Jobs Act: più tutele per madri e padri lavoratori, ma solo per il 2015

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Madri e padri lavoratori potranno godere di maggiori tutele con particolare riguardo ai tempi e alle modalità di fruizione dei congedi parentali, ma solo per il 2015. Con lo schema di decreto delegato in materia di tutele genitoriali e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro il Governo amplia, infatti, sensibilmente i diritti genitoriali e le possibilità di congedo. Lo schema di decreto presenta però alcune discrasie normative sul piano del drafting ed anche sul piano delle tutele. Su questi profili è probabile possano incidere i pareri delle Commissioni parlamentari che dovranno essere resi entro l’8 maggio.

Di particolare impatto e incisività sono le norme introdotte dallo schema di decreto in materia di “Misure di conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, AG n.157, che – in attuazione della delega contenuta nell’art.1, commi 8 e 9, legge n.183/2014 per le finalità indicate di assicurare un adeguato sostegno alle cure parentali e alla conciliazione dei tempi di vita e professionali – estende le tutele genitoriali per maternità e paternità, con particolare riguardo ai tempi e alle modalità di fruizione dei congedi parentali, ma sancisce l’applicazione dei nuovi strumenti di tutela soltanto per l’anno 2015, fatta salva la proroga nel caso in cui si rinvengano le coperture finanziarie necessarie e preventivate soltanto per l’anno corrente.

Lo schema di decreto, peraltro, presenta alcune discrasie normative, sul piano del drafting ed anche sul piano delle tutele, laddove, ad esempio, manca una piena ed attenta ponderazione della parificazione (costituzionalmente necessitata) fra genitori biologici e genitori adottivi e affidatari, ma su questi profili è probabile possano incidere i pareri delle Commissioni parlamentari che dovranno essere resi entro l’8 maggio.

Le finalità delle misure del provvedimento sono quelle precipue di tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori (art.1).

Come anticipato l’art.25, commi 2 e 3, stabilisce che le norme del decreto (ad eccezione del solo art.24), si applicano in via sperimentale per il solo anno 2015 e con limitato alle sole giornate di astensione riconosciute nello stesso anno, mentre l’eventuale estensione agli anni successivi rimane subordinata alla introduzione di norme che forniscano adeguate coperture finanziarie.

Congedo obbligatorio di maternità (articoli 2 e 4)
Nell’articolo 2, comma 1, lettera a), si prevede che i giorni di congedo obbligatorio non goduti prima del parto (per anticipo rispetto alla data presunta) si aggiungono al periodo di congedo obbligatorio spettante dopo il parto anche quando il periodo di congedo obbligatorio di maternità supera il limite di 5 mesi.

La successiva lettera b) disciplina il diritto della madre (quando il neonato è ricoverato in struttura pubblica o privata) di chiedere la sospensione del congedo obbligatorio di maternità e di usufruirne dalla data di dimissione del figlio, previa attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa; l’articolo 4 estende tale diritto ai congedi per i casi di adozione e di affidamento.

Congedo di paternità (articoli 5 e 6)
Con l’articolo 5 si estende il diritto al congedo di paternità alle ipotesi nelle quali la madre sia lavoratrice autonoma (coltivatrice diretta, mezzadra e colona, imprenditrice agricola a titolo principale, artigiana, esercente attività commerciale, pescatrice autonoma della piccola pesca marittima e delle acque interne). Non è chiaro se analoga estensione sia riconosciuta anche in caso di adozione o affidamento in cui la madre lavoratrice autonoma non ha fatto richiesta dell’indennità di maternità (andrebbe estesa a mente della sentenza della Corte costituzionale n.385 del 14 ottobre 2005). L’articolo 6 modifica la disciplina del congedo di paternità in caso di adozione internazionale, confermando il diritto ad un congedo non retribuito e privo di indennità per il periodo di permanenza all’estero.

Congedi parentali (articoli da 7 a 10)
Nell’articolo 7, comma 1, lettera a), dello schema di decreto viene ampliato ai primi 12 anni di vita del bambino (anziché ai primi 8 anni) il periodo nel quale il genitore lavoratore può fruire del congedo parentale. L’articolo 9 eleva conseguentemente ai primi 6 anni di vita del bambino (anziché ai primi 3 anni) il limite entro il quale il congedo parentale dà diritto a una indennità pari al 30% della retribuzione.

Di particolare rilievo l’articolo 7, comma 1, lettera b), che conferma la possibilità di fruizione del congedo parentale su base oraria, rinviando alla contrattazione collettiva anche di livello aziendale, e prevedendo che, in assenza di determinazioni contrattuali, ogni genitore lavoratore può scegliere la fruizione su base oraria, in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga (quadrisettimanale o mensile) immediatamente precedente quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. La lettera c) riduce a 5 giorni (dagli attuali 15) il periodo minimo di preavviso per fruire del congedo parentale, per la fruizione su base oraria il termine minimo di preavviso è pari a 2 giorni.
Con l’articolo 8 si estende ai primi 12 anni di vita del bambino (dagli attuali 8 anni) il periodo entro cui può essere esercitato, da uno dei genitori lavoratori, il diritto al prolungamento del congedo parentale, per il caso in cui il minore presenti una situazione di handicap grave.

L’articolo 10, con riferimento all’ingresso del minore in famiglia, estende le medesime tutele ai genitori adottivi o affidatari.

Lavoro notturno (articolo 11)
L’articolo 11 dello schema estende ai genitori adottivi o affidatari di un minore il diritto a non essere obbligati a prestare lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6) nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia e, in ogni caso, non oltre il dodicesimo anno di età. Tuttavia la parificazione è solo di facciata, perché al contrario dei genitori biologici, a tutela dei quali la legge prevede l’arresto da due a quattro mesi o l’ammenda da 516 euro a 2.582 euro (art.18-bis, comma 1, del D.Lgs.8 aprile 2003, n.66) per il datore di lavoro che li obblighi al lavoro notturno, lo stesso illecito nei confronti dei genitori adottivi o affidatari non è sanzionato.

Dimissioni senza preavviso (articolo 12)
La facoltà di dimissioni senza preavviso è riconosciuta alla lavoratrice madre e al lavoratore padre che fruisca o abbia fruito del congedo di paternità, fino al compimento di un anno di età del bambino o, in caso di adozione o affidamento, fino al compimento di un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

Indennità di maternità e paternità per gli iscritti alla Gestione separata INPS (articolo 13)
La norma amplia, per il caso di adozione da 3 a 5 mesi la durata dell’indennità di maternità, per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata INPS non iscritte ad altre forme obbligatorie di previdenza. L’indennità è riconosciuta anche in caso di mancato versamento dei contributi previdenziali da parte del committente.

Indennità di maternità e paternità per lavoratori autonomi (articoli da 14 a 16)
Viene introdotta l’indennitàdi paternità in favore del lavoratore autonomo (coltivatore diretto, mezzadro e colono, imprenditore agricolo a titolo principale, artigiano, esercente attività commerciale, pescatore autonomo della piccola pesca marittima e delle acque interne), in sostituzione di quella spettante alla madre lavoratrice autonoma (delle medesime categorie) nei casi di: morte o grave infermità della madre; abbandono da parte della madre; affidamento esclusivo del bambino al padre. Tale diritto non è esteso inopinatamente al caso di adozione o affidamento (andrebbe esteso a mente della sentenza della Corte costituzionale n.385 del 14 ottobre 2005).

L’articolo 16, comma 1, lettera b), aumenta da 3 a 5 mesi la durata dell’indennità di maternità, per la lavoratrice autonoma (coltivatrice diretta, mezzadra e colona, imprenditrice agricola a titolo principale, artigiana, esercente attività commerciale, pescatrice autonoma della piccola pesca marittima e delle acque interne) in caso di adozione ed elimina il presupposto condizionante dell’età del minore adottato non superiore a 6 anni (già esclusa dalla normativa vigente per le ipotesi di adozione o affidamento preadottivo internazionali).

Indennità di maternità e paternità per i liberi professionisti (articoli da 17 a 20)
Con l’articolo 18 si riconosce l’indennità di paternità al libero professionista, in sostituzione di quella spettante alla madre libera professionista nei casi di: morte o grave infermità della madre; abbandono da parte della madre; affidamento esclusivo del bambino al padre. Tale diritto non è esteso inopinatamente al caso di adozione o affidamento (andrebbe esteso a mente della sentenza della Corte costituzionale n.385 del 14 ottobre 2005).

Con l’articolo 20 si aumenta da 3 a 5 mesi la durata dell’indennità di maternità, per le libere professioniste in caso di adozione ed elimina il presupposto condizionante dell’età del minore adottato non superiore a 6 anni (già esclusa dalla normativa vigente per le ipotesi di adozione o affidamento preadottivo internazionali).

Telelavoro (articolo 22)
L’articolo 22 dello schema di decreto stabilisce che i datori di lavoro privati beneficiano dell’esclusione dal computo dei limiti numerici dei lavoratori ammessi al telelavoro per motivi legati ad esigenze di cure parentali ed in forza di accordi collettivi.

Congedo per le donne vittime di violenza di genere (articolo 23)
La norma disciplina per le lavoratrici dipendenti il diritto ad un congedo retribuito e per le collaboratrici a progetto (sembrano esclusi altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa non a progetto) il diritto alla sospensione del rapporto contrattuale, per motivi connessi al percorso di protezione (certificato da servizi sociali del Comune di residenza, centri antiviolenza o case-rifugio) relativo alla violenza di genere (in entrambi i casi fino a un massimo di 3 mesi).

Inoltre le lavoratrici dipendenti nelle predette condizioni hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale, nonché su eventuale richiesta della lavoratrice alla successiva trasformazione a tempo pieno.

Risorse per promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata (articolo 24)
La disposizione stabilisce, in via sperimentale, per il triennio 2016-2018, di destinare alla promozione della conciliazione tra vita professionale e vita privata una quota pari al 10% del “Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello”, demandando ad apposito decreto del Ministro del lavoro (di concerto con il MEF) la definizione sia dei criteri e delle modalità per l’impiego delle risorse, sia di ulteriori azioni e modalità di intervento in materia di conciliazione tra vita professionale e vita privata, anche attraverso l’adozione di linee guida e modelli intesi a favorire la stipulazione di contratti collettivi aziendali.

Le considerazioni contenute nel presente intervento sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione alla quale appartiene.

Fonte: Ipsoa.it

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