Lavoratori intermittenti: sì ai controlli preventivi se lavoratori notturni

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Il lavoratore intermittente è considerato lavoratore notturno se svolge lavoro notturno per almeno tre ore per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno. I controlli preventivi dovranno essere effettuati prima della effettuazione della ottantesima giornata di prestazione notturna.

Il Ministero del Lavoro risponde ad un quesito posto da una Direzione territoriale del Lavoro che chiede chiarimenti in ordine agli obblighi di cui all’art.14, comma 1, D.Lgs. n.66/2003, relativamente ai lavoratori assunti con contratto di lavoro intermittente ed impiegati durante il periodo notturno, ossia durante il “periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino”.

Il Ministero fa presente che i lavoratori notturni devono essere sottoposti almeno ogni due anni a controlli preventivi e periodici, “volti a verificare l’assenza di controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti i lavoratori stessi”. L’obbligo sussiste anche nei confronti dei lavoratori intermittenti, nella misura in cui gli stessi possano considerarsi lavoratori notturni.

Per lavoratore notturno si intende:

“qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale” (punto 1).

Oppure

“qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga per almeno tre ore lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale” (punto 2).

Per ricondurre la prestazione del lavoratore intermittente nell’alveo del lavoro notturno è necessario riferirsi ai criteri di cui al punto 2.

Il Ministero sottolinea che, se il Legislatore ha richiesto, in relazione ad un lavoratore a tempo pieno, un impegno notturno non inferiore agli 80 giorni lavorativi all’anno per l’applicazione dei relativi obblighi di controllo “volti a verificare l’assenza di controindicazioni al lavoro notturno”, si ritiene che analogo limite minimo possa costituire una valida garanzia anche per i lavoratori intermittenti, rispetto ai quali non è peraltro quantificabile preventivamente il complessivo impegno lavorativo.

Ne consegue che gli obblighi di cui all’art.14. D.Lgs. n.66/2003 nei confronti dei lavoratori intermittenti debbano essere assolti nelle ipotesi in cui i lavoratori interessati siano impiegati per un minimo di 80 giorni l’anno e pertanto anche i controlli preventivi dovranno essere effettuati prima della effettuazione della ottantesima giornata di prestazione notturna.

Fonte: Ipsoa.it

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