Jobs Act: il nodo dei controlli a distanza

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Lo schema di decreto legislativo attuativo del Jobs Act, in via di approvazione definitiva, interviene sui controlli a distanza dei lavoratori, prevedendo la possibilità per il datore di lavoro di raccogliere informazioni dagli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e dai mezzi di registrazione degli accessi e delle presenze senza accordo sindacale o autorizzazione amministrativa. L’unico obbligo è il rispetto della disciplina in materia di privacy. Le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro.

Al rush finale gli ultimi 4 schemi dei decreti del Jobs Act, attuativi della legge delega n.183/2014, approvati in prima battuta l’11 giugno scorso e sui quali Camera e Senato, nella prima di metà agosto scorso, hanno espresso il parere.

Cosa prevede attualmente lo Statuto dei Lavoratori
Lo Statuto dei lavoratori, oggi prevede la sostanziale impossibilità per il datore di lavoro di utilizzare gli impianti audiovisivi con lo scopo di controllare il lavoratore. La finalità è quella di non ledere la dignità, libertà e riservatezza del lavoratore. Tuttavia, ciò non significare impedire al datore di lavoro di poter utilizzare impianti ed apparecchiature di controllo per le esigenze organizzative, produttive, per la sicurezza sul lavoro. In tal caso è necessario l’accordocon le rappresentanze sindacali ovvero i mancanza di accordo mediante una autorizzazione della Direzione Territoriale del lavoro.

La violazione di tale disciplina è sanzionata penalmente.

Cosa prevede lo schema di decreto attuativo del Jobs Act
L’intervento previsto nella schema di decreto cambia intanto l’approccio della norma in quanto non è più previsto un divieto e deroghe a determinate condizioni, ma l’utilizzo secondo una precisa regolamentazione e procedure da seguire.

Nella sostanza, rimane la necessità che il datore di lavoro possa utilizzare gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro, con l’aggiunta della possibilità anche per la tutela del patrimonio aziendale. Peraltro, tale possibilità risultava già legittimata dalla giurisprudenza.

Rimane la necessità dell’accordo sindacale anche se in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Confermata anche l’autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro in mancanza di accordo. Nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

La novità è la previsione della possibilità di utilizzo degli strumenti ad uso del lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e degli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze senza accordo sindacale o autorizzazione amministrativa.

L’unico obbligo è il rispetto della disciplina in materia di privacy con la puntualizzazione della necessità di dare al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli.

In tal caso, è previsto che le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro.

Il parere della Camera ha bocciato tale modifica ritenendo addirittura che “ la disposizione in esame contrasta radicalmente con i principi costituzionali e, ancor prima, con le regole democratiche ed etiche che il nostro paese si è storicamente dato.”

L’indice in particolare viene puntato sul fatto che tra gli « strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa » rientrano tutti quei dispositivi elettronici (smartphone, tablet, schede per la navigazione in internet, computer con collegamento ad internet e una casella di posta elettronica, GPS, e qualsiasi altro strumento che abbia un microchip, ecc.) che vengono forniti spesso ai dipendenti per l’attività lavorativa e che sono potenzialmente e concretamente in grado di rilevare, controllare e monitorare anche la posizione, il percorso, l’identificazione, l’uso, le scelte del dipendente.

È indubbio che tali strumenti daranno luogo ad un trattamento di dati e di informazioni solo apparentemente utilizzabili per soddisfare esigenze organizzative e produttive ovvero per la sicurezza del lavoro e del patrimonio aziendale in quanto il datore di lavoro verrebbe preventivamente autorizzato alla raccolta delle informazioni e poi queste informazioni diventano « utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro » e dunque anche dal punto di vista disciplinare, in quanto con questa norma si risolve ogni dubbio circa la possibilità di adottare un licenziamento o altra sanzione facendo leva su immagini o dati raccolti tramite strumenti di controllo a distanza.

Dunque, conclude il parere della Camera, non siamo più di fronte a meri « controlli difensivi », consistenti in forme di intervento, controllo o monitoraggio diretti ad accertare condotte illecite. Il Governo pare orientato a mantenere l’impianto previsto nello schema di provvedimento, rafforzando la garanzia per il lavoratore che i dati vengano effettivamente utilizzati per gli scopi previsti nelle intenzioni del legislatore.

L’ipotesi allo studio è quella di prevedere specifiche sanzioni penali e forse anche una informativa sindacale anche se sembra che la decisione definitiva sarà affidata all’ultima ora.

Fonte: Ipsoa.it

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