Le linee di intervento in materia previdenziale ed assistenziale

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Con la pubblicazione della presentazione del proprio Rapporto, il Commissario Cottarelli ha reso pubbliche le proposte di intervento finalizzate al conseguimento di risparmi in ambito previdenziale ed assistenziale, demandando al Governo ed al Parlamento la scelta in ordine alla concreta estensione e “profondità” degli interventi di revisione della spesa.

L’articolo 49-bis del D. L.69/2013, convertito dalla L. 9/8/213, n.98, nel dettare norme per il rafforzamento della spending review, aveva previsto la nomina di un Commissario a cui affidare il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere normativo, finalizzate alla “razionalizzazione e revisione della spesa delle amministrazioni pubbliche …, con particolare riferimento alla revisione dei programmi di spesa e della disciplina dei trasferimenti alle imprese, alla razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, al ridimensionamento delle strutture, alla riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, all’ottimizzazione dell’uso degli immobili e alle altre materie individuate dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012”, ossia “una più efficiente erogazione dei servizi; l’eliminazione degli sprechi; la definizione delle linee di attività ritenute prioritarie nell’attuale congiuntura e la conseguente eliminazione delle altre; la realizzazione di economie di bilancio.”

Come noto, il Commissario è stato nominato e si è messo al lavoro al fine di individuare “in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione”, come indicato dal citato art. 49-bis, le possibili linee di intervento per incidere sulla spesa pubblica nei termini – e limiti – indicati dalla normativa sopra citata.

Ora, il Commissario ha presentato ufficialmente il proprio Rapporto al Governo e in aggiunta – con una meritoria operazione di trasparenza – ha messo a disposizione della collettività una presentazione di sintesi degli interventi ipotizzati ed ipotizzabili, preceduta da alcune indicazioni di metodo e da alcuni caveat (come li definisce il documento stesso) in ordine al senso da dare alle proposte.

Si può, quindi, a questo punto valutare appieno quali siano le opzioni – non vincolanti e, peraltro, non esclusive – che si pongono al Governo al fine di perseguire sia i risparmi di spesa finalizzati alla riduzione del debito pubblico italiano sia – e soprattutto, ad avviso del Governo stesso – il reperimento delle risorse economiche necessarie a sostenere la ripresa economica oltre che, pro quota – come espressamente indicato dal Consiglio dei Ministri del 12 marzo scorso – a finanziare la rimodulazioni delle detrazioni IRPEF sul lavoro dipendente.

La presentazione è assai corposa (72 slides) e densa di interventi generali e di dettaglio. Pertanto, non potendolo esaminare e commentare nel dettaglio, ci concentreremo sugli interventi indicati in materia di pensioni.

Le proposte per il triennio 2014-2016 in materia di assistenza e previdenza

Introduzione metodologica
A livello metodologico, la presentazione inizia con l’affermare che – al fine richiesto – sono necessarie grandi riforme strutturali e non sono sufficienti opere di “ordinaria manutenzione”. Tuttavia, ad avviso del Commissario, i risparmi attesi sarebbero perseguibili senza addivenire ad uno stravolgimento del welfare state e senza tagli all’istruzione pubblica. Con questa premessa, il documento afferma che un’eventuale applicazione di tutte le misure suggerite porterebbe a risparmi lordi massimi di: 7mld di euro (su base annua) per il 2014, 18 mld per il 2015 e 34 per il 2016. Ciò posto, il rapporto afferma espressamente che: 1) quanto realizzare; 2) quali interventi adottare, sono una scelta politica legata alle scelte di bilancio e di politica fiscale (con riferimento ai programmati interventi sull’IRPEF.

Viene, quindi, ipotizzato un cronoprogramma in forza del quale: a) tra marzo ed aprile dovrebbe essere assunta la scelta politica in ordine alle misure da adottare e, conseguentemente, dovrebbe essere avviato l’iter parlamentare riferito agli interventi per i quali si rendono necessarie modifiche alla normativa vigente; b) nel mese di aprile si procederebbe alla pubblicizzazione del piano complessivo, comprensivo con indicazione dei responsabili per ciascuna “branca” di interventi; c) entro settembre, presentazione – da parte di ciascun responsabile di settore – dei piani dettagliati di intervento per l’intero triennio considerato dalla spending review.

Le misure in materia di assistenza
Il primo intervento in materia assistenziale (che peraltro porterebbe, secondo la presentazione, risparmi marginali rispetto all’ordine di grandezza degli altri interventi) attiene ad una revisione dell’indennità di accompagnamento o, meglio, ad una stretta sulla sua erogazione e sui controlli relativi agli abusi. Queste misure, che genererebbero risparmi nulli per il 2014, per 0,1 mld di euro per il 2015 e 0,2 mld per il 2016 a fronte dei 12 miliardi complessivamente erogati, partono da un esame statistico del fenomeno all’esito del quale è emerso che negli anni si è verificato un forte aumento delle indennità erogate: aumento che – per un verso – non appare statisticamente compatibile con gli andamenti demografici della popolazione e con l’incidenza degli stati di malattia sulla popolazione stessa e che – per altro verso – fa riscontrare una suddivisione geografica dei fruitori non comprensibile se non ipotizzando – appunto – abusi ed erogazioni illegittime.

Alla luce di tale circostanza, il documento propone:

a) di collegare l’erogazione a soglie reddituali minime (ipotizzate in 30.000 euro di reddito individuale o 45.000 di reddito familiare) sotto le quali non si darebbe luogo all’erogazione di nuove indennità;

b) di intensificare i controlli contro gli abusi. Evidentemente, il documento segnala che i risparmi potrebbero essere incrementati agendo non solo sulle nuove richieste, ma anche – ex post – sulle indennità già in erogazione.
Le misure in materia di previdenza.

Allo stesso modo, il documento propone – sulla base del medesimo forte aumento di casi di invalidità “geograficamente ingiustificati” – un intervento anche sulle pensioni di invalidità. Si ipotizza, anche in questo caso, un risparmio identico, nell’importo, a quello sulle indennità di accompagnamento ed articolato sul triennio con identica cadenza.
Con riferimento, invece, alla generalità dei trattamenti pensionistici (e ad alcune tipologie residuali e marginali), il piano prevede le seguenti possibilità

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Non viene indicata l’aliquota del contributo, nè è segnalato se siano ipotizzate forme di progressività, ma il rapporto indica che lo stesso sarebbe posto a carico di circa il 15% dei fruitori di pensione. Confrontando tale platea con i dati INPS, ne deriverebbe che esso dovrebbe riguardare i trattamenti che eccedono l’importo di 1.500/2.000 lordi al mese.

Viene, poi, prevista:

1) una riedizione della deindicizzazione delle pensioni, appena “mitigata”, per quest’anno dal precedente Governo;
2) presumibilmente in “ossequio” alle indicazioni europee, l’incremento del requisito assicurativo per le donne;
3) una revisione delle modalità e dei termini di erogazione delle pensioni di reversibilità, mediante il loro collegamento al reddito del percipiente (con riduzione della percentuale di reversibilità al crescere del reddito dell’avente diritto.

Le motivazioni poste dal documento a “sostegno” delle misure, sono di due tipi: a) quelle prettamente economiche, che si fondano sul peso della spesa per pensioni sul bilancio e sul raffronto con altre realtà europee con riguardo al tasso di sostituzione (rapporto tra ultimo reddito e pensione) ed al valore della pensione rispetto al reddito pro capite del Paese; b) quelle macroeconomiche che segnalano la minore propensione al risparmio dei pensionati in relazione al reddito, rispetto ai lavoratori attivi (presumibilmente inferendo, da tale dato, che ridurre le risorse destinate ai pensionati per destinarle ai lavoratori attivi comporterebbe effetti di incremento dei consumi e, quindi, un ausilio alla ripresa economica).

Brevissimi cenni conclusivi
La natura meramente propositiva della presentazione, la sua sinteticità e la circostanza per la quale sarà il Governo a stabilire quali interventi assumere in concreto e come modularli, rendono prematuri giudizi e valutazioni tranchant. Tuttavia, è evidente che se queste sono – come in effetti sono – le linee di tendenza, si possono comunque segnalare alcune “impressioni”, che sono:

1) qualsiasi quantificazione di risparmi correlata alla “caccia” alle prestazioni previdenziali ed assistenziali illecitamente conseguite è, per sua natura, incerta. Pertanto, anche in considerazione degli scarsi risparmi ipotizzati, sarebbe il caso di considerare tale misura come un “bonus” eventualmente conseguibile e non come fonte di risparmi destinabili al finanziamento di qualsivoglia diversa misura.

2) l’intervento sulle pensioni di guerra sembra una boutade poco divertente, dato che genererebbe risparmi risibili a carico di soggetti meritevoli di ben altra considerazione.

3) l’unica misura che darebbe sin da subito rilevanti risparmi sarebbe l’introduzione di un (ulteriore) contributo straordinario sulle pensioni. Tuttavia, per un verso il Premier ha già affermato di non voler comunque gravare le pensioni di importo inferiore ai 2.500 euro lordi (con conseguente riduzione del risparmio, a meno di non voler alzare l’aliquota del contributo).
Per altro verso, non va dimenticato che la Corte Costituzionale ha già dichiarato l’illegittimità del contributo di solidarietà imposto nel 2011 e che – per lo stesso motivo – può dirsi sub iudice l’analogo contributo sulle pensioni d’oro reintrodotto da quest’anno.

4) quanto all’allineamento del requisito contributivo delle donne a quello degli uomini, se la disposizione in sè ha una sua razionalità, non può dimenticarsi che – normalmente – la carriera lavorativa delle donne è più frammentata e, quindi, il conseguimento del diritto a pensione potrebbe allontanarsi più di quanto si pensa.
Ciò detto, rinviamo – comunque – ogni valutazione a successivi approfondimenti di merito, anche in attesa di poter valutare le scelte che in concreto (tra poche settimane?) verranno assunte dal Governo e come le stesse si tradurranno in provvedimenti concreti.

Fonte: Ipsoa.it

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