Lavoratori prossimi a pensione: accordo non validato, nuova richiesta all’INPS

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Nei casi esodo di lavoratori prossimi a pensione, se l’INPS non valida gli accordi presentati dal datore di lavoro, questi deve ripresentare sul cassetto previdenziale aziende la richiesta di accesso all’esodo (modello SC77) allegando la comunicazione di volere comunque procedere all’esodo per i lavoratori in possesso dei requisiti, sottoscritta anche dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti l’accordo. L’INPS spiega le modalità di gestione delle pratiche in questione, specificando quando l’accordo può essere validato.

Con riferimento ai casi di esodo per i lavoratori prossimi a pensione l’INPS detta istruzioni in merito alle modalità di gestione delle ipotesi in cui i datori di lavoro esodanti presentino all’Istituto accordi di cui alla legge n.223/1991.
L’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n.92/2012, si applica nei casi di esubero di personale per i lavoratori che raggiungano i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei quattro anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro, a seguito della stipula di accordi tra i datori di lavoro che impieghino mediamente più di 15 dipendenti e le organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello aziendale.

Ai lavoratori interessati l’Inps eroga una prestazione di esodo a totale carico del datore di lavoro esodante di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe al momento della risoluzione del rapporto di lavoro in base alle regole vigenti, con l’accredito della relativa contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento.
L’accordo diviene efficace a seguito di validazione da parte dell’Inps, che effettua l’istruttoria in ordine alla presenza dei requisiti in capo al datore di lavoro e ai lavoratori interessati.

La prestazione di esodo disciplinata dalla legge 92/2012 può essere oggetto anche di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge n.223 del 23 luglio 1991, che non necessitano di ulteriori adesioni da parte dei dipendenti interessati.

L’accordo può essere validato dall’Inps esclusivamente:

· se tutti i lavoratori indicati come destinatari della prestazione ex art. 4 siano in possesso dei requisiti prescritti e cioè raggiungano i requisiti per il trattamento pensionistico entro 48 mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro
· se prevede il medesimo resti valido in presenza di un numero minimo di lavoratori per i quali sia stata riscontrata la presenza dei requisiti, o indipendentemente da tale numero minimo.

L’accordo non può essere validato dall’Inps se uno o più lavoratori di cui all’accordo non risultino in possesso dei requisiti prescritti e l’accordo non contenga la previsione ex ante di permanenza di validità dell’accordo medesimo.

Se la Sede competente per la certificazione e quantificazione del diritto verifica la mancanza dei requisiti in capo anche ad un solo lavoratore, la Sede della matricola principale non può validare l’accordo, e deve comunicare via PEC al datore di lavoro tale impossibilità di validazione allegando comunque il prospetto relativo ai lavoratori certificati.

Il datore di lavoro deve ripresentare sul cassetto previdenziale aziende – avvalendosi della funzionalità “contatti”, oggetto “Esodi lavoratori prossimi a pensione (art.4, comma da 1 a 7-ter, legge n.92/2012)” – la richiesta di accesso all’esodo (modello SC77) allegando la comunicazione di volere comunque procedere all’esodo ex art. 4 per i lavoratori in possesso dei requisiti, sottoscritta anche dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti l’accordo in argomento.

La Sede della matricola principale deve di conseguenza inviare al datore di lavoro, sempre tramite PEC, il documento di validazione dell’accordo per i lavoratori in possesso dei requisiti allegando nuovamente il prospetto di quantificazione dell’onere, ai fini del rilascio della garanzia fideiussoria.

Fonte: Ipsoa.it

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