L’adeguamento della retribuzione in base all’art.36

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L’adeguamento della retribuzione in base all’art.36 della Costituzione deve essere chiesto dal lavoratore con l’indicazione dei necessari elementi di valutazione – Perché il giudice possa provvedere (Cassazione Sezione Lavoro n.23064 del 5 novembre 2007, Pres. Senese, Rel. Stile).

Vincenzo C. dipendente della s.r.l. L’Editrice Romana come addetto all’ufficio di Sulmona del quotidiano Il Tempo ha chiesto al Pretore di Roma di accertare il suo diritto, per le mansioni svolte, al trattamento economico di capo servizio, o quanto meno a quello di redattore in base al contratto nazionale di lavoro giornalistico. Sia il Pretore che, in grado di appello, il Tribunale di Roma, hanno rigettato la domanda perché hanno escluso che dall’istruttoria fosse emerso lo svolgimento delle mansioni proprie delle qualifiche indicate. Egli ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione del Tribunale di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge; tra l’altro egli ha sostenuto che il Tribunale, pur escludendo la sussistenza dei requisiti previsti dal contratto collettivo, avrebbe dovuto ravvisare l’inadeguatezza della retribuzione da lui percepita e riconoscergli una differenza in base all’articolo 36 Cost. Rep. secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n.23064 del 5 novembre 2007, Pres. Senese, Rel. Stile) ha rigettato il ricorso in quanto ha ritenuto che il Tribunale di Roma abbia correttamente motivato la sua decisione. Per quanto concerne il mancato adeguamento della retribuzione – ha osservato la Corte – in base all’art. 36 Cost. Rep. il potere del giudice di determinare la retribuzione spettante al lavoratore subordinato in misura proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto può essere esercitato solo a seguito di domanda in tal senso. Tale istanza non richiede certamente un formale richiamo della norma costituzionale, ma esige comunque l’allegazione degli estremi che consentono la valutazione della prestazione. Nel caso in esame invece – ha osservato la Corte – il ricorrente, nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, si è limitato al chiedere l’accertamento del proprio diritto al trattamento economico di redattore (e di capo servizio) e non ha mai lamentato la inadeguatezza di fatto della retribuzione percepita rispetto all’attività svolta.

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