Lavoro straordinario nella PA

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Con la sentenza del 7 settembre 2007, n.4702, la sezione quinta del Consiglio di Stato, si è pronunciata sulla retribuibilità del lavoro straordinario nella PA, stabilendo che può essere pagato solo se è stato autorizzato ovvero se l’amministrazione ha valutato le concrete esigenze dei propri uffici per evitare il sistematico ed indiscriminato ricorso alle prestazioni straordinarie.

Fatto e diritto
Un impiegato comunale si era rivolto al Tar perchè accertasse il diritto al compenso per 904 ore di lavoro straordinario svolto nell’arco di 7 anni.
Il Tar aveva però ritenuto che il servizio non potesse essere retribuito, poiché era stato svolto senza la preventiva autorizzazione dell’ufficio cui l’impiegato comunale apparteneva.
Allora l’impiegato comunale si era rivolto al Consiglio di Stato per far modificare la sentenza

Le ragioni del Comune
Il comune ha ritenuto di non dover retribuire il lavoro straordinario svolto dall’appellante poichè mancava la preventiva autorizzazione allo svolgimento.
L’autorizzazione, infatti, comporta che in concreto vengano accertate le ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l’orario normale di lavoro ed è lo strumento più adeguato per evitare, per un verso, che attraverso incontrollate erogazioni di somme per prestazioni di lavoro straordinario si possano superare i limiti di spesa fissati dalle previsioni di bilancio e per l’altro che i dipendenti pubblici non siano assoggettati a prestazioni lavorative che, eccedendo quelle ordinarie, possano creare a quest’ultimo danno alla sua salute e alla sua dignità di persona.

Le ragioni dell’impiegato comunale
L’impiegato appellante ha fatto rilevare che l’avvenuto svolgimento del servizio non era stato messo in dubbio dall’Amministrazione, affermando che la sentenza di primo grado non avrebbe riconosciuto la fondatezza del richiamo ai principi di cui all’art.36 Costituzione (in materia di retribuzione), e all’art.2041 c.c.(in materia di indebito arricchimento), arrestandosi ad una interpretazione eccessivamente rigida dell’obbligo della autorizzazione preventiva stabilito dal D.P.R. n.268 del 1987, art.16 (in materia di turnazioni).
Ha invocato, inoltre, alcune pronunce giurisprudenziali che hanno riconosciuto il diritto alla retribuzione dello straordinario, indipendentemente dall’autorizzazione medesima o in virtù di autorizzazione implicita o in sanatoria.

Le ragioni e la decisione del Consiglio di Stato
Secondo il Consiglio di Stato nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, la circostanza che il dipendente abbia effettuato prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo non è da sola sufficiente a radicare il suo diritto alla relativa retribuzione e l’obbligo dell’amministrazione di corrisponderla, poichè è necessario il provvedimento autorizzativo.
Peraltro, secondo il Consiglio di Stato, il Tar, respingendo il ricorso, si è uniformato all’indirizzo largamente consolidato della giurisprudenza del Consiglio di Stato stesso. (Sez. IV, 26 gennaio 2007 n.294; Sez. V, 1 marzo 2006 n.996; 23 marzo 2004, n.1532), che merita di essere confermato.

Pertanto, secondo il Consiglio di Stato, la retribuibilità del lavoro straordinario, in via di principio, è condizionata all’esistenza di una formale autorizzazione che ha una pluralità di funzioni, tutte riferibili alla concreta attuazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento cui, ai sensi dell’articolo 97 della Costituzione, su cui deve essere improntata l’azione della P.A.
Secondo il Consiglio di Stato l’autorizzazione è lo strumento per una opportuna ed adeguata valutazione delle concrete esigenze dei propri uffici quanto al loro concreto funzionamento, alla loro effettiva capacità di perseguire i compiti ed espletare le funzioni attribuite dalla legge, nonché alla organizzazione delle risorse umane ed alla loro adeguatezza, e ha il compito di evitare che il sistematico ed indiscriminato ricorso alle prestazioni straordinarie costituisca elemento di programmazione dell’ordinario lavoro di ufficio.

Inoltre la preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie costituisce, un’assunzione di responsabilità gestionale e contabile per il dirigente che può decidere se farla retribuire o se creare un “credito” per il dipendente in termini di riposo compensativo.

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