Infortunio: cantieri temporanei e mobili, assenza del CSE senza responsabilità

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Il CSE – coordinatore per l’esecuzione non può essere ritenuto responsabile dell’infortunio occorso in occasione della sua assenza dal cantiere. In tema di cantieri temporanei e mobili, in ragione di quel compito di alta vigilanza che grava sul coordinatore per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori, non può a quest’ultimo essere imputata una responsabilità per l’infortunio occorso ad un lavoratore fondata sul mero rimprovero di non essere stato permanentemente presente in cantiere. Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, oltre ai compiti che gli sono affidati dalla legge, ha sì una autonoma funzione di alta vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni, ma non anche il puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto).

Con la sentenza Cass. Pen., Sez. IV, 18 marzo 2016, n.11634, la Corte di Cassazione si sofferma sulla questione delicata e ricorrente nella giurisprudenza di legittimità inerente l’individuazione dell’ambito delle responsabilità gravanti in capo al coordinatore per l’esecuzione.

La Cassazione, richiamandosi ad una giurisprudenza tendente a delimitare razionalmente il perimetro della responsabilità del CSE, ha escluso che questi – proprio per la funzione di “alta vigilanza” assegnatagli dalla legge, possa essere chiamato a rispondere penalmente dell’infortunio occorso ad un lavoratore solo perché in quel momento il coordinatore si trovava assente dal cantiere.
Giudizio di merito: assenza del CSE in cantiere senza responsabilità

La vicenda processuale segue alla sentenza con cui la Corte di Appello aveva confermato quella pronunciata dal Tribunale nei confronti di Z.L., mandato assolto perché il fatto non sussiste dal reato di lesioni personali colpose in danno di O.S., commesse con violazione di norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

L’imputazione elevata nei confronti dello Z.L. traeva origine dall’incidente sul lavoro occorso il 12.8.2011 nel cantiere presso il quale eseguiva lavori la ditta individuale O.G.B., lavori rispetto ai quali lo Z.L. aveva assunto la funzione di coordinatore per l’esecuzione.

O.S., mentre si trovava sulla copertura della baracca di cantiere, perdeva l’equilibrio e, a causa dell’assenza di opere provvisionali che proteggessero dalla caduta al suolo, precipitava da un’altezza di 2,62 mt., riportando gravi lesioni.

Allo Z.L. veniva contestato di non aver verificato la corretta applicazione, da parte dell’impresa esecutrice, delle disposizioni del piano di sicurezza e di coordinamento.

Il Tribunale mandava assolto l’Imputato perché riteneva che il lavoratore fosse salito sulla baracca non per attendere ad una qualche lavorazione attinente alle opere da realizzarsi nel cantiere ma per montare un impianto di climatizzazione, di talché non era prevedibile che si operasse sulla baracca, essendo ancora in corso i lavori.

La Corte di Appello aveva rigettato l’appello proposto dalla parte civile O.S., che lamentava l’omessa considerazione dell’obbligo del coordinatore di pretendere l’integrazione del POS con la previsione delle procedure e delle misure di prevenzione necessarie nel caso di smontaggio della struttura di copertura della baracca di cantiere.

Per la Corte d’appello, il POS conteneva le misure da adottare in caso di lavorazioni che comportano rischi di caduta dall’alto e così pure il PSC, che imponeva l’utilizzo di cinture di sicurezza sempre agganciate e parapetti se non utilizzabile il ponteggio.

Quanto al dovere di vigilanza incombente sul coordinatore per l’esecuzione, la Corte di Appello aveva ritenuto accertato che fosse stato proprio O.S., capocantiere, a disporre di operare sul tetto della baracca, con decisione autonoma, non preordinata e non comunicata allo Z.L.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la parte civile, in particolare censurando la sentenza d’appello per non aver replicato al motivo con il quale si affermava la violazione da parte dello Z.L. dell’obbligo di verificare l’idoneità del POS e di verificare che fossero adottate adeguate opere provvisionali.

Decisione della Cassazione: vigilanza sulle lavorazioni e estemporaneità dell’incarico
La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha dichiarato inammissibile il ricorso, così respingendo le doglianze della difesa di parte civile sul punto.

L’esclusione della responsabilità del coordinatore per l’esecuzione, secondo i Supremi Giudici, emergeva all’evidenza in quanto doveva rilevarsi come la Corte d’appello avesse accertato che il POS conteneva le misure da adottare in caso di lavorazioni comportanti rischio di caduta dall’alto; poteva poi aggiungersi che le particolari caratteristiche della copertura della baracca di cantiere non conducevano ad identificare una tipologia di rischio di caduta dall’alto diverso da quello che si propone per altri posti di lavoro in quota, secondo le previsioni recate dagli artt.111 e 115 del d.lgs. n.81/2008.
Quanto alla vigilanza sulle lavorazioni, la Corte di Appello aveva chiaramente espresso il giudizio di estemporaneità dell’incarico assegnato al lavoratore, tale da mantenere lo Z.L. all’oscuro della lavorazione.

Valutazioni pratico-operative: giurisprudenza “ragionevole” sulle responsabilità del CSE
Per quanto concerne i risvolti sul piano applicativo, va qui ricordato che si è ormai da qualche tempo venuta consolidando un’esegesi giurisprudenziale “ragionevole” in riferimento alla responsabilità del coordinatore per l’esecuzione.

Si è sul punto affermato che in materia di infortuni sul lavoro, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, oltre ad assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione, ha il compito di vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza da parte delle stesse e sulla scrupolosa applicazione delle procedure a garanzia dell’incolumità dei lavoratori nonché di adeguare il piano di sicurezza in relazione alla evoluzione dei lavori, con conseguente obbligo di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, le singole lavorazioni (Cass. pen., Sez.4, n. 18651 del dep. 26/04/2013, M., in CED Cass., n.255106).

L’ambito della vigilanza è stato peraltro opportunamente delimitato dalla giurisprudenza successiva che ha infatti, evidenziato come con riferimento alle attività lavorative svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di “alta vigilanza”, consistenti:

a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori;
b) nella verifica dell’idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento;
c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS (Cass. pen., Sez.4, n.44977 del 7/11/2013, L. e altri, in CED Cass., n.257167).

Ciò comporta, però, la funzione di alta vigilanza, che grava sul coordinatore per la sicurezza dei lavori, ha ad oggetto quegli eventi riconducibili alla configurazione complessiva, di base, della lavorazione e non anche gli eventi contingenti, scaturiti estemporaneamente dallo sviluppo dei lavori medesimi e, come tali, affidati al controllo del datore di lavoro e del suo preposto (Cass. pen., Sez.4, n.46991 del 26/11/2015, P. e altri, in CED Cass., n.265661).

In altri termini, dunque, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, oltre ai compiti che gli sono affidati dalla legge, ha sì una autonoma funzione di alta vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni, ma non anche il puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto: Cass. pen., Sez.4, n.18149 del 13/05/2010, C. e altro, in CED Cass., n.247536).

Fonte: Ipsoa.it

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