Lavoro intermittente: sì al ricorso anche in assenza dei requisiti anagrafici

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I requisiti anagrafici non sono l’unica condizione legittimante il ricorso al lavoro intermittente, dovendosi considerare anche la sussistenza delle condizioni di carattere oggettivo indicate dalla legge. Il Ministero del lavoro rileva la carenza motivazionale di alcune decisioni dei Comitati regionali.

Il Ministero del lavoro risponde in merito ad alcune segnalazioni pervenute su decisioni dei Comitati regionali circa la possibilità di ricorrere a prestazioni di lavoro intermittente carenti sotto il profilo motivazionale.

Tali decisioni, fa presente il Ministero, sembrerebbero considerare i requisiti di carattere anagrafico quale unica condizione legittimante il ricorso al lavoro intermittente, trascurando invece di indicare se nella fattispecie concreta sussistano o meno le condizioni di carattere oggettivo (previsioni contrattuali collettive o attività rientranti in quelle elencate nella tabella allegata al R.D. n.2657/1923).

Il Ministero del lavoro ricorda che ai sensi degli artt.33 e ss D.Lgs. n.276/2003 anche in mancanza dei requisiti anagrafici in capo al lavoratore è possibile ricorrere a tale strumento “per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno”.

Se la contrattazione collettiva nazionale non interviene a disciplinare il lavoro intermittente, a prescindere dal requisito anagrafico, è comunque possibile il ricorso al lavoro intermittente sulla base di quanto contenuto nel D.M. 23 ottobre 2004 che rinvia alla tabella allegata al R.D. n.2657/1923.

Fonte: Ipsoa.it

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