Licenziamento nullo o inefficace: dovute le sanzioni civili in caso di reintegra

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In caso di reintegra del lavoratore illegittimamente licenziato, il datore di lavoro, se il licenziamento è dichiarato nullo od inefficace, è soggetto alle sanzioni civili per omissione contributiva, mentre, in mancanza di giusta causa o giustificato motivo, resta applicabile l’ordinario regime della mora debendi.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra l’INPS ed una società destinataria di una cartella esattoriale.
Una società coop. a r.l. ha proposto opposizione avverso la cartella esattoriale notificata dal concessionario per la riscossione e recante l’ingiunzione di pagamento per oltre 180mila Euro per contributi previdenziali omessi, dovuti dalla cooperativa all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e relativi ad un dipendente, il cui il licenziamento era stato dichiarato illegittimo dal tribunale.

Il tribunale accoglieva parzialmente l’opposizione e dichiarava il diritto dell’Inps al pagamento dei contributi ed accessori (sanzioni civili ed interessi) sulla base delle retribuzioni indicate nel verbale di accertamento, con l’esclusione dei periodi contributivi prescritti o per i quali si era verificata decadenza. Il tribunale riteneva in particolare parzialmente prescritti alcuni contributi; per i restanti, il tribunale specificava che correttamente l’Inps aveva fatto applicazione della legge n.388/2000, perché la cooperativa non aveva provveduto alla denuncia della retribuzione, né il credito contributivo era rilevabile dalle denunce e/o dalle registrazioni obbligatorie.

La Corte d’appello, nel rigettare l’appello principale dell’Inps, ha parzialmente accolto l’appello incidentale della società cooperativa dichiarando non dovute le somme aggiuntive e relativi interessi di cui alla cartella di pagamento oggetto dell’originario impugnazione. Nella motivazione la Corte d’appello si è limitata a prestare adesione al precedente della Cassazione che ha affermato che l’omissionecontributiva del datore di lavoro nel periodo compreso tra il licenziamento dichiarato illegittimo e la reintegrazione non rientra in alcuna delle fattispecie di omissione – né tanto meno di evasione – contributiva; sicché non trovano applicazione le sanzioni previste per l’omissione contributiva.

L’Inps, in proprio e quale procuratore speciale della Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS SCCI s.p.a., ha impugnato per cassazione la pronuncia della Corte d’appello, chiedendone l’annullamento nel capo in cui essa ha dichiarato non dovuta la sanzione civile. A seguito dell’ordinanza interlocutoria 22 novembre 2013, n.26243, della Sezione Lavoro la questione era stata rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione perché fosse composto il contrasto di giurisprudenza in materia.

E la Cassazione, componendo il contrasto giurisprudenziale emerso nella giurisprudenza di legittimità, ha affermato un importantissimo principio, in particolare precisando che in caso di ordine di reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, emesso dal giudice ai sensi dell’art.18 della legge 20 maggio 1970 n.300, nel testo precedente la riforma “Fornero”, nella specie applicabile ratione temporis, il datore di lavoro è tenuto in ogni caso a ricostruire la posizione contributiva del lavoratore, sì che essa non abbia soluzione di continuità, ed, in caso di licenziamento dichiarato inefficace o nullo, è altresì soggetto alle sanzioni civili previste dalla legge (art.116, comma 8, legge 23 dicembre 2000 n.388), per l’ipotesi dell’omissione contributiva.

In caso, invece, di licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo e di conseguente ricostituzione del rapporto con effetti ex tunc, trova applicazione l’ordinaria disciplina della mora debendi in ipotesi di inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, ma non anche il regime delle sanzioni civili di cui sopra. Per il periodo successivo all’ordine di reintegrazione, in cui il rapporto previdenziale è ricostituito de iure, sussiste l’ordinario obbligo di dichiarare all’Istituto previdenziale e di corrispondere periodicamente i contributi previdenziali, oltre che inizialmente anche il montante dei contributi arretrati, riferiti al periodo di estromissione del lavoratore dal posto di lavoro e calcolati secondo il criterio suddetto, sì che riprende vigore l’ordinaria disciplina dell’omissione e dell’evasione contributiva.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, solo nella ipotesi di licenziamento nullo sono dovute le sanzioni civili per omissione contributiva – e non già per evasione contributiva -, mancando l’elemento della volontà del datore di lavoro di non versare i contributi al fine di occultare rapporti di lavoro in essere.

Fonte: Ipsoa.it

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