Jobs act: diritto di precedenza non applicabile al lavoro intermittente

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Il rapporto di lavoro intermittente a determinato non può essere assimilato, dal punto di vista del diritto di precedenza, al rapporto di lavoro a termine. La Fondazione Studi Consulenti del lavoro giunge a questa conclusione in contrasto con l’interpretazione fornita dall’INPS.

La Fondazione Studi nella circolare n.16/2014 esamina il diritto di precedenza nel contratto a tempo determinato alla luce delle modifiche apportate dalla L.78/2014, soffermandosi sull’applicabilità ai contratti di lavoro intermittente a tempo determinato sulla base delle istruzioni operative diramate dall’Inps negli ultimi mesi.
In particolare:

Diritto di precedenza per le prestazioni di lavoro superiore a 6 mesi (art.5, comma 4-quater D.Lgs. n.368/2001)
Il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.

Il discrimine legale, spiega la Fondazione, è fissato a sei mesi, il diritto di precedenza scatta al superamento di tale soglia.

Le parti sindacali possono derogare, ampliando e/o riducendo tale termine. Tale deroga è riconosciuta in capo alla contrattazione collettiva, a quella territoriale e a quella aziendale. Unico vincolo imprescindibile alla deroga contrattuale è la stipula da parte delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Lavoratrici in congedo di maternità
Qui le novità di maggior rilievo.

– il periodo di congedo di maternità fruito dalle lavoratrici ai sensi dell’art. 16, comma 1, del testo unico di cui al D.Lgs.n. 151/2001 intervenuto nel corso di un contratto a termine viene conteggiato per determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza. Questa norma, evidenzia la Fondazione Studi, si applica solamente al diritto di precedenza di cui al comma 4 quater e non anche per i lavoratori assunti per attività stagionali.

– alle lavoratrici che hanno maturato un diritto di precedenza avendo prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi comprensivo di un periodo di astensione di cui all’art.16, c.1, del D.Lgs. n.151/2001 è, inoltre, riconosciuto il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine.

Solamente il periodo di congedo ricadente entro il termine apposto al contratto concorre quale periodo di attività lavorativa. L’eventuale periodo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, anche se indennizzato dall’Istituto direttamente alla lavoratrice, non potrà essere conteggiato.

Attività stagionali (art.5, comma 4-quinquies D.Lgs. n.368/2001)
Il comma successivo analizza il caso dei lavoratori assunti per lo svolgimento di attività stagionali evidenziando come gli stessi maturano un diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.

Esercizio del diritto
Il diritto di precedenza può essere esercitato dal lavoratore se lo stesso ha manifestato la propria volontà entro rispettivamente sei mesi dalla cessazione, per la casistica generale, e tre mesi dalla cessazione per lo svolgimento di attività stagionali. Tale diritto di precedenza, se opzionato, si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

La Fondazione Studi sottolinea che il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nell’atto scritto di apposizione del termine. Tale scelta, pur se controversa, cerca di sanare il contenzioso che si e venuto a creare con l’Inps nel corso degli ultimi anni, alla luce di quanto previsto dalle novità introdotte dalla L. n.92/2012 per la fruizione delle agevolazioni contributive. Il diritto di precedenza può essere esercitato dal lavoratore se lo stesso ha manifestato la propria volontà entro rispettivamente sei mesi dalla cessazione, per la casistica generale, e tre mesi dalla cessazione per lo svolgimento di attività stagionali.

L’INPS, evidenzia la Fondazione Studi, infatti, ha sempre letto erroneamente il diritto di precedenza per i lavoratori a tempo determinato come un diritto che sorge ex lege, dimenticandosi che lo stesso potrà essere fatto valere solamente a seguito di attivazione da parte del lavoratore.

Il diritto di precedenza per i lavoratori a chiamata a tempo determinato
Ai lavoratori con contratto intermittente a termine non è applicabile l’art.5 del D.Lgs. n.368/2001. Il D.Lgs. n. 368/2001 norma l’utilizzo del contratto a tempo determinato, prevedendo, all’art. 10, le esclusioni dal campo di applicazione. In tale passaggio normativo non è previsto il contratto a chiamata.

La Fondazione Studi Consulenti del lavoro, esaminate le norme, conclude che non appare corretto ipotizzare che la normativa prevista dal D.Lgs. n. 368/2001 sia applicabile anche al rapporto di lavoro intermittente, il quale, stante le particolarità gestionali dello stesso, soggiace ad una propria normativa. Il rapporto di lavoro job on call a tempo determinato non potrà essere nemmeno assimilato, dal punto di vista del diritto di precedenza, al rapporto di lavoro a termine.

Di tale avviso anche il Ministero del Lavoro il quale, con circolare n.4/2005 (da ultimo richiamata e confermata con interpello n.72/2009), evidenzia che “con riferimento alla assunzione a tempo determinato va chiarito che non è applicabile la disciplina del decreto legislativo n.368 del 2001, che infatti non e espressamente richiamata dal decreto legislativo n.276 del 2003 come avviene invece, per esempio, con riferimento al contratto di inserimento al lavoro. Peraltro anche le ragioni che legittimano la stipulazione del contratto a termine sono, in questo caso, espressamente indicate dalla legge e/o dalla contrattazione collettiva per cui sarebbe inappropriato il richiamo all’articolo 1 del decreto legislativo n. 368 del 2001 come condizione per la legittima stipulazione del contratto di lavoro intermittente”.

Di diverso avviso l’Inps che, in relazione alle agevolazioni contributive, ha evidenziato come il diritto di precedenza relativo ai rapporti a termine sia applicabile anche ai contratti di lavoro intermittenti.

Fonte: Ipsoa.it

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