La malattia: la certificazione medica

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Con il presente approfondimento inizia l’illustrazione della disciplina riguardante l’assenza dei lavoratori per malattia. Con la presente trattazione si esamina, in particolare, il campo di applicazione della certificazione medica. Per malattia deve intendersi una alterazione dello stato di salute che abbia come conseguenza un’assoluta o parziale incapacità al lavoro e che comporti la necessità di assistenza medica e la somministrazione di mezzi terapeutici. Rientrano nel concetto anche situazioni non direttamente collegabili all’alterazione psicofisica del lavoratore, come la necessità di particolari terapie oppure i periodi di convalescenza.

Il rilascio della certificazione:
Il lavoratore è tenuto a fornire la prova dello stato di malattia mediante la trasmissione della certificazione sanitaria rilasciata dal medico curante.
ll certificato deve essere rilasciato dal medico curante in duplice copia, su apposito modulo a lettura ottica; una copia è il certificato di diagnosi (da consegnare all’Inps), l’altra è l’attestazione della prognosi ossia la data di inizio e quella finale presunta della malattia (da consegnare al datore di lavoro).
È ammessa, ai fini dell’erogazione dell’indennità di malattia, la certificazione sanitaria rilasciata, anche su modulario non regolamentare, da medici diversi da quelli di fiducia, compresa quella emessa dagli ospedali e dalle strutture di pronto soccorso all’atto della dimissione (con prognosi anche successiva al ricovero o alla dimissione dal pronto soccorso), a condizione che contenga i requisiti sostanziali richiesti (intestazione, nominativo del lavoratore, data, firma leggibile del medico, diagnosi e prognosi con esplicito riferimento ad uno stato di incapacità lavorativa, abituale domicilio del lavoratore o eventualmente il diverso temporaneo recapito).
A tale proposito si precisa che se la certificazione:

– copre solo le giornate di ricovero e/o la giornata in cui è stata eseguita la prestazione di pronto soccorso, è sufficiente che sia redatta su carta intestata e riporti le generalità dell’interessato, la data del rilascio, la firma leggibile del medico e l’indicazione della diagnosi, non essendo sufficienti semplici attestazioni di ricovero, in genere carenti della diagnosi;
– contiene prognosi successive al ricovero o alla prestazione di pronto soccorso, è necessario che la prognosi faccia riferimento esplicito ad uno stato di incapacità lavorativa (e non alla mera prognosi clinica salvo complicazioni).

Indirizzo del lavoratore:
Il lavoratore è obbligato a comunicare all’Inps il proprio effettivo domicilio durante la malattia, anche se coincidente con quello abituale, per permettere l’accertamento dello stato morboso. Tale comunicazione si ritiene effettuata con la compilazione del modulo contenente il certificato di diagnosi da trasmettere all’Inps. L’omissione dell’indicazione dell’indirizzo sul certificato determina la perdita totale dell’indennità fino a quando non venga segnalato l’indirizzo mancante o incompleto. In tal caso però la perdita dell’indennità non è automatica, ma subordinata al fatto che l’incompletezza del recapito non permetta in alcun modo di effettuare le visite di controllo.
Il lavoratore può dimostrare che l’INPS poteva ricavare il dato incompleto concretamente e agevolmente altrove.

Conservazione del certificato:
Il datore di lavoro deve conservare per 10 anni le certificazioni mediche e produrle a richiesta all’INPS.

L’invio della certificazione:
Il lavoratore è tenuto per legge, entro due giorni dal relativo rilascio (se il giorno di scadenza è festivo la stessa è prorogata al primo giorno seguente non festivo) a recapitare o a trasmettere il certificato medico a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento:

– copia al datore di lavoro (l’attestazione sulla durata della malattia-prognosi);
– copia alla sede territoriale dell’INPS (certificato di diagnosi)

La trasmissione del certificato via fax può essere considerata valida ai soli fini del rispetto del termine di invio, previsto per consentire le visite di controllo, fermo restando che per la concessione dell’indennità occorre che il certificato medico originale pervenga in tempo utile.
Il lavoratore è tenuto a comunicare ed a certificare anche la prosecuzione della malattia con gli stessi termini previsti per l’invio della prima certificazione.
Viene previsto che a decorrere dal 1° gennaio 2005, nei casi di infermità comportante incapacità lavorativa, il medico curante debba trasmettere all’INPS il certificato di diagnosi sull’inizio e sulla durata presunta della malattia per via telematica on line, secondo le specifiche tecniche e le modalità procedurali determinate dall’INPS medesimo.

Il lavoratore deve comunque, entro due giorni dal relativo rilascio, a recapitare o a trasmettere, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, l’attestazione della malattia, rilasciata dal medico curante, al datore di lavoro, salvo il caso in cui quest’ultimo richieda all’INPS la trasmissione in via telematica della suddetta attestazione, secondo modalità stabilite dallo stesso Istituto.
Con apposito decreto interministeriale dovranno essere individuate le modalità tecniche e operative al fine di consentire l’avvio della nuova procedura di trasmissione telematica on line della certificazione di malattia.

Malattia all’estero:
Al riguardo si può verificare che il lavoratore contragga la malattia mentre sta svolgendo il suo lavoro all’estero, oppure mentre si trova fuori dall’Italia per un soggiorno temporaneo.

– Malattia del lavoratore all’estero;
il lavoratore deve trasmettere il certificato (entro 5 giorni dal rilascio) alla rappresentanza diplomatica o consolare e deve essere timbrato al suo arrivo. Il documento deve essere legalizzato dalla rappresentanza con l’attestazione che esso è valido come certificazione, con verifica del medico della rappresentanza, e inviato in Italia.

– Lavoratore in ferie all’estero;
il lavoratore deve, entro 2 giorni, inviare la certificazione di malattia al datore di lavoro e all’INPS, se la malattia viene contratta in Paesi convenzionati. Altrimenti il certificato deve essere legalizzato dalla rappresentanza diplomatica.

Ritardo nell’invio del certificato:
Il tardivo invio o recapito del certificato comporta la perdita dell’indennità di malattia per i giorni di ritardo, con esclusione dei 2 giorni previsti per l’inoltro del certificato.
La data da prendere in considerazione a questo fine è costituita:

– dalla data del timbro postale nei casi di trasmissione a mezzo raccomandata o corrispondenza ordinaria;
– dalla data di arrivo nei casi di recapito o di invio di corrispondenza con timbro illeggibile.

Nel caso di ricovero ospedaliero non scatta alcuna sanzione nel caso di inoltro tardivo del certificato di malattia.
I giorni in cui si effettua la prestazione in regime di day hospital sono equiparati a giorni di ricovero ospedaliero.

Determinazione dei giorni di ritardo:

Ritardo giustificato:
Al lavoratore è consentito di provare l’esistenza di un giustificato motivo del ritardato invio del certificato. L’INPS può, quindi, autorizzare il pagamento dell’indennità anche per le giornate di ritardo, qualora queste siano causate da motivi ” seri e apprezzabili”, da documentare a cura del lavoratore.

Comunicazione all’azienda:
Come sopra illustrato, il lavoratore è tenuto per legge a recapitare o trasmettere al datore di lavoro la certificazione medica entro due giorni dal rilascio. La prassi e in generale i contratti collettivi prevedono inoltre che il lavoratore ammalato comunichi al datore di lavoro l’assenza stabilendo, di norma, termini e modalità per la comunicazione (solitamente tempestivamente appena polibile o altro). La mancata comunicazione non comporta effetti sull’indennità di malattia, ma può determinare l’applicazione di una sanzione disciplinare. Il lavoratore, in caso di omessa comunicazione, può provare di essersi trovato nell’impossibilità di adempiere.

Fine della malattia:
La capacità lavorativa si riacquista il giorno successivo alla scadenza della prognosi alla quale non segua altra certificazione. Non si rinviene alcuna norma che preveda in tal caso il rilascio di un certificato medico che dichiari la fine dello stato morboso. Un caso di certificazione di fine malattia può ipotizzarsi nel caso in cui la capacità lavorativa venga riacquistata prima della scadenza della prognosi; in tal caso il lavoratore dovrebbe farsi rilasciare dal medico curante un certificato comprovante la avvenuta guarigione anticipata.

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