Jobs Act: congedi a ore e ai padri lavoratori autonomi

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Congedi parentali anche a ore e maggiori tutele per i genitori lavoratori autonomi: queste, in sintesi, le novità di rilievo contenute nel decreto attuativo del Jobs Act, approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio e che si avvia ora verso le Camere per il prescritto parere. Lo schema di decreto modifica il Testo Unico sulla maternità e paternità prevedendo che il congedo parentale potrà essere fruito nei primi 12 anni di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia di questi, potendo il lavoratore scegliere di utilizzarlo ad ore. Importanti novità, inoltre, per i congedi ai padri, che potranno accedervi anche se la madre è una lavoratrice autonoma. Parificata la posizione del padre lavoratore-autonomo al padre lavoratore-dipendente.

Lo schema di decreto legislativo, attuativo dell’articolo 1, commi 8 e 9 della legge 10 dicembre 2014, n.183, recante ”Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro” deve essere ora trasmesso alle Commissioni parlamentari per il prescritto, seppur non vincolante, parere.

È stato adottato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri del 20 febbraio scorso in attuazione della delega ampia, quasi esagerata, conferita al Governo dai commi 8 e 9 dell’articolo 1 della legge n.183 del 2014 ed apporta numerose modifiche al Testo unico sulla maternità e paternità.

Ma si occupa anche del telelavoro e delle donne vittime di violenza di genere di cui al Dlgs. n.151/2001.

Una considerazione preliminare si rende necessaria: le modifiche sono sperimentali per l’anno 2015 e per le “sole giornate di astensione riconosciute nell’anno 2015 medesimo”, essendo condizionato il riconoscimento delle stesse, per gli anni successivi, alla entrata in vigore dei decreti attuativi della legge 183 citata con i quali si stabiliranno le idonee coperture.

Una delle modifiche introdotte riguarda il congedo parentale, che potrà essere fruito nei primi 12 anni di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia di questi, potendo il lavoratore scegliere di utilizzarlo ad ore. Conseguentemente, viene elevato da tre a sei anni d’età del bimbo il periodo in cui il congedo è indennizzabile.

Alle lavoratrici (ed ai lavoratori) iscritte esclusivamente alla Gestione separata del lavoro autonomo di cui all’art.2, comma 26 della legge n.335/1995 l’indennità di maternità spetta anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente.

Congedo di maternità
Viene confermata la possibilità di sommare i giorni non goduti prima del parto, a quanto spetta per il congedo successivo al parto, precisando che al verificarsi di tale evento può essere superato il limite complessivo di 5 mesi.

La specifica si riferisce chiaramente ai parti molto prematuri, che avvengono prima del 7° mese, eliminando qualsiasi dubbio in merito al fatto che, nel caso di specie, la donna possa tornare al lavoro 3 mesi dopo la data presunta del parto, usufruendo di tutto il tempo necessario per la cura del neonato.

Con l’inserimento dell’articolo 16-bis è preso in considerazione il caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata. La madre in tal caso potrà chiedere la sospensione del congedo per poterne godere a partire dalla data di dimissioni del bambino. Il diritto, esercitabile una sola volta per ogni bambino, da alla madre una più precisa gestione del suo tempo, anche per quanto riguarda le esigenze relazionali ed affettive del bambino. Tale diritto,come è logico, consegue alla attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa della attività lavorativa.

La paternità
L’articolo 24 viene modificato con la sostituzione del comma 1 e ciò in conseguenza di quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n.405/2001 che aveva dichiarato la incostituzionalità del comma soppresso ove si esclude la corresponsione della indennità di maternità nel caso di colpa grave della lavoratrice, che costituisca giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro.

Con le modifiche apportate all’articolo 28 si introducono alcune novità per quanto attiene ai congedi spettanti ai padri, in particolare va evidenziata la possibilità per il padre di accedere al congedo anche quando la madre sia una lavoratrice autonoma. È di fatto parificata la posizione del padre lavoratore-autonomo che potrà accedere all’indennità alle stesse condizioni previste per il padre lavoratore-dipendente.

Cambia anche la disciplina applicabile ai padri che esercitano la libera professione. L’indennità di maternità spetta a quest’ultimo in caso di morte o di grave infermità della madre, ovvero di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Fonte: Ipsoa.it

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