Jobs Act, lavoro accessorio: sale il tetto dei compensi

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Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2015, n.144, S.O. n.34, il decreto legislativo n.81 del 15 giugno 2015 di riordino dei contratti di lavoro. Tra le novità, il decreto prevede l’innalzamento fino a 7.000 euro del limite annuale dei compensi per le prestazioni di lavoro accessorio (2.000 euro annui, con riferimento al singolo committente, se svolte a favore di imprenditori commerciali o di professionisti). I committenti imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni lavoro esclusivamente con modalità telematiche. Prima dell’inizio della prestazione, inoltre, sono tenuti a comunicare alla Direzione territoriale del lavoro competente i dati anagrafici, il codice fiscale del lavoratore e il luogo della prestazione.

Le prestazioni di lavoro accessorio integrano attività lavorative di natura “meramente occasionale” che possono essere rese nella generalità dei settori produttivi, ma entro il limite di compensi stabiliti dalla legge. Tali attività devono, inoltre, essere svolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione: anche il nuovo decreto attuativo del Jobs Act conferma infatti il divieto di impiego nell’ambito di contratti di appalto o in somministrazione.

Già la riforma Fornero aveva apportato sostanziali innovazioni alla disciplina in esame, eliminando le causali oggettive e soggettive che consentivano il ricorso all’istituto a fronte dell’ introduzione di limiti di natura economica.

Il limite annuale dei compensi, riferito alla totalità dei committenti per ciascun anno solare, è l’elemento che definisce dal punto di vista oggettivo il lavoro accessorio, precludendo di fatto al personale ispettivo la possibilità di entrare nel merito delle modalità di svolgimento della stessa: si presume dunque che qualunque prestazione, rientrante nei limiti economici previsti dalla norma, sia per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono le stesse funzioni con un contratto di lavoro subordinato. E proprio su tale limite economico incide il nuovo testo normativo, prevedendone un innalzamento fino a 7.000 euro. Il compenso resta comunque esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

In ogni caso, il decreto prevede che, fino al 31 dicembre 2015, rimane applicabile la disciplina previgente per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore del decreto.

Caratteri della disciplina
Nonostante l’aumento del limite complessivo, le prestazioni di natura meramente occasionale svolte a favore di imprenditori commerciali o di professionisti, non possono comunque superare i 2.000 euro annui, con riferimento al singolo committente. A tal fine, con l’espressione “imprenditore commerciale” si intende qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che operi su un determinato mercato, senza che l’aggettivo “commerciale” possa in qualche modo circoscrivere l’attività di impresa.
Possono svolgere prestazioni di natura occasionale, nei limiti previsti, anche i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno, salva la precisazione per cui il lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

I buoni lavoro
La nuova disciplina introdotta dal Jobs Act, distingue due binari per le modalità di acquisto e la determinazione dell’importo dei buoni lavoro, e più precisamente in caso di committenti imprenditori o liberi professionisti:

· i voucher potranno essere acquistati esclusivamente tramite la procedura telematica, attraverso il sito Inps o il contact center dell’Istituto, previa registrazione del committente e del lavoratore;
· il valore nominale del buono orario sarà fissato con apposito decreto del Ministero del lavoro, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per i diversi settori di attività e previo confronto con le parti sociali.

per tutti gli altri soggetti:

· l’acquisto potrà avvenire presso le sedi Inps tramite la procedura telematica, attraverso il sito Inps o il contact center dell’Istituto, previa registrazione del committente e del lavoratore; presso i rivenditori di generi di monopolio autorizzati o gli sportelli bancari e postali.
· il valore nominale del singolo voucher è di 10 euro

I buoni sono numerati progressivamente e datatie il loro valore nominale è comprensivo della contribuzione, pari al 13%, a favore della gestione separata Inps, che viene accreditata sulla posizione contributiva del prestatore, di un premio Inail pari al 7% e di un compenso all’Inps per la gestione del servizio, per un ulteriore 5%. I limiti massimi stabiliti a 7.000 euro annui dalla nuova normativa devono comunque intendersi al netto delle trattenute totali, pari complessivamente al 25%:

ne deriva che, ad esempio, il limite di reddito complessivo per l’anno solare per il collaboratore corrisponde ad una erogazione di buoni lavoro per un controvalore nominale pari a 9.330 euro che, al netto delle trattenute totali del 25%, dà un controvalore netto pari a 6.997 euro.

Casi particolari ed eccezioni
Un ulteriore limite, fermo restando il tetto dei 7.000 euro, riguarda il settore agricolo: infatti il nuovo art. 70 stabilisce che il lavoro accessorio in questo specifico ambito si applica:

a alle attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;
· alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’art.34, comma 6, del D.P.R. n.633/1972, cioè dei “produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi da cessione di prodotti”, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

In sostanza, è possibile ricorrere a lavoro accessorio sino a 7.000 euro in agricoltura solo se l’attività è svolta da pensionati o giovani studenti ovvero, esclusivamente in favore dei piccoli imprenditori agricoli, a prescindere dallo status del lavoratore.Anche per l’anno 2015, le prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresì rese, in tutti isettori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite massimo di 3.000 euro di corrispettivo per anno solare, da soggetti percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito (art.1, co.32, lett. a, L. n.92/2012). Anche in questo caso, il limite di 3.000 euro, è da riferire alla totalità dei compensi da lavoro accessorio percepiti complessivamente nel corso dell’anno solare. Il compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non pregiudica il diritto e la misura dell’integrazione o della misura di sostegno. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

Possono prestare lavoro accessorio anche i percettori di trattamenti pensionistici, qualitrattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità, assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che risultano compatibili con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.

Nel caso di lavoratori stranieri, come più volte affermato dalla Fondazione Studi, il reddito da lavoro occasionale accessorio è utile ai fini del rilascio o rinnovo dei titoli di soggiorno per motivi di lavoro soltanto se ad integrazione di altri redditi percepiti nel medesimo periodo d’imposta.

Obbligo di comunicazione preventiva
Prima dell’inizio della prestazione di lavoro occasionale accessorio, il committente deve effettuare, la comunicazione preventiva all’Inail, tramite Contact Center Inps/Inail, Fax gratuito o Sito internet indicando: i propri dati anagrafici, la tipologia (di committente) ed il codice fiscale; i dati anagrafici e il codice fiscale del prestatore; il luogo e le date presunte di inizio e fine della prestazione; la tipologia dell’attività (codice lavorazione).

Con le medesime modalità vanno comunicate all’INAIL la cessazione anticipata della prestazione rispetto alla data originariamente indicata oppure l’inizio della prestazione in data successiva rispetto a quella inizialmente comunicata. Permane l’obbligo di effettuare una comunicazione preventiva, che dovrà essere trasmessa per via telematica, da parte dei committenti imprenditori o professionisti, prima dell’inizio della prestazione, alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

La nuova comunicazione dovrà contenente i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, nonché l’indicazione del luogo della prestazione con riferimento ad un arco temporale comunque non superiore ai trenta giorni successivi.

Profili sanzionatori
Le principali violazioni in materia di lavoro occasionale accessorio attengono principalmente al superamento dei limiti quantitativi previsti e all’impiego dei voucher oltre la scadenza dei 30 giorni dalla data di acquisto.

Ogniqualvolta le prestazioni siano rese nei confronti di una impresa o di un lavoratore autonomo e risultino funzionali all’attività di impresa o professionale, la sanzione prevista qualora vengano superati i suddetti limiti è la trasformazione in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con conseguente applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative. In altri termini sarà possibile operare la “trasformazione” del rapporto ogniqualvolta le prestazioni del lavoro accessorio siano verosimilmente fungibili con le prestazioni rese da altro personale già dipendente di un imprenditore o professionista.

Nel caso di utilizzo di voucher oltre i 30 giorni la prestazione verrà considerata prestazione di fatto in nero ab origine e dunque soggetta a trasformazione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e alle sanzioni previste per il lavoro irregolare.

Fonte: Ipsoa.it

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