Lavoro interinale oltre la percentuale ccnl senza cambio del rapporto

0
226

Se il lavoro interinale eccede la percentuale fissata dal ccnl non c’è trasformazione in rapporto di lavoro subordinato tra lavoratore ed utilizzatore. Nel caso in cui l’utilizzatore stipuli col fornitore contratti di fornitura di lavoro temporaneo in misura eccedente la percentuale fissata dai contratti collettivi, non si instaura un ordinario rapporto di lavoro subordinato tra lavoratore e utilizzatore, attesa l’assenza di ogni sanzione per la suddetta irregolarità, che riguarda la sola posizione dell’utilizzatore e non può inficiare il rapporto tra lavoratore e fornitore.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra una S.p.A. ed un lavoratore interinale.
In sintesi, i fatti.

D.D. conveniva in giudizio A.S.T. S.p.A., alle cui dipendenze aveva lavorato come autista dal 2001 al 2004 in forza di contratti di fornitura di lavoro a tempo determinato, stipulati dalla predetta con varie agenzie di lavoro interinale, tra le quali, da ultima, A. S.p.A.

Deduceva l’illegittimità dei contratti, in primo luogo per il superamento dei limiti percentuali di lavoratori interinali rispetto a quelli dipendenti dall’utilizzatore, così come fissati dalla contrattazione collettiva.

Chiedeva, pertanto, accertarsi l’illegittimità del ricorso alla fornitura lavoro a tempo determinato da parte di A.S.T., la nullità dei termini finali apposti ai contratti di fornitura, la conseguente conversione dei rapporti a termine intermediati in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato direttamente alle dipendenze dell’A.S.T.

Il Tribunale adito riteneva illegittimo il contratto di lavoro interinale stipulato il 3/10/2003 per il periodo 4/10/2003-20/12/2003, per violazione della clausola di contingentamento di cui all’art.7 lett. d) c.c.n.l. autoferrotranvieri del 27/11/2000, in base alla quale i lavoratori interinali non potevano superare l’8% della forza già in organico presso l’impresa utilizzatrice.

A seguito di appello interposto da AST la Corte d’Appello riformava la sentenza di primo grado. Osservava che il contratto in questione doveva ritenersi disciplinato dalla L.196/1997 e non dal d.lgs 276/2003, entrato in vigore il 24/10/2003, dopo che il contratto individuale di lavoro era stato stipulato (3/10/2003).

Rilevava che l’art.10 L.196/1997 non censurava l’ipotesi del mancato rispetto dei limiti percentuali di contingentamento.

Deduceva, inoltre, che sulla base dell’art.86 c.3 d.lgs. 276/2003, doveva escludersi l’esistenza di limiti percentuali previsti per l’utilizzo di lavoratori interinali nel periodo intercorrente tra l’entrata in vigore del d.lgs. 276/2003 ed il rinnovo del c.c.n.l. autoferrotranvieri avvenuto il 14/12/2004, talché il c.c.l.n. aveva mantenuto efficacia solo nella parte relativa alla individuazione delle esigenze temporanee legittimanti il ricorso al contratto a tempo determinato.
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il D.D. rilevando che il legislatore aveva posto fine al radicale e assoluto divieto di intermediazione di cui alla L.1369/1960, fissando i limiti della professionalità degli intermediari e della tassatività delle ipotesi.

Ha ammesso, pertanto, accanto alle ipotesi legali di uso del contratto di fornitura, le ipotesi individuate nei contratti collettivi, ponendo due condizioni: che si tratti di contratti collettivi di livello nazionale stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative; che i contratti individuino i limiti quantitativi alla possibilità di utilizzo dei lavoratori interinali.

Poiché nel caso di specie era stato acclarato in giudizio il superamento dei limiti percentuali previsti dall’art.7 lett. d) del ccnI autoferrotranvieri 27/11/2000, doveva reputarsi vi fosse stata fornitura di lavoro temporaneo al di fuori dei casi consentiti dal ccnl, talché il rapporto doveva intendersi costituito direttamente alle dipendenze dell’imprenditore utilizzatore e a tempo indeterminato.

Osservava che i due limiti percentuali previsti dall’art.7 lett. d e dall’art.7 lett. f c.c.n.l. citato non si escludono ma si applicano in modo concorrente, nel senso che i lavoratori interinali devono rimanere in ogni trimestre nella media dell’8 % dei lavoratori a tempo indeterminato in forza all’azienda, e sommati ai lavoratori a termine contestualmente assunti direttamente dall’azienda non devono superare il limite del 20%.

La Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, affermando un importante principio di diritto in precedenza già presente nella giurisprudenza della Corte, ma che, per la sua importanza, merita qui di essere ribadito.

Ed invero, osservano i Supremi Giudici, in tema di lavoro “interinale”, nel caso in cui l’utilizzatore, in violazione dell’art.1, comma 8, della legge n.196 del 1997, (applicabile “ratione temporis”), stipuli col fornitore contratti di fornitura di lavoro temporaneo in misura eccedente la percentuale fissata dai contratti collettivi, non si instaura un ordinario rapporto di lavoro subordinato tra lavoratore e utilizzatore, attesa l’assenza di ogni sanzione per la suddetta irregolarità, che riguarda la sola posizione dell’utilizzatore e non può inficiare il rapporto tra lavoratore e fornitore.

La Corte, quindi, ha precisato che quando la irregolarità denunciata, come nella specie, non attiene ne’ inficia il contratto tra impresa fornitrice e impresa utilizzatrice, questo spiega i suoi effetti “naturali”, così integrando lo schema legale che prevede obblighi di retribuzione e contribuzione a carico della fornitrice, ed impedisce di ricadere nel paradigma del rapporto di lavoro subordinato ordinario con la utilizzatrice.
Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’esegesi offerta dalla Cassazione, nel caso in cui l’utilizzatore stipuli col fornitore contratti di fornitura di lavoro temporaneo in misura eccedente la percentuale fissata dai contratti collettivi, non si instaura un ordinario rapporto di lavoro subordinato tra lavoratore e utilizzatore, attesa l’assenza di ogni sanzione per la suddetta irregolarità, che riguarda la sola posizione dell’utilizzatore e non può inficiare il rapporto tra lavoratore e fornitore.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here