfondita nella giurisprudenza di legittimità ma di indubbio interesse, in particolare riguardante l’applicabilità della normativa prevenzionistica in materia di luoghi di lavoro, con specifico riguardo al tema della salubrità dell’ambiente di lavoro.

La Cassazione, nel rigettare la tesi di un datore di lavoro che contestava la condanna per la fattispecie di mancata areazione dei locali destinati a spogliatoio (artt.64 comma 1 lett. a) e c) del D. Lgs. 81/08), sebbene esistesse al loro interno un sistema di ventilazione, ha opportunamente precisato che la semplice esistenza di un tale impianto non è di per sé idonea a garantire che la salubrità dell’ambiente di lavoro, essendo indispensabile un collegamento esterno dei locali di lavoro con l’esterno per esigenze di igiene.

Il fatto
La vicenda processuale segue, come sinteticamente anticipato, alla sentenza con la quale il Tribunale aveva dichiarato un datore di lavoro colpevole dei reati di cui agli artt.64 comma 1 lett. a) e c) del D. Lgs.81/08.

Il ricorso
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione, per quanto qui di interesse, il datore di lavoro, in particolare dolendosi per l’errore in cui sarebbe incorso il Tribunale nel ritenere integrata la fattispecie di mancata areazione dei locali destinati a spogliatoio, sebbene esistesse al loro interno un sistema di ventilazione.

La decisione della Cassazione
La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha respinto il ricorso, in particolare osservando, con riferimento al caso concreto, come non potessero esservi dubbi sulla sussistenza del reato consistente nella mancata areazione con sistemi naturali dei locali destinati a spogliatoi servizi igienici e refettori.

Sul punto, osservano gli Ermellini come la tesi difensiva facesse leva sul fatto che i locali adibiti a spogliatoi, refettorio e servizi igienici fossero dotati di un sistema di ventilazione forzata mediante aspirazione: in realtà, come ricordato dal Tribunale, se è vero che tale sistema esisteva ed era regolarmente in funzione, è del pari vero che al momento del controllo non vi era un collegamento diretto tra tali sistemi artificiali e l’ambiente esterno.

La diversa tesi difensiva, secondo la quale un collegamento comunque vi era in relazione alla presenza di un più articolato sistema di areazione dell’intero capannone che permetteva un collegamento con l’esterno dei locali non assume alcuna rilevanza specifica.

Le conseguenze sul piano pratico – operativo
La sentenza della S.C. afferma un principio inedito nella giurisprudenza di legittimità, chiarendo, come desumibile dal testo della norma incriminatrice, che i locali destinati ai lavoratori debbono essere sufficientemente areati mediante aria salubre ottenuta con aperture naturali.

Ne consegue che eventuali accorgimenti tecnici quali aspiratori d’aria e sistemi di ventilazione forzata anche mediante uso di condizionatori d’aria impongono in ogni caso un collegamento diretto con l’esterno: esigenza particolarmente imperativa in relazione a locali che per loro intrinseca destinazione prevedono un uso da parte dei lavoratori foriero di odori stagnanti vuoi per l’affollamento (come nel caso di refettori) vuoi per le particolari attività umane esplicate al loro interno (locali spogliatoi e servizi igienici fonte di esalazioni maleodoranti). Nemmeno può considerarsi idoneo allo scopo – concludono i Supremi Giudici – un servizio di areazione collegato con altro sistema di areazione del complesso industriale a sua volta connesso con l’esterno, essendo invece necessario, proprio per la peculiare natura di determinati locali quali quali adibiti ad attività lavorativa, un collegamento diretto di essi con l’ambiente esterno e non in via indiretta.

Quanto ai precedenti giurisprudenziali, in passato la Cassazione si era pronunciata precisando come le norme (all’epoca contemplate dall’abrogato DPR 19 marzo 1956, n 303, oggi contenute nel Tit. II del D. Lgs. n.81 del 2008), che prescrivono un’altezza non inferiore a tre metri per i locali adibiti a laboratorio, hanno efficacia imperativa diretta, per cui il destinatario di esse non può adottare unilateralmente cautele in contrasto con quelle espressamente imposte per garantire l’igiene negli ambienti di lavoro.

Si era pertanto ritenuto che rispondesse della contravvenzione agli art.6 e 58 del citato DPR il datore di lavoro che mediante apposizione di pannelli mobili aveva ridotto l’altezza dei locali in misura inferiore a quella minima prescritta, perché in tal modo viene ridotta la cubatura minima prevista per ogni lavoratore, e si verifica una minore aerazione dell’ambiente di lavorò e a nulla rileva che i pannelli mobili potessero essere rimossi quando se ne fosse ravvisata l’opportunità, né che la loro apposizione fosse stata determinata dall’intento di diminuire il rumore dei macchinari (Cass. pen., Sez. 6, n.181 del 1/04/1971, P., in CED Cass., n.117498).

Fonte: Ipsoa.it

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