Jobs act, contratto a termine: il Ministero del lavoro sui limiti numerici

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La sanzione per il superamento del limite massimo dei contratti a termine non trova applicazione qualora il datore di lavoro, prima della pubblicazione della circolare n.18/2014 del Ministero del lavoro, abbia proceduto all’assunzione di un numero di lavoratori a termine sulla base di un arrotondamento comunque “in eccesso”.

Le prime, necessarie, indicazioni sulle novità introdotte in materia di contratti a termine,contratti di somministrazione e contratto di apprendistato, sono fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la circolare n.18 del 30 luglio 2014.

La circolare appare, sufficientemente, attenta e sarà opportuno al di là di questo scritto, meditarla ulteriormente.
Ci si sofferma, qui, su quanto afferma il Ministero relativamente ai limiti numerici per la stipula dei contratti a termine.

Si evidenzia che prima di procedere alle assunzioni occorre che l’azienda verifichi quanti dipendenti a tempo indeterminato ha in organico al 1° gennaio dell’anno di riferimento, senza considerare nella base i lavoratori accessori, quelli intermittenti privi di indennità di disponibilità, i parasubordinati e gli autonomi.
A contrario nel computo andranno calcolati i lavoratori part time (in base al rapporto fra orario contrattuale e quello individuale), i dirigenti a tempo indeterminato e gli apprendisti.

Si precisa ancora che il calcolo della base occupazionale sarà fatto con riferimento all’azienda nel suo complesso con ciò prescindendo dalla o dalle unità produttive a cui saranno destinati i lavoratori a termine.
Per esempio, chiarisce il Ministero, se al 1° gennaio il datore di lavoro ha in forza 10 dipendenti a tempo indeterminato, potrà assumere sino a 2 lavoratori a termine “a prescindere dalla durata dei relativi contratti ed anche se nel corso dell’anno il numero dei lavoratori a tempo indeterminato diminuisse.

Esaminato dalla circolare anche il caso in cui il risultato della applicazione della percentuale desse luogo ad un numero decimale: se la frazione è uguale o superiore allo 0,50, il datore di lavoro potrà effettuare un arrotondamento alla unità superiore.

Si chiarisce ulteriormente, nel documento che, “il numero complessivo del contratti a tempo determinato stipulati da ciascun datore di lavoro” non costituisce un limite “fisso” annuale.

Esse rappresenta invece una proporzione, come si è detto, tra lavoratori “stabili’ e a termine, di modo che allo scadere di un contratto sarà possibile stipularne un altro sempre ché si rispetti la percentuale massima di lavoratori a tempo determinate pari al 20 per cento .

Del resto, di tale orientamento si trova conferma anche nella disposizione transitoria contenuta nell’art.2 bis del D.L. n.34/2014 che richiede, ai datori di lavoro che, alla data di entrata in vigore della noma in esame occupavano un numero troppo alto di lavoratori a tempo determinato, di rientrare progressivamente, entro il 31 dicembre 2014, nei limiti di legge.

Fonte: Ipsoa.it

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