Jobs Act: incentivi per telelavoro, tax credit e tutela della maternità

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Nella quinta delega del Jobs Act sono previsti incentivi per il ricorso al telelavoro, al tax credit, alla tutela della maternità per tutte lavoratrici e interventi finalizzati ad una maggiore flessibilità dei congedi. Oscurata dalle deleghe del Jobs Act finalizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro, la quinta delega mira a conciliare i tempi di vita e di lavoro e punta, attraverso lo sviluppo di forme di flessibilità mirata, ad agevolare la cura familiare e la genitorialità per la generalità dei lavoratori. Decisivo sarà l’intervento dei decreti delegati destinati a dare concreta attuazione ai principi e ai criteri direttivi contenuti nella legge delega.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.290 del 15 dicembre 2014) la Legge n.1832014, Jobs Act, contenente “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”. Attesi, ora, i decreti delegati destinati a dare concreta attuazione ai principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega.

Quanto a questo secondo passaggio, il Ministro del Lavoro ha affermato che, a fronte dei sei mesi previsti dalla legge per l’esercizio della delega, tutti i decreti previsti dal Jobs Act dovrebbero vedere la luce entro tre mesi: un po’ di tempo in più, rispetto alle poche settimane indicata all’indomani dell’approvazione della Legge, ma molto tempo in meno rispetto al termine ultimo.

Peraltro, l’indicazione di un trimestre è riferita alla data di completamento di tutti i decreti previsti i quali – comunque – inizieranno ad essere varati già entro la fine di quest’anno.

Rinviando ai contributi già apparsi sul Quotidiano in ordine alle molteplici materie disciplinate dalla Legge Delega, in questa sede riteniamo utile operare un approfondimento sui contenuti dell’ultima delle deleghe del Jobs Act: quella tesa a “garantire adeguato sostegno alle cure parentali, attraverso misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori”.

La delega sulla genitorialità e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
L’articolo 1, comma 8, della legge delega dispone che al predetto fine, il Governo emanerà decreti delegati che si atterranno ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) valutare la possibilità di estendere gradualmente la tutela di maternità (concetto, evidentemente diverso da quello di pura e semplice estensione tout court della tutela stessa) a tutte le categorie di lavoratrici.

b) estendere il principio di automaticità della relativa prestazione economica alle lavoratrici madri parasubordinate (sino al superamento di tale forma contrattuale) per il caso di mancato versamento contributivo da parte del datore di lavoro. Si tratta, quindi, sia delle co.co.co, che delle co.co.pro, che delle professionisti prive di autonoma Cassa di previdenza professionale. Va infatti sottolineato che, per le professioniste iscritte ad Albi per i quali esista una Cassa previdenziale di riferimento, non esiste automaticità di alcuna prestazione previdenziale o assistenziale, dato che esse sono personalmente tenute ai versamenti contributivi e, quindi, non esiste un soggetto terzo la cui eventuale inadempienza (colposa o dolosa) possa pregiudicare la fruizione della prestazione stessa.

c) introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile per le lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, ed armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico. Quanto alle lavoratrici autonome, allo stato non è ben chiaro come dovrebbe operare l’agevolazione e, soprattutto, se – ed in quale misura – essa possa incidere sul regime dichiarativo e contributivo delle professioniste iscritte a Casse di previdenza professionale.

d) incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario di lavoro e della configurazione della retribuzione accessoria di produttività, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attività lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro. In questo caso, si presume che la decretazione delegata prevederà incentivi economici (decontribuzione o detassazione) delle misure che agevolino la tutela genitoriale, provando – nello specifico – a rivitalizzare un istituto, quello del telelavoro, che sinora ha tendenzialmente subito molteplici “false partenze” e stenta tuttora ad affermarsi.

e) eventuale riconoscibilità, compatibilmente con l’incomprimibile diritto individuale ai riposi settimanali ed alle ferie annuali, della possibilità di cessione fra dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al CCNL in favore del genitore di figlio minore che necessita di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute. Anche in questo caso è opportuno attendere la concreta adozione dei decreti delegati. Infatti, a fronte dell’iniziale (e giustificato) favore per una misura di effettiva tutela e “di civiltà”, la formulazione del criterio di delega sembra prevedere l’intangibilità dei riposi e delle ferie obbligatorie della generalità del personale; con la conseguenza che la “cessione” dei riposi sembrerebbe poter avvenire solamente tra dipendenti che si trovino nella medesima condizione di “bisogno genitoriale”. Se così fosse, la norma appare di fatto inutile, dal momento che i genitori che abbiano l’esigenza in questione non saranno nella condizione di rinunciare a tali riposi in favore di altri colleghi (pur “bisognosi” anch’essi).

f) integrazione dell’offerta di servizi per le cure parentali forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato. Anche questo principio guida è – evidentemente – troppo generico per essere valutato in assenza dei decreti delegati.

g) revisione delle norme in tema di sostegno alla genitorialità al fine di perseguire una maggiore flessibilità dei relativi congedi (obbligatori e parentali), pur tenendo conto della funzionalità organizzativa delle imprese. In questo caso, i decreti delegati saranno chiamati ad un difficile esercizio di “equilibrismo” tra le esigenze organizzative delle imprese e la tutela (teoricamente prevalente?) della genitorialità.

h) introduzione di congedi dedicati alle donne vittime di violenza di genere.

i) estensione dei princìpi indicati dalla delega (senza oneri di bilancio aggiuntivi) ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle PA, con specifico riferimento alla possibilità di fruire dei congedi parentali in forma oraria frazionata ed alla adozione di misure organizzative tese al rafforzamento degli strumenti di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. L’estensione in questione, se non crea particolare difficoltà per quanto attiene alla fruibilità frazionata dei congedi, resterà attualmente ignota – nella sua declinazione – sin quando saranno adottate (se lo saranno) le misure organizzative previste dalla Legge Delega.

A latere di questi interventi diretti in favore dei lavoratori, la delega prevede, infine, una semplificazione e razionalizzazione degli organismi, delle competenze e dei fondi operanti in materia di parità e pari opportunità nel lavoro ed il riordino delle procedure connesse alla promozione di azioni positive di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ferme restando le funzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di parità e pari opportunità.

A questo punto non resta che attendere qualche settimana, per poter valutare la concreta declinazione che il Governo darà di questa delega che potremmo definire “socialmente sensibile”.

Fonte: Ipsoa.it

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