Lavoro, c’è il piano Fornero: contratti unici e salari più alti

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Contratto unico e stipendi più alti per i lavoratori a termine. E’ il piano per la riforma del Lavoro che il ministro del Welfare Elsa Fornero, il premier Mario Monti e il ministro dello Sviluppo Corrado Passera avrebbero messo a punto e che il governo presenterà lunedì 23 all’incontro con le parti sociali.

La bozza, modellata sulla riforma suggerita due anni fa dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, secondo fonti vicine a Palazzo Chigi avrebbe già ottenuto l’ok di massima dei sindacati. Come riferisce Repubblica, l’obiettivo è quello di creare “una maggiore mobilità” ma con “più protezioni” per i lavoratori. E che il governo vada in direzione dei sindacati lo confermerebbe la decisione di non modificare l’articolo 18, che la Cgil considera da sempre “un tabù”.

Contratto unico – Gli attuali 48 contratti di settore verrebbero sostituiti da un contratto unico, il Cui, che avrà due fasi: una di ingresso, fino a tre anni, e una seconda di stabilità, con tutte le tutele degli odierni contratti a tempo indeterminato. Nella prima fase, il licenziamento sarà possibile senza obbligo di reintegro ma con un risarcimento, una sorta di penale pari a cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato.

Tempo determinato – Il disegno del ministro Fornero prevede l’introduzione di un limite minimo di stipendio per i contratti a tempo determinato. Con il provvedimento allo studio sarà infatti impossibile assumere a tempo determinato con un salario inferiore ai 25mila euro lordi annui (o proporzionalmente inferiore se la prestazione dura meno di 12 mesi), esclusi i lavori stagionali. Un tetto anche per i contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo: se avranno una paga annua lorda inferiore ai 30mila euro, saranno trasformati automaticamente in Cui.

Ammortizzatori – Si va verso il reddito minimo di disoccupazione, anche se sarà difficile trovare la copertura necessaria. In questo scenario, la cassa integrazione ordinaria interverrebbe solo per far fronte alle crisi cicliche e temporanee dei settori.

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