Infortuni: “rischio elettivo”, operazioni come da mansioni eseguite diversamente

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In tema di infortuni sul lavoro, il c.d. “rischio elettivo” , che esonera il datore di lavoro da ogni responsabilità per l’infortunio patito dal dipendente ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, non può ritenersi sussistente solo perché una determinata operazione, rientrante nelle mansioni proprie del lavoratore, possa in ipotesi eseguirsi anche diversamente.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra una società ed un dipendente infortunatosi.
La Corte d’appello rigettava il gravame della S.n.c. contro la pronuncia del Tribunale che l’aveva condannata al risarcimento dei danni patiti, a seguito di infortunio sul lavoro occorso in Germania, dal suo dipendente (di cui era stato riconosciuto un concorso di colpa pari al 30%).

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la S.n.c, in particolare rilevando l’errore della sentenza per avere trascurato la c.t.u. che aveva accertato che l’infortunio si era verificato unicamente per una condotta del tutto autonoma, abnorme e imprevedibile posta in essere dal lavoratore; al più — proseguiva il ricorso – l’unica concorrente responsabilità poteva essere quella della GmbH & Co. (società committente di diritto tedesco presso la quale il lavoratore era stato inviato in trasferta per l’esecuzione d’un contratto d’appalto), per aver consentito l’accesso in azienda in un giorno non lavorativo.

La Cassazione ha respinto il ricorso della società
In particolare, va qui ricordato, con riferimento alla vicenda in esame, che risulta accertato che il lavoratore aveva segnalato al capo squadra (anch’egli dipendente della s.n.c.), la pericolosità della situazione in cui si doveva posizione la macchina palettizzatrice e che il capo squadra pur di tanto telefonicamente informato dal dipendente medesimo, aveva dato disposizioni affinché si procedesse ad installare il macchinario.

Da ciò la sentenza ha correttamente desunto che l’infortunio non si era verificato per una condotta del tutto autonoma, abnorme e imprevedibile del lavoratore e ciò a prescindere dal contrario avviso del c.t.u., non vincolante per il giudice di merito.

La sentenza, secondo gli Ermellini, si è, quindi, attenuta al costante insegnamento della Cassazione in tema di cd. rischio elettivo, che esonera il datore di lavoro da ogni responsabilità per l’infortunio patito dal dipendente ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, creando egli stesso condizioni di rischio estraneo a quello connesso alle normali modalità del lavoro da svolgere.

Né può parlarsi, per i Supremi Giudici, di rischio elettivo sol perché una determinata operazione, rientrante nelle mansioni proprie del lavoratore, poteva — in ipotesi — eseguirsi anche diversamente.

Correttamente, poi, la sentenza aveva escluso qualunque responsabilità in capo alla committente tedesca per aver consentito l’accesso in azienda in un giorno non lavorativo, vuoi perché la committente non aveva alcun compito di coordinamento nell’installazione della macchina palettizzatrice, vuoi perché l’apertura dell’azienda in un giorno non lavorativo non ha avuto alcuna incidenza causale nella determinazione dell’infortunio, così come non l’ha avuta la mera presenza del summenzionato argano manuale a fune, che non è stato utilizzato (né poteva esserlo) in occasione dell’infortunio di cui si controverte.

È appena il caso di ricordare che in tanto il committente è tenuto a provvedere, all’interno del proprio cantiere, alle misure di sicurezza dei lavoratori non alle sue dipendenze in quanto egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico – organizzativi dell’opera o del servizio da eseguire, situazione che la sentenza aveva escluso nel caso di specie.

Fonte: Ipsoa.it

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