Legge Stabilità 2015, TFR in busta paga: bocciata la tassazione separata

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Bocciato più di un terzo degli emendamenti presentati sulla Legge di Stabilità 2015. Sul TFR in busta paga non è stata accolta la proposta di tassazione separata, perché senza copertura finanziaria. L’esame della Commissione Bilancio alla Camera ha comportato il taglio di circa 1.600 su quasi 4.000 emendamenti presentati.

Oltre mille pagine di emendamenti (circa 4.000!) alla Legge di Stabilità 2015 fanno presagire che non sarà affatto semplice il cammino del Disegno di legge n.2679-bis attualmente all’esame della Camera dei Deputati.

Gli emendamenti al TFR in busta paga
Molte proposte emendative interessano l’articolo 6 del disegno di Legge Stabilità 2015 che prevede l’inserimento in busta paga del trattamento di fine rapporto (TFR).

Non sono poche le forze politiche che propendono per la mera soppressione della previsione di erogare mensilmente al dipendente che ne faccia richiesta, il trattamento di fine rapporto in corso di maturazione. In tal senso la richiesta è trasversale e l’elenco fornito dalla Camera dei deputati comincia con la proposta di “sopprimerlo” ripetuta più volte.

La misura, sperimentale, dovrebbe valere per i periodi di paga decorrenti dal 1° marzo 2015 e fino al 30 giugno 2018, nei confronti dei lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore agricolo, che siano in forza da almeno sei mesi.

Alcuni emendamenti propongono la modifica dei requisiti per l’accesso: viene, per esempio, elevata ad un anno la durata del rapporto di lavoro in essere presso lo stesso datore di lavoro e con questa anzianità di servizio viene consentito anche ai dipendenti contrattualizzati del settore pubblico di chiedere direttamente all’Inps l’anticipazione del trattamento di fine rapporto o di fine servizio a cui avrebbe diritto al momento della richiesta.

In base a questa proposta emendativa anche per i dipendenti del settore privato l’erogazione non sarebbe più una quota integrativa della retribuzione, ma diventerebbe una richiesta di anticipazione ed in quanto tale soggetta a tassazione ex articolo 19 del Tuir.

Il datore di lavoro che abbia alle proprie dipendenze meno di 50 dipendenti e che non intenda erogare l’anticipazione con risorse proprie potrà accedere ad un finanziamento assistito da fondo di garanzia, da rimborsare in rate mensili con un minimo di cinque anni e un massimo di dieci.

Emerge dagli emendamenti, sia da quelli che propongono la sostituzione dell’intero testo dell’articolo 6, sia dalle proposte di modifiche parziali al testo in discussione, la volontà dei proponenti di sottrarre la quota di TFR, anche se erogata mensilmente in busta paga, dalla tassazione ordinaria.

Si legge, quindi, ed è apprezzabile, che la predetta parte integrativa della retribuzione con concorre alla formazione del reddito imponibile ed è assoggettabile a tassazione separata a norma degli articoli 17 e 19 del Tuir.

Ma l’emendamento per il mantenimento della tassazione separata sul Tfr dirottato in busta paga sembrerebbe essere stato bocciato, in sede di esame di ammissibilità, dal presidente della Commissione Bilancio.

L’articolo 6 prevede l’irrevocabilità della scelta effettuata dal lavoratore e, a dire il vero, la previsione appare coerente con le particolari modalità di accesso, da parte del datore di lavoro, al credito assistito dal fondo di garanzia.

Purtuttavia anche questo aspetto è oggetto di alcune emendamenti che propongono, per esempio, che la scelta possa essere revocata con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo alla relativa comunicazione al datore di lavoro.

Appare evidente la provvisorietà della materia che potrebbe ben riservare qualche sorpresa agli addetti ai lavori, magari durante l’esame dell’aula non sembrando, invece, la Commissione intenzionata a recepire gli emendamenti al testo corrente.

Fonte: Ipsoa.it

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