Lavoro all’estero: quando spetta l’assegno per il nucleo familiare

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Quando sorge il diritto alle prestazioni familiari per coloro che svolgono attività di lavoro subordinato all’estero? Come deve orientarsi il datore di lavoro tra regolamenti comunitari, convenzioni e accordi bilaterali tra Paesi?

Il lavoratore subordinato soggetto alla legislazione di un paese UE ha diritto, anche qualora i familiari risiedano nel territorio di un altro Stato membro, alle prestazioni familiari previste dalla legislazione del primo Stato, come se il nucleo familiare risiedesse nel territorio di questo.

In particolare, i familiari del cittadino straniero, che lavora o gode di pensione in Italia:

· se residenti in Italia, sono considerati componenti del nucleo;
· se residenti all’estero, sono compresi nel nucleo solo se chi richiede l’assegno è cittadino di uno Stato dell’Unione Europea, o di uno Stato in cui esistano condizioni di reciprocità, oppure qualora siano in vigore convenzioni territoriali con l’Italia in materia di sicurezza sociale, che prevedano anche le prestazioni di famiglia. In caso di residenza all’estero, prima di presentare la domanda di assegno per il nucleo familiare in Italia è comunque necessario ottenere l’apposita autorizzazione dall’Inps. L’accertamento degli Stati nei quali vige il principio di reciprocità è effettuato dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il Ministro degli affari esteri.

Componenti il nucleo familiari a fini dell’assegno per il nucleo familiare

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Nel caso di cittadini stranieri:

– se i familiari risiedono in Italia, le condizioni di spettanza sono le stesse medesime applicabili ai cittadini italiani
– diversamente, se risiedono all’estero, è necessario verificare di che Paese si tratta: infatti sono considerati componenti del nucleo familiare ai fini della corresponsione dell’assegno al nucleo familiare soltanto se il lavoratore/pensionato è cittadino di un Paese che soddisfi una delle seguenti condizioni:a) appartenenza all’Unione Europeab) stipula di una convenzione di sicurezza sociale con l’ltalia che comprenda i trattamenti di famigliac) sussistenza di una condizione di reciprocità con l’Italia. I Regolamenti Europei di Sicurezza sociale sono applicati, oltre che dai Paesi membri, anche dai paesi SEE: Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein.

Paesi che hanno stipulato con l’Italia Accordi e Convenzioni in materia di prestazioni familiari

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Se invece il Paese di residenza dei familiari non rientra in nessuna delle fattispecie elencate, gli stessi non possono essere considerati componenti del nucleo familiare ai fini Anf.Fanno eccezione ovviamente i cittadini stranieri ai quali sia stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, in quanto equiparati ai cittadini italiani in materia di assistenza pubblica, assicurazione sociale e normativa sul lavoro.

Lavoratori italiani all’estero
L’individuazione del paese responsabile delle prestazioni previdenziali a favore di chi lavora all’estero va effettuata sulla base dello status del lavoratore e del luogo di residenza di quest’ultimo. In generale:

· in caso di trasferimento in un altro paese dell’UE, il lavoratore ha diritto alla copertura del sistema previdenziale locale ed è quindi soggetto al regime di prestazioni familiari previsto in quel paese;
· in caso di distacco all’estero per un breve periodo (inferiore a due anni) il lavoratore rimane “ in carico” al regime previdenziale del suo paese di origine, e dunque
· va valutato anche il paese di residenza dei familiari a carico, se diverso da quello in cui si svolge la prestazione lavorativa.

Nel caso di un lavoratore che percepisca due tipologie di reddito da due Stati distinti ovvero di due coniugi che si trovino a prestare attività lavorativa in due paesi diversi, il diritto alla prestazione va valutato sulla base delle cosiddette “regole di priorità”, partendo comunque dal presupposto che, in caso di discipline diverse, il lavoratore ha sempre diritto a ricevere il massimo delle prestazioni previste dai due paesi.

Il paese “secondario” sarà tenuto dunque al pagamento di un’integrazione equivalente alla differenza tra le due prestazioni.

Regole di priorità – Esempi
1. Genitore unico che ha diritto alle prestazioni familiari in più di un paese: il diritto agli assegni familiari vale nel paese in cui il lavoratore è attivo professionalmente, anche se i figli risiedono in un altro paese.
2. Genitori professionalmente attivi in due paesi differenti: il genitore che lavora nel paese di residenza del figlio ha diritto agli assegni familiari. In caso di disparità degli importi degli assegni familiari, sarà possibile il versamento della differenza.
3. Genitore che vive in un paese e lavora in un altro: il paese nel quale viene svolta l’attività lavorativa è tenuto ad erogare le prestazioni familiari .
4. Genitore che percepisce una pensione da due paesi diversi: spetta in primo luogo al paese in cui vivono i figli provvedere al versamento delle prestazioni familiari.

Se questi vivono in un paese dal quale non si percepisce alcuna pensione, verrà data priorità al paese nel quale il soggetto è stato assicurato per il periodo più lungo.
In ogni caso va tenuto presente che l’importo totale delle prestazioni familiari deve essere uguale alla soglia massima disponibile.

La domanda relativa alle prestazioni familiari può essere presentata in qualsiasi paese nel quale si ha diritto a riceverle e secondo le scadenze previste.

Fonte: Ipsoa.it

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