Licenziamento collettivo: scelta dei lavoratori senza discrezionalità

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La Corte di Cassazione ribadisce l’assoluta rilevanza, ai fini della legittimità del licenziamento collettivo, della puntuale indicazione delle modalità di applicazione dei criteri di scelta. Il datore di lavoro non può limitarsi alla mera indicazione di formule generiche, sebbene con riferimento ai criteri individuati dalla legge, debba operare una valutazione comparativa delle posizioni dei dipendenti potenzialmente interessati al provvedimento, anche quando il criterio prescelto sia unico.

In nessun caso, comunque, l’individuazione dei lavoratori da licenziare può essere rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro. Le notizie riportate nella comunicazione obbligatoria devono consentire ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali di poter adeguatamente svolgere il controllo e la valutazione delle scelte operate dal datore di lavoro.

È illegittimo il licenziamento collettivo intimato senza puntuale indicazione delle modalità applicative dei criteri di scelta.

È quanto stabilito dalla Cassazione, sezione Lavoro, con la sentenza n.25554 depositata lo scorso 13 dicembre 2016.

La Suprema Corte dunque è tornata ad occuparsi della completezza della comunicazione ex articolo 4, comma 9, della legga 223/91, con cui l’impresa, al termine della procedura di licenziamento collettivo, definisce i nominativi dei lavoratori licenziati indicando puntualmente i criteri di scelta applicati.

Il caso di specie: scelta senza indicazione delle modalità di attribuzione dei punteggi
Nel caso di specie, il lavoratore ha impugnato un licenziamento intimato sulla base della dichiarata applicazione dei tre criteri di scelta previsti dalla legge: carichi familiari, anzianità di servizio e esigenze tecnico-produttive, queste ultime riferite a livello contrattuale assegnato e professionalità posseduta.

La determinazione del punteggio ponderale attribuito alla professionalità è stata operata applicando i seguenti cinque sotto-criteri: la competenza rispetto al livello, l’autonomia operativa e decisionale rispetto al livello, le capacità relazionali e di lavoro in team, la capacità di rispetto delle tempistiche assegnate e la padronanza della lingua inglese.

Nella comunicazione di fine procedura, tuttavia, il datore di lavoro non ha indicato le concrete modalità con cui è stato attribuito, a ciascun lavoratore, il complessivo punteggio relativo alla professionalità.

Cassazione: mancanza di trasparenza e ostacolo al controllo sindacale
La fattispecie in esame appare alla Corte gravemente viziata dalla mancanza di trasparenza delle scelte datoriali che ha ostacolato il pieno esercizio della funzione sindacale di controllo e valutazione, ed è tale da comportare l’illegittimità del licenziamento.

La carenza infatti è grave perchè manca la puntuale indicazione delle modalità con cui sono stati concretamente fatti interagire i criteri dettati dalla legge.

Il datore di lavoro – specifica la Corte – non può limitarsi alla mera indicazione di formule generiche, sebbene con riferimento ai criteri individuati dalla legge, deve operare una valutazione comparativa delle posizioni dei dipendenti potenzialmente interessati al provvedimento, anche quando il criterio prescelto sia unico.

Al lavoratore coinvolto in una procedura di licenziamento collettivo, infatti, la legge garantisce una tutela fondamentale: la possibilità di contestare che la scelta sia stata fatta in “puntuale” applicazione del criterio individuato.

La scelta dei lavoratori da licenziare infatti non può essere affidata all’assoluta discrezionalità del datore di lavoro.

La Corte di Cassazione ricorda inoltre che la violazione della procedura di licenziamento collettivo comporta l’applicazione di una indennità risarcitoria omnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, in relazione all’anzianità del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell’attività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti.

Fonte: Ipsoa.it

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