La previsione, ai fini dell’assunzione

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La previsione, ai fini dell’assunzione di un requisito di statura uguale per uomini e donne è illegittima. Per contrasto con l’art.3 della Costituzione (Cassazione Sezione Lavoro n.23562 del 13 novembre 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Di Nubila).

Barbara U. ha partecipato a un concorso indetto dalla Metropolitana di Roma per l’assunzione di addetti di stazione. Pur avendo superato le prove previste ella è stata esclusa dall’assunzione per la sua statura, di m.1,53, inferiore a quella di m. 1,55 prevista dal D.M. n.88/99 come requisito per l’adibizione alle mansioni di addetto di stazione. La lavoratrice ha chiesto al Tribunale di Roma di accertare il suo diritto di essere assunta, sostenendo che il requisito fisico della statura preteso dall’azienda doveva ritenersi illegittimamente discriminatorio. Il Tribunale di Roma ha rigettato la domanda affermando che i requisiti fisici previsti dal D.M. n.88/99 garantiscono la sicurezza sia dei lavoratori che degli utenti e non hanno portata discriminatoria. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Roma. Barbara U. ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n.23562 del 13 novembre 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Di Nubila) ha accolto il ricorso, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n.163 del 1993 secondo cui “la previsione di un’altezza minima identica per gli uomini e per le donne – quale requisito fisico – per l’accesso ad un pubblico concorso, viola il principio di eguaglianza, vuoi in quanto presuppone erroneamente l’insussistenza della considerevole diversità di statura mediamente riscontrabile tra gli uomini e le donne, vuoi in quanto comporta una “discriminazione indiretta” a sfavore di questi ultime, che risultano in concreto svantaggiate in misura proporzionalmente maggiore rispetto agli uomini, in relazione a differenze antropomorfiche statisticamente riscontrabili e obiettivamente dipendenti dal sesso”.

Il principio affermato dalla Corte Costituzionale – ha osservato la Cassazione – porta dunque a ritenere che la previsione di una statura minima (non importa che si tratti di n.1,65 o di m.1,55) identica per gli uomini e donne comporta in ogni caso e di per sé una violazione dei parametri costituzionali; va peraltro notato come la fonte normativa, dalla quale discende la previsione del limite di altezza quale requisito fisico per l’assunzione come addetto di stazione, sia costituita da un decreto ministeriale, la cui legittimità può essere incidentalmente apprezzata dal giudice ordinario ai fini dell’eventuale disapplicazione; stanti i principi affermati dalla Corte Costituzionale, appare difficile negare che la normativa ministeriale sia illegittima.

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