Jobs act: no alla CIGS per cessazione definitiva dell’attività aziendale

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Il DDL Jobs act estende l’esclusione dal possibile ricorso alla CIGS a tutti i casi di cessazione definitiva dell’attività aziendale o di un ramo di essa a far data dal 1° gennaio 2015. La previsione di “definitività” della cessazione di attività è frutto dell’approvazione di un emendamento che modifica il testo trasmesso dal Senato e che sanciva, invece, l’impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali nel mero caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa.

Il comma 2 dell’articolo 1 (lett. a) del disegno di legge delega in materia di lavoro Jobs Act, approvato dalla Camera dei Deputati (A.C. 2660-A), prevede l’impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione definitiva di attività aziendale o di un ramo di essa.

La previsione di “definitività” della cessazione di attività deriva dall’approvazione dell’emendamento a firma Dell’Aringa e Gnecchi – (PD) e va a sostituire il testo trasmesso dal Senato che sanciva, invece, l’impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali nel mero caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa.

Lo stesso comma 2 dell’articolo 1 (lett. b) delega il Governo ad introdurre una semplificazione delle procedure burocratiche attraverso l’incentivazione di strumenti telematici e digitali, considerando anche la possibilità di introdurre meccanismi standardizzati di concessione dei trattamenti e prevedendo strumenti certi ed esigibili.

L’articolo 1 del DDL Jobs act delega, inoltre, il Governo ad intervenire sugli altri strumenti di tutela dei lavoratori in costanza di rapporto di lavoro, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

(omissis)
c) accesso alla cassa integrazione solo in caso di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro eventualmente destinando una parte delle risorse attribuite alla cassa integrazione a favore dei contratti di solidarietà
d) revisione dei limiti di durata, da rapportare al numero massimo di ore ordinarie lavorabili nel periodo di intervento della CIGO e della CIGS e individuazione dei meccanismi di incentivazione della rotazione
e) una maggiore compartecipazione all’onere contributivo da parte delle imprese effettivamente utilizzatrici e la riduzione degli oneri ordinari, con la rimodulazione degli stessi tra i settori, in funzione dell’effettivo impiego
f) revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, nonché dei fondi di solidarietà bilaterali fissando un termine certo per l’avvio dei fondi medesimi anche attraverso l’introduzione di meccanismi standardizzati di concessione, e previsione della possibilità di destinare gli eventuali risparmi di spesa derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui alla presente lettera al finanziamento delle disposizioni sugli ammortizzatori sociali e sui servizi per l’impiego e le politiche attive;
g) revisione dell’ambito di applicazione e delle regole di funzionamento dei contratti di solidarietà, con particolare riferimento alla messa a regime degli stessi, consentendo così una maggiore flessibilità nel ricorso all’istituto del contratto di solidarietà, con particolare riferimento all’inserimento di nuove figure professionali.

In base alle norme vigenti, l’accesso al trattamento di CIGS è consentito, di regola, alle aziende che abbiano occupato nel semestre precedente alla richiesta d’intervento più di 15 dipendenti , a norma dell’art 1, co.1 della Legge n.223 del 23 luglio 1991, appartenenti alle seguenti categorie:

· imprese industriali, comprese quelle edili ed affini
· imprese cooperative e loro consorzi, che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici, per i dipendenti a tempo indeterminato
· imprese artigiane, il cui fatturato nel biennio precedente, sia dipeso per oltre il 50% da un solo committente, destinatario di CIGS
· aziende appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, le cui imprese committenti siano interessate da CIGS
· imprese appaltatrici di servizi di pulizia la cui impresa committente sia destinataria di CIGS
· imprese editrici di giornali quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazionale per le quali si prescinde dal limite dei 15 dipendenti.

Il diritto è riconosciuto, inoltre, dall’1.1.2013 , in quanto messo a regime dall’art.3, comma 1, della legge n.92/2012, alle seguenti categorie:

· imprese esercenti attività commerciali con più di cinquanta dipendenti
· agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di cinquanta dipendenti
· imprese di vigilanza con più di quindici dipendenti
· imprese del trasporto aereo a prescindere dal numero di dipendenti
· imprese del sistema aeroportuale a prescindere dal numero di dipendenti.

Sempre secondo le norme vigenti, il ricorso alla CIGS è possibile nelle seguenti i ipotesi:

• ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale (per un periodo massimo pari, in linea ordinaria, a 24 mesi)
• crisi aziendale (per un periodo massimo, pari, in linea ordinaria, a 12 mesi)
• casi di fallimento, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria, ammissione al concordato preventivo con cessione dei beni, ma solo fino al 31.12.2015 e solo in quanto sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali (D.M. 70750 del 4.12.2012).

Hanno diritto alla CIGS gli operai, impiegati, intermedi e i quadri con un’anzianità di servizio di almeno 90 giorni alla data della richiesta. Tale diritto, inoltre, è riconosciuto ai soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro.

Con la modifica preannunciata, pertanto, l’esclusione dal possibile ricorso alla CIGS non interesserà solo le procedure fallimentari, ma a far data dall’ 1.1.2015 riguarderà tutti i casi di cessazione definitiva dell’attività aziendale o di un ramo di essa.

Fonte: Ipsoa.it

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