Lavoro notturno: obblighi e sanzioni per il datore di lavoro

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La legge e, ancor più, i contratti collettivi di settore, hanno introdotto nel tempo una serie di specifiche previsioni a tutela del lavoratore notturno, oltre che una maggiorazione a valere sulle spettanze retributive.

Per periodo notturno si intende l’intervallo di sette ore consecutive che ricomprendono l’arco temporale intercorrente tra le ore 24 e le 5 del mattino.

Lavoratore notturno è per definizione colui che svolge la propria attività durante il periodo notturno:

· per almeno tre ore al giorno in modo abituale e continuativo (lavoratore notturno orizzontale)
· per almeno tre ore per almeno 80 giorni lavorativi nell’arco di un anno (lavoratore notturno verticale).

Tale limite minimo va riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale. La disciplina collettiva può, in considerazione delle specifiche mansioni svolte dal lavoratore e delle peculiarità di ciascun settore di attività, estendere l’arco temporale di riferimento e/o i parametri per l’individuazione dei lavoratori interessati.

Discipline particolari, in deroga alla normativa generale, sono previste per particolari categorie di lavoratori, tra cui i dirigenti, il personale viaggiante dei settori relativi al trasporto stradale, ferroviario, aereo, marittimo e gli altri lavoratori che, in buona sostanza, dispongono del potere di determinazione autonoma del proprio tempo di lavoro.

Tabella 1.1 Tabella di definizione del lavoro notturno per particolari categorie

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L’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nell’arco delle 24 ore calcolate a partire dall’inizio della prestazione: la media va calcolata tra ore lavorate e non lavorate pari ad un terzo e, in mancanza di diversa previsione da CCNL, può essere parametrata sulla base dell’intera settimana lavorativa. Nel caso di orario di lavoro articolato su orari plurisettimanali (a turni), il limite di 8 ore viene calcolato su un periodo di riferimento più ampio definito dalla contrattazione collettiva o aziendale.Con apposito decreto ministeriale viene definito l’elenco delle lavorazioni che comportano rischi o tensioni fisiche o mentali particolari e rilevanti: in questi casi il limite è sempre riferito alle 8 ore nelle 24.

In caso di soggetti minorenni, il lavoro notturno è sempre assolutamente vietato; specifiche deroghe sono tuttavia ammesse per:• Attività di carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario, purchè non si protragga oltre le ore 24;• Minore con più di 16 anni per casi di forza maggiore ed esclusivamente per il tempo strettamente necessario;• Casistica ulteriore esplicitamente prevista dai CCNL.

Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici, deve essere retribuito con una maggiorazione rispetto al lavoro diurno, mediamente intorno al 20-30%.

Divieti e limitazioni
Tutti i lavoratori hanno, in generale, l’obbligo di prestare il lavoro notturno, se richiesto, a meno che non ne sia accertata l’inidoneità attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche.

L’orario di lavoro giornaliero svolto da questi lavoratori non può eccedere le otto ore di media nell’arco delle 24 ore che decorrono dall’inizio della effettiva prestazione. Il limite orario può anche essere calcolato come media su base settimanale.

E’ però vietato adibire al lavoro notturno (ex art.11 del Decreto Legislativo 66 del 2003):

· Le donne, dalle ore 24 alle ore 6, nel periodo che intercorre tra l’accertamento dello stato di gravidanza e il compimento di un anno di età del bambino;
· I minori, per un periodo di almeno 12 ore consecutive comprendente l’intervallo tra le ore 22 e le 6 o tra le ore 23 e le 7;

Inoltre non possono essere obbligati a svolgere attività lavorativa nel periodo notturno: le lavoratrici madri, o, in alternativa, i padri di bambini di età inferiore a tre anni; i genitori unici affidatari di minori di anni 12 (in caso di affidamento condiviso tra i due genitori entrambi i genitori possono beneficiare dall’esenzione dal lavoro notturno nei periodi di convivenza con il figlio); i lavoratori che hanno a carico disabili ex L.104/92. Il lavoratore che ne ha facoltà deve esprimere il proprio dissenso in forma scritta almeno 24 ore prima dell’inizio della prestazione richiesta.

I contratti collettivi possono stabilire ulteriori requisiti dei lavoratori che restano esclusi dall’obbligo di effettuare lavoro notturno, in aggiunta alle prescrizioni di legge.

Tutela del lavoratore e sorveglianza sanitaria
Al datore di lavoro che intenda avvalersi per la prima volta di prestazioni di lavoro notturno è imposto l’obbligo di consultare le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, le organizzazioni territoriali dei lavoratori maggiormente rappresentative. La consultazione va effettuata e conclusa entro sette giorni. L’inottemperanza all’obbligo di consultazione preventiva rappresenta una fattispecie riconducibile all’area della condotta antisindacale.

I lavoratori notturni devono essere sottoposti, a cura e a spese del datore di lavoro, ad una serie di controlli preventivi e periodici biennali, finalizzati alla valutazione di eventuali controindicazioni per il lavoratore allo svolgimento del lavoro notturno. La violazione degli obblighi di controllo preventivo e periodico è punita con la sanzione dell’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da € 1.549,00 a € 4.131,00. I lavoratori, come disposto dalla normativa in materia di sorveglianza sanitaria, devono essere dotati di servizi o mezzi di prevenzione e protezione adeguati ed equivalenti a quelli previsti per il turno diurno, oltre che di eventuali dispositivi specifici per le lavorazioni notturne che comportino rischi particolari.

Qualora dovesse essere accertata una inidoneità specifica alla prestazione di lavoro notturno, il lavoratore ha il diritto di essere trasferito al lavoro diurno. Qualora quest’ipotesi risultasse non realizzabile, il datore di lavoro ha comunque facoltà di risolvere il rapporto di lavoro per giustificato motivo oggettivo.

Il compenso erogato a titolo di maggiorazione per il lavoro notturno costituisce base di calcolo del trattamento di fine rapporto soltanto se la prestazione svolta rientra nella normale programmazione a turni dell’attività aziendale.

Lavoro notturno: usurante?
Lo svolgimento ostante di lavoro notturno, sia interamente che a turni parzialmente notturni, comporta una maggiore usura delle energie psico-fisiche del lavoratore: in considerazione di ciò, il legislatore è intervenuto introducendo un accesso alla pensione agevolato per questa categoria di lavoratori.

In particolare il D. Lgs. n.67 del 21 aprile 2011 aveva disciplinato l’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, introducendo nel sistema previdenziale un beneficio pensionistico che riduceva di tre anni i requisiti necessari per la pensione di anzianità. La successiva Manovra Monti, varata nel 2012, ha però realizzato una parziale inversione di marcia, stabilendo che, per questi lavoratori, resta in vigore il vecchio sistema pensionistico “a quote” ma vengono cancellati i neonati benefici di riduzione dell’età anagrafica.

Fonte: Ipsoa.it

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