La maturazione del diritto alle ferie non può essere impedita dalla malattia

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Il principio secondo cui la maturazione del diritto alle ferie non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia è inderogabile e non può essere disatteso dalla contrattazione collettiva.

Il caso trae origine dal contenzioso tra un lavoratore e la società di cui questi è dipendente.
La Corte d’appello ha confermato la sentenza del Tribunale che, accogliendo parzialmente il ricorso del lavoratore, dichiarava illegittima una norma del CCNL ove disponeva la diminuzione proporzionale del monte ferie in relazione ai periodi di malattia superiori a centottanta giorni e ha condannato il datore di lavoro a restituire al dipendente i soli giorni di assenza per malattia, escludendo quelli corrispondenti al periodo di aspettativa.
La Corte d’appello di Milano, per quel che qui interessa, ha precisato:

a) che la società, titolare del rapporto di lavoro, ha riproposto, invocando la clausola dell’inscindibilità, l’argomento già disatteso in primo grado secondo cui la decurtazione prevista dalla suddetta clausola sarebbe giustificata dal miglior trattamento riconosciuto in caso di assenza per malattia;
b) va rilevato, in contrario, che una corretta interpretazione della norma contrattuale in questione effettuata sulla base del diritto vivente porta a considerare assolutamente acquisito il principio secondo cui la maturazione del diritto alle ferie non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia;
c) tale principio è inderogabile non può certamente essere disatteso dalla contrattazione collettiva, né lo è la normativa che autorizza i contratti collettivi soltanto a prevedere condizioni di miglior favore.

Contro la sentenza, proponeva ricorso per Cassazione la società, datrice di lavoro, sostenendo che, stante il nesso di inscindibilità previsto dalla contrattazione collettiva e il complesso delle altre norme collettive che permettono ai dipendenti di usufruire di un periodo di riposo adeguato al lavoro prestato, la norma del CCL debba ritenersi una disposizione compatibile con la corrispettività delle prestazioni previste nell’ambito del rapporto di lavoro.

La Cassazione, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha affermato il principio di diritto in precedenza indicato, con un significativo percorso logico – giuridico.

In particolare, osservano gli Ermellini che il diritto del lavoratore alle ferie annuali, tutelato dall’art.36 Cost., è ricollegabile non solo ad una funzione di corrispettivo dell’attività lavorativa, ma altresì al soddisfacimento di esigenze psicologiche fondamentali del lavoratore, il quale – a prescindere dalla effettività della prestazione – mediante le ferie può partecipare più incisivamente alla vita familiare e sociale e può vedersi tutelato il proprio diritto alla salute nell’interesse dello stesso datore di lavoro; da ciò consegue che la maturazione di tale diritto non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia del lavoratore e che la stessa autonomia privata, nella determinazione della durata delle ferie, trova un limite insuperabile nella necessità di parificare ai periodi di servizio quelli di assenza del lavoratore per malattia.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, il principio secondo cui la maturazione del diritto alle ferie non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia è inderogabile e non può certamente essere disatteso dalla contrattazione collettiva, né lo è dall’art.10 dal d.lgs.8 aprile 2003, n.66, il quale, nel confermare l’applicazione dell’ari.2109 cod. civ., autorizza i contratti collettivi soltanto a prevedere condizioni di miglior favore.

Fonte: Ipsoa.it

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