Jobs Act: il contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti

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Dopo il via libera definitivo il Jobs Act si avvia alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La legge delega contiene i principi direttivi per la riforma del lavoro, prevedendo l’introduzione del contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti. Per la pratica declinazione della nuova tipologia contrattuale occorrerà attendere però i decreti delegati, che ne definiranno in concreto requisiti, forma e contenuti.

Con l’approvazione definitiva da parte del Senato, il Jobs Act è legge: alle porte il nuovo contratto a tutele crescenti.

L’approvazione è giunta all’esito di un “esame lampo” della Commissione Lavoro, avanti alla quale il testo è approdato – in sede referente – nella seduta pomeridiana del 25/11/14, per uscirne senza modifiche già nella seduta antimeridiana del successivo 27/11/14 nella quale il Relatore è stato autorizzato a riferire in Aula il 2 dicembre scorso (di fatto il primo giorno utile successivo).

Ora, è quindi possibile avviare alcuni approfondimenti sui contenuti delle 5 deleghe.

Analisi, questa, che – evidentemente – soggiace comunque al grado di indeterminatezza conseguente al fatto che il disegno riformatore complessivo potrà essere percepito e verificato nella sua concretezza e nella sua efficacia solo ad avvenuta emanazione dei decreti delegati: emanazione che – secondo le anticipazioni del Governo – dovrebbe essere comunque molto prossima, dato che si parla di un’approvazione nei primi giorni del mese di gennaio e, quindi, con notevole anticipo rispetto al termine di sei mesi previsto dal DDL per la loro emanazione.

Vediamo, di seguito, quale sarà il possibile atteggiarsi di uno dei principali istituti novitari del diritto del lavoro nell’era del Jobs Act: il contratto a tutele crescenti.

Legge delega: contratto a tutele crescenti
L’articolo 1 comma 7 del Jobs Act dispone che dovranno essere adottati uno o più decreti delegati (“di cui uno recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, … in coerenza con la regolazione dell’Unione europea e le convenzioni internazionali”), al fine di “rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro,… riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo e … rendere più efficiente l’attività ispettiva”.

Tra i principi e criteri direttivi di tale delega, si legge: “previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio, escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento.”

Questo “principio” va letto in combinato disposto con altri principi generali portati dalla legge delega:

a) quello mirante alla promozione del contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro attraverso strumenti che lo rendano più conveniente degli altri tipi, in termini di oneri diretti e indiretti
b) quello che dispone una analisi delle forme contrattuali esistenti per valutarne la “attualità” ai fini di un intervento per la loro semplificazione, modifica o superamento
c) quello che prevede l’abrogazione della disciplina delle forme contrattuali, incompatibili con le disposizioni dell’emanando TU semplificato.

Decreti delegati: la “pratica declinazione” del contratto a tutele crescenti
Come detto in premessa, solo l’esame della concreta declinazione dei suesposti principi nell’ambito dei decreti delegati consentirà una piena comprensione dei contorni della nuova forma contrattuale e delle sue differenze rispetto ai modelli contrattuali che essa andrà a sostituire (perché di “sostituzione” e non di aggiunta di nuovi modelli, dovrebbe trattarsi secondo il testo della delega).

Tuttavia, posto che i decreti dovranno comunque muoversi, ai sensi dell’art. 76 della Costituzione, nei limiti dei criteri dettati dalla Legge Delega, possono già individuarsi dei punti fermi ed ipotizzarsi delle linee guida:

a) in termini generali, dovremmo assistere ad una riduzione delle tipologie contrattuali esistenti ed alla sussunzione, all’interno del modello del contratto a tutele crescenti di tutte le odierne forme contrattuali del lavoro dipendente che – per semplificare – non rientreranno nel novero di quelle sussumibili nel contratto a termine acausale di cui al D. L. 34/14. In futuro dovrebbe verificarsi una quadripartizione tra gli odierni contratti a tempo indeterminato esistenti in quanto stipulati anteriforma, contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, contratti a termine acasuali e contratti di lavoro autonomo/professionale. Con la conseguente “sparizione” dei co.co.co. e delle c.d. “false partite IVA” e la sopravvivenza marginale” di forme contrattuali “stagionali” o comunque occasionali;
b) sempre in termini generali, dovrebbe pervenirsi ad una generalizzata semplificazione dell’articolazione normativa dei modelli contrattuali.

Nel merito del contratto a tutele crescenti, in attesa dei decreti delegati può rilevarsi che:

1) il primo punto fermo è che la nuova disciplina riguarderà esclusivamente i contratti di lavoro stipulati dopo l’entrata in vigore dei relativi decreti delegati e, quindi, in punto di tutele, si preannuncia una futura dicotomia in forza della quale – a parità di mansioni e/o inquadramento contrattuale – convivranno sui luoghi di lavoro lavoratori dipendenti a tempo indeterminato dotati di un “impianto di garanzie” differenziato in funzione della loro data di ingresso sul posto di lavoro (ante o post decreti delegati). Sul punto non sembra inutile sottolineare che il “nuovo contratto” a tutele crescenti e, quindi, la partenza dal “primo gradino delle tutele crescenti” riguarderà tutti i lavoratori che stipuleranno contratti dopo tale data, indipendentemente dalla propria pregressa storia lavorativa. Il che – come rilevato da molteplici commentatori – si sostanzierà in un irrigidimento della mobilità nel mercato del lavoro, dal momento che il cambio di lavoro comporterà – d’ora in poi (o, meglio, dall’entrata in vigore dei decreti delegati) – la riduzione delle tutele contrattuali;

2) l’altra “certezza” è, in realtà, un’incertezza. Ossia, chi l’anno prossimo stipulerà un contratto a tutele crescenti, ha la certezza delle tutele alle quali non avrà (più) diritto, ad esempio, la piena fruibilità dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori come “rivisto” dalla L. Fornero del 2012, ma non ha (ancora) alcuna contezza di quale sarà il “primo gradino” delle tutele crescenti, né di quale sarà la progressione delle tutele. Fermo restando che – pur agganciando la crescita delle tutele all’anzianità di servizio – non è dato sapere quale sarà il futuro “massimo grado di tutela” conseguibile (né a partire da quale anzianità di servizio).

3) inoltre, sulla falsariga di quanto sopra indicato in ordine alla dicotomia di tutela tra “vecchi” e “nuovi” assunti, sembrerebbe di poter dire che ad ogni cambiamento di datore di lavoro (ossia ad ogni nuovo contratto stipulato, indipendentemente dalle ragioni della cessazione del precedente), il lavoratore ripartirà dal “grado 1” delle tutele (anche qui, con evidente disincentivo alla mobilità lavorativa).

4) resta – sullo sfondo – “l’ignoto” di come verrà declinata la “progressione” delle tutele, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni elementi di tutela hanno comunque un rilievo costituzionale e, quindi, dovrebbero essere considerati “incomprimibili” (tipico, il caso, delle tutele contro le discriminazioni economiche od “organizzative” in azienda vietate, per tutti, dall’art.3 della Costituzione).

Queste alcune primissime considerazioni sul nuovo contratto a tutele crescenti, con riserva di futuri approfondimenti nel momento in cui saranno noti i contenuti dei relativi decreti delegati.

Fonte: Ipsoa.it

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