Le modifiche alla disciplina in materia di congedo parentale

0
836

L’art.1, comma 339 della legge 24 dicembre 2012, n.228 (Legge di stabilità 2013) ha recepito il contenuto normativo del D.L. 11 dicembre 2012, n. 216 (c.d. “salva sanzioni”), riguardante l’adeguamento della normativa nazionale in materia di congedo parentale alla direttiva 2010/18/Ue. Il decreto legge era stato emanato per trasferire nel nostro ordinamento positivo alcuni criteri adottati in sede europea, quali:

– la possibilità per il genitore di articolare il congedo parentale secondo modalità diverse dall’assenza a tempo pieno per giorni interi (come ad esempio le assenze a tempo parziale o il frazionamento a ore dei permessi);
– l’obbligo per il genitore di indicare al datore di lavoro i termini iniziale e finale del periodo di congedo richiesto;
– l’obbligo per i lavoratori che usufruiscono dell’istituto e per i loro datori di lavoro di mantenersi in contatto durante il periodo di congedo per concordare eventuali misure che possano agevolare il rientro al lavoro.

I criteri formulati dal comma 339 si innestano sulla disciplina contenuta nell’art. 32, D.Lgs. n 151/2001 (testo unico delle disposizioni in materia di sostegno della maternità e paternità), che attribuisce a ciascun genitore, trascorso il periodo di astensione obbligatoria, il diritto ad astenersi dal lavoro per un periodo complessivo di dieci mesi durante i primi otto anni di vita del bambino.
Il diritto al congedo parentale compete:

– alla madre lavoratrice, trascorso il congedo di maternità e per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
– al padre lavoratore, dalla nascita del figlio (compreso il giorno del parto), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabile a sette mesi nel caso in cui eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi;
– qualora vi sia un solo genitore (nel caso di morte o grave infermità dell’altro genitore, abbandono del figlio, affidamento esclusivo del figlio ad un genitore, ecc.), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.
Nel caso in cui il padre fruisca del congedo parentale per un periodo di almeno tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato da 10 a 11 mesi.

Secondo l’interpretazione finora seguita in via amministrativa (vedi da ultimo il messaggio Inps n.28379/2006), il frazionamento del periodo di congedo era consentito fino alla singola giornata lavorativa, ma non per singole ore.
Si ricorda ancora che il citato art.32 prevede poi l’obbligo, salvo casi di oggettiva impossibilità, per il genitore che intende fruire del congedo parentale di preavvisare il datore di lavoro “secondo le modalità ed i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a 15 giorni” ma non reca alcuna ulteriore indicazione sui contenuti della comunicazione.

Norme modificate
Per effetto dell’entrata in vigore del citato comma 339, il testo dell’art. 32, D.Lgs. n. 151/ 2001 viene integrato con l’inserimento:

a) del nuovo comma 1 bis, che attribuisce alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, i criteri di calcolo della predetta base oraria ed i criteri di conversione in ore della singola giornata lavorativa. Per il personale del comparto sicurezza e difesa e del comparto dei vigili del fuoco e soccorso pubblico la disciplina collettiva deve prevedere, al fine di tener conto delle peculiari esigenze di funzionalità connesse all’espletamento dei servizi istituzionali, specifiche e diverse modalità di fruizione e di differimento del congedo;
b) nel comma 3, relativo ai termini del preavviso da dare al datore di lavoro, la specificazione circa l’obbligo di indicare preventivamente anche l’inizio e la fine del periodo di congedo;c) del nuovo comma 4 bis, che recita “Durante il periodo di congedo, il lavoratore e il datore di lavoro concordano, ove necessario, adeguate misure di ripresa dell’attività lavorativa, tenendo conto di quanto eventualmente previsto dalla contrattazione collettiva”.

Riflessi operativi
La previsione di frazionamento orario del congedo, contenuta nel nuovo comma 1 bis, non trova immediata applicazione in quanto è necessario l’intervento della contrattazione collettiva per stabilire i parametri richiesti dalla legge.
Allo stato i contratti collettivi di categoria ricalcano generalmente, sul punto in esame, il disposto dell’art. 32, senza fare specifico riferimento a criteri di frazionamento orario del congedo. Si riportano a titolo di esempio le clausole sul congedo parentale contenute nella disciplina contrattuale di categoria dei settori dell’industria metalmeccanica e del terziario:
Ccnl 15 ottobre 2009 per l’industria metalmeccanica (Sez. 4, Tit. 6, art. 5): “Ai fini dell’esercizio di tale diritto, il genitore è tenuto a presentare, almeno 15 giorni prima, richiesta scritta al datore di lavoro indicando la durata del periodo di congedo richiesto, di norma, con la precisazione della durata minima dello stesso e allegando il certificato di nascita ovvero la dichiarazione sostitutiva. Nel caso in cui il lavoratore sia oggettivamente impossibilitato a rispettare tali termini, lo stesso è tenuto a preavvertire il datore di lavoro dell’assenza e a presentare la richiesta scritta con la relativa certificazione tempestivamente e comunque entro due giorni dall’inizio dell’assenza dal lavoro”.
Ccnl 18 luglio 2008 per le aziende del terziario aderenti alla Confcommercio (art. 186): “Ai fini dell’esercizio del diritto al congedo parentale, ciascun genitore è tenuto a dare al datore di lavoro un preavviso scritto di almeno 15 giorni, salvo casi di oggettiva impossibilità. Fermo restando quanto previsto al precedente comma, nel caso in cui vengano richieste frazioni di durata inferiore a 15 giorni continuativi nell’ambito dello stesso mese di calendario, la domanda dovrà essere presentata con cadenza mensile unitamente ad un prospetto delle giornate di congedo”.
La modifica apportata dalla legge di stabilità al comma 3 dello stesso art. 32 non comporta interventi a carico delle parti sociali, integrando essa direttamente i contenuti dell’obbligo di comunicazione già contemplato. Da oggi il genitore richiedente un periodo di congedo parentale dovrà quindi indicare contestualmente l’inizio e la fine del periodo che intende utilizzare.
Ad analoga conclusione deve giungersi per l’operatività dell’ultima modifica derivante dall’inserimento del comma 4 bis, considerato che l’intervento della contrattazione collettiva è richiamato dalla norma solo come eventuale.

Fonte: Pietro Zarattini – Il Quotidiano Ipsoa

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here