Jobs act: chiarimenti sul raggiungimento dei limiti pensionistici

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Il licenziamento per raggiungimento dei limiti pensionistici scende nuovamente a 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne lavoratrici dipendenti. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro con un approfondimento del 9 aprile 2015 ritengono che questi sia l’effetto della riforma del contratto a tutele crescenti, che cancella il precedente limite dei 70 anni previsto fino al 6 marzo 2015 per effetto dell’articolo 24 del D.L. n.201/2011.

Il licenziamento per raggiungimento dei limiti pensionistici scende nuovamente a 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne lavoratrici dipendenti. E’ l’effetto della riforma del contratto a tutele crescenti, che cancella così il precedente limite dei 70 anni previsto fino al 6 marzo 2015 per effetto dell’articolo 24 del D.L. n.201/2011.

Con un approfondimento del 9 aprile 2015 la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro evidenzia come, prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.23/2015, il recesso con il lavoratore che avesse raggiunto i requisiti per la pensione, andava affrontato prendendo in considerazione distinti e specifici disposti normativi adottati nel corso del tempo, in particolare:

– Legge n. 108/90, la quale, dopo aver abrogato le precedenti disposizioni sul tema, dichiarate incostituzionali per via della disparità di trattamento tra uomo e donna, stabiliva che il licenziamento dei soggetti ultrasessantenni in possesso dei requisiti pensionistici veniva ricondotto alla c.d. area della libera recedibilità.
-art. 6 comma 2 bis del D.L. n.248/2007, secondo cui il licenziamento ad nutum non poteva aver luogo fino a quando non fosse stata raggiunta la “finestra” per l’effettiva decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia.
– art. 24 del D.L. n.201/2011, per cui ai lavoratori è consentita la prosecuzione dell’attività lavorativa anche oltre i nuovi requisiti di età anagrafica previsti per la pensione di vecchiaia, fino al limite massimo di 70 anni; e sino a tale età, ai lavoratori continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’art. 18 Statuto dei Lavoratori.
– D.Lgs. n.23/2015 in tema di tutele crescenti, che non si applica solo ai giovani lavoratori assunti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, ma anche ai lavoratori prossimi alla pensione che cambino azienda a partire da tale data. L’art.24 del D.L. n.201/2011 ha un ambito soggettivo limitato ai soli lavoratori nei cui confronti trova applicazione l’art. 18 Statuto dei Lavoratori, per cui la norma si pone l’obiettivo di “estendere” la tutela legale nel suo ambito temporale, ma non anche nel suo ambito soggettivo. Questo vuol dire che non appare possibile estendere tale disposizione normativa ai lavoratori assunti con il regime legale delle tutele crescenti.

Fonte: Ipsoa.it

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