Licenziamento per rinvio a giudizio: sì, ma va provata la lesione del vincolo fiduciario

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Per giustificare un licenziamento disciplinare è necessario provare la lesione del vincolo fiduciario, non essendo sufficiente il semplice rinvio a giudizio in sede penale.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra la società Poste Italiane ed un dipendente.
La Corte d’appello respingeva l’impugnazione di Poste Italiane s.p.a. avverso le sentenze del Tribunale che accoglievano della domanda di un dipendente, diretta ad ottenere la dichiarazione di illegittimità del licenziamento in tronco intimatogli dalla società per aver concorso con altri alla commissione di una rapina in danno della datrice di lavoro. La Corte d’appello di Messina, per quel che qui interessa, precisa che la società non è riuscita a provare con certezza la commissione, da parte del dipendente, dei fatti addebitatigli ai fini del licenziamento e, d’altra parte, il semplice rinvio a giudizio non integra la giusta causa del licenziamento.

Contro la sentenza d’appello proponeva ricorso per Cassazione Poste Italiane s.p.a., in particolare sostenendo che i giudici di merito, disattendendo i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità, avrebbero omesso di considerare – con palese violazione delle norme sull’onere della prova – che il lavoratore non aveva espressamente contestato – in nessuna parte del ricorso di primo grado – la propria partecipazione alla rapina, contestatagli in sede disciplinare. Conseguentemente, la Corte d’appello non avrebbe valutato che l’oneredella prova del datore di lavoro circa la commissione dei fatti non poteva sorgere, in assenza della suddetta esplicita contestazione, essendo irrilevante l’assoluzione intervenuta in sede penale (peraltro con formula dubitativa) data l’indipendenza del giudizio civile rispetto a quello penale.

La Cassazione ha respinto il ricorso della società, affermando un principio già enunciato in precedenza nella giurisprudenza della S.C., ma che, per la sua rilevanza, va qui ribadito perché assume una particolare importanza per gli operatori.

In particolare, evidenziano gli Ermellini come, anche a prescindere dalla intervenuta assoluzione del lavoratore con sentenza passata in giudicato, va comunque, sottolineato che tale assunto non è conforme all’orientamento consolidato e condiviso della Cassazione, al quale la sentenza impugnata si è conformata, secondo cui il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva sancito dall’art. 27, secondo comma, Cost. concerne le garanzie relative all`attuazione della pretesa punitiva dello Stato, e non può quindi applicarsi, in via analogica o estensiva, all’esercizio da parte del datore di lavoro della facoltà di recesso per giusta causa in ordine ad un comportamento del lavoratore che possa altresì integrare gli estremi del reato, se i fatti commessi siano di tale gravità da determinare una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto, senza necessità di attendere la sentenza definitiva di condanna, non essendo a ciò di ostacolo neppure la circostanza che il contratto collettivo di lavoro preveda la più grave sanzione disciplinare solo qualora intervenga una sentenza definitiva di condanna.

Ne consegue, dunque, per i giudici di Piazza Cavour, che il giudice davanti al quale sia impugnato un licenziamento disciplinare intimato per giusta causa a seguito del rinvio a giudizio del lavoratore con l’imputazione di gravi reati potenzialmente incidenti sul rapporto fiduciario – ancorché non commessi nello svolgimento del rapporto – deve accertare l’effettiva sussistenza dei fatti riconducibili alla contestazione, idonei ad evidenziare, per i loro profili soggettivi ed oggettivi, l’adeguato fondamento di una sanzione disciplinare espulsiva.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, per giustificare un licenziamento disciplinare è necessario provare la lesione del vincolo fiduciario, non essendo sufficiente il semplice rinvio a giudizio in sede penale.

Fonte: Ipsoa.it

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