Jobs Act: nuove sanzioni per la somministrazione di lavoro

0
116

Il Jobs Act cambia il regime sanzionatorio in caso di violazione delle norme che regolano la somministrazione di lavoro. Lo schema di decreto legislativo che riordina le vigenti tipologie contrattuali, il cui testo è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri del 20 febbraio ed è in attesa dei pareri parlamentari, che abroga la vecchia disciplina del contratto di somministrazione di lavoro, nulla dice in tema di somministrazione fraudolenta; conseguentemente, verrebbe meno l’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione comminate al somministratore ed all’utilizzatore nel caso in cui la somministrazione di lavoro sia posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo. Rimangono invece, e sono aggravate, le conseguenze della somministrazione irregolare.

Con l’entrata in vigore del decreto delegato che riordina le vigenti tipologie contrattuali – il cui testo è stato approvato in via preliminare dal CdM del 20 febbraio scorso ed è in attesa dei prescritti pareri parlamentari – viene riscritta l’intera disciplina del contratto di somministrazione di lavoro.

Verranno, infatti, abrogati gli articoli da 20 a 28 del decreto legislativo n.276 del 2003 e , conseguentemente, i commi 3 e 3bis dell’articolo 18 dello stesso decreto, che agli articoli abrogati fanno riferimento.
Per una panoramica sulle abrogazioni:

– Riordino contratti il lavoro ripartito tra le eliminazioni eccellenti
I commi richiamati contengono le sanzioni amministrative pecuniarie applicabili in caso di violazione dei precetti contenuti negli articoli da 20 a 24 del testo abrogato e prevedono che:

3. La violazione degli obblighi e dei divieti di cui all’articolo
20, commi 3, 4 e 5, e articolo 21, commi 1 e 2, nonchè, per il solo somministratore, la violazione del disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo 21, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1.250.
3-bis. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 23, comma 1, e, per il solo utilizzatore, di cui all’articolo 23, comma 4, secondo periodo, e comma 7-bis, nonchè di cui all’articolo 24, comma 4, lettere a) e b), è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dal comma 3.

Le norme attualmente vigenti puniscono con la sanzione amministrativa da 250 a 1.250 euro la conclusione di contratti di somministrazione al difuori delle ipotesi tassativamente ammesse e la stipula di contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato senza il contenuto formale prescritto dall’art.21, comma 1, del Dlgs. n.276.

Con la stessa sanzione è punito il ricorso alla somministrazione nei casi in cui ciò è vietato (art.20, comma 5) e l’aver concluso il contratto senza recepire le indicazioni contenute nei contratti collettivi.

Per il comma 3bis, la sanzione si applica inoltre all’utilizzatore che non consente ai lavoratori dipendenti dal somministratore di fruire dei servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti dell’utilizzatore addetti alla stessa unità’ produttiva.

L’abrogazione degli articoli 27 e 28 del Dlgs. 276/2003 incide, invece, sul regime penale in caso di somministrazione fraudolenta e sulle conseguenze di un contratto di somministrazione irregolare. La nuova disciplina proposta nel capo IV dello schema di decreto legislativo delegato con gli articoli da 28 a 38 affronta questa tematica in modo assai diverso. Nulla si dice in tema di somministrazione fraudolenta, per cui verrebbe meno l’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione che l’attuale articolo 28 del Dlgs. 276 commina al somministratore ed all’utilizzatore quando la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al lavoratore. Rimangono invece, e sono aggravate, le conseguenze della somministrazione irregolare.

Le norme attuali prevedono, infatti, che il lavoratore possa chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell’articolo 414 del codice di procedura civile, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’utilizzatore, con effetto dall’inizio della somministrazione.

La nuova disciplina divide la fattispecie in due ipotesi prevedendo che la mancanza di forma scritta comporti la nullità del contratto di somministrazione con la conseguenza che i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore. Se, invece, la somministrazione avviene al di fuori dei limiti e delle condizioni poste dalla legge, permane la possibilità del lavoratore di chiedere la costituzione del rapporto di lavoro in capo all’utilizzatore, con effetto dall’inizio della somministrazione.

La sanzione da 250 a 1.250 euro è confermata se il contratto è stipulato in violazione dei divieti posti per il ricorso alla somministrazione, se è privo degli elementi tassativamente indicati dalla legge, se è stato fatto ricorso alla somministrazione in violazione dei limiti numerico che la nuova disciplina introduce.
L’articolo 29 dello schema di decreto, nel riunificare la disciplina della somministrazione a tempo indeterminato con quella a tempo indeterminato, stabilisce per i contratti di somministrazione a tempo indeterminato un tetto del 10 per cento del numero di lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del contratto di somministrazione.

Viene pertanto meno l’attuale elencazione delle attività che possono essere affidate alla somministrazione a tempo indeterminato che si differenzia da quella a termine solo per i suddetti limiti numerici. In caso di somministrazione a tempo determinato, infatti, non si applica il limite legale di cui sopra ma saranno i contratti collettivi nazionali ad eventualmente stabilire i limiti numerici di utilizzo.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here