Jobs act: di riforma in riforma, quale l’assetto degli ammortizzatori sociali?

0
5

Il disegno di legge delega Jobs act , attualmente all’esame del Senato, all’art.1 reca la “Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali, consistente nell’intervento programmato sulla Cassa integrazione, in ossequio a principi e criteri direttivi innovativi. Nella delega vi è anche la volontà di rilanciare il part time e i contratti di solidarietà difensivi, oltre che a interventi in materia di trattamento di disoccupazione.

Dopo tanti anni – e, si può aggiungere, dopo tante deleghe legislative rimaste non attuate – la legge Fornero (l.92/2012) ha fatto parlare di realizzazione della riforma degli ammortizzatori sociali.

A distanza di poco tempo, un intervento generale in materia campeggia nel disegno di legge attualmente all’esame del Senato, che all’art. 1 reca una nuova “Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali”.

La legge Fornero non è intervenuta più di tanto sulla Cassa integrazione – diciamo così – normale, ossia su quella non in deroga.

L’art.1 del disegno di legge delega Jobs act prefigura un consistente intervento sulla Cassa integrazione per come l’abbiamo conosciuta fino ad ora e per come è stata ampiamente praticata.

“Impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa”; “necessità di regolare l’accesso alla cassa integrazione guadagni solo a seguito di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro”; “revisione dei limiti di durata, rapportati ai singoli lavoratori e alle ore complessivamente lavorabili in un periodo di tempo prolungato”; “previsione di una maggiore compartecipazione da parte delle imprese utilizzatrici”; “riduzione degli oneri contributivi ordinari e rimodulazione degli stessi tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo”: si tratta, come si percepisce subito, di principi e criteri direttivi di particolare rilievo. Principi e criteri direttivi che ancor di più appaiono innovativi ove li si confronti non solo con le normative formalmente in essere, ma anche con le prassi applicative consolidatesi fin qui.
La “riduzione degli oneri contributivi ordinari”, che rappresenta un ulteriore principio e criterio direttivo presente nella delega di cui sta discutendo il Senato, concorre anch’essa a dare l’idea di un ridimensionamento della disponibilità della Cassa integrazione.

La delega dà, peraltro, l’idea di voler valorizzare la manovra degli orari, senza il supporto della cassa integrazione. Lo si scorge nel passaggio in cui afferma “la necessità di regolare l’accesso alla cassa integrazione guadagni solo a seguito di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro”.

In questa previsione potrebbe essere insita la volontà di rilanciare il part time e gli stessi contratti di solidarietà difensivi.

La nuova delega prefigura interventi anche in materia di trattamento di disoccupazione.

La “rimodulazione della assicurazione sociale per l’impiego (ASpI)”, che rappresenta un ulteriore principio e criterio direttivo della delega, è senz’altro giustificata dall’esigenza di correggere la disciplina iniziale dell’Aspi, come condivisibili appaiono anche le ulteriori indicazioni fornite dalla delega. Si pensi alla “omogeneizzazione della disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi, rapportando la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore” o all’incremento della “durata massima per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti”.

Più in generale, si ha la sensazione che la delega abbia consapevolezza del fatto che è rimasto aperto il problema di un non soddisfacente grado di inclusività della disciplina del trattamento di disoccupazione, tanto da far riferimento alla “universalizzazione del campo di applicazione dell’Aspi”. In virtù di ulteriori previsioni, si ha la sensazione che nella delega siano presenti anche gli effetti indotti dall’inasprimento, sotto il profilo dell’età e anche dell’anzianità contributiva, delle condizioni di accesso alla pensione.

Dunque, i punti che si intende toccare sono molti e rilevanti. C’è proprio bisogno che si proceda con molto equilibrio, come c’è bisogno che si dia contestualmente seguito anche alla delega in materia di servizi per il lavoro e politiche attive di cui all’art.2 del disegno di legge.

La condizionalità, giustamente ribadita anche dalla nuova delega, dovrebbe essere funzionale a rendere effettiva un’attivazione dei lavoratori ricca di contenuti e di prospettive e non rispondere ad una logica meramente sanzionatoria, ma come può realizzarsi davvero tutto ciò se contestualmente non si realizza una seria riforma dei servizi per il lavoro e delle politiche attive?

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here