Indennità di disoccupazione

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L’Inps ha erogato indennità di disoccupazione per il periodo di dicembre nel mese di febbraio dell’anno successivo, applicando per la stessa il regime di tassazione ordinaria.

Ciò ha comportato l’aumento dell’imponibile fiscale dell’anno, con il conseguente superamento del limite di reddito per lo status di familiare a carico. Su richiesta dell’interessato, l’Inps ha rifiutato la modifica del Cud adducendo come spiegazione che gli importi, pur essendo stati erogati a febbraio dell’anno d’imposta successivo, rientrano nei casi di eccezioni previsti “per motivi fisiologici” ed annoverati nella risoluzione ministeriale del 22 giugno 2000 n.90/E, mentre per la scrivente tale caso rientra nelle ipotesi di ritardi di erogazione, previste dalla circ.min. 5 febbraio 1997 n.23/E. Quale interpretazione è corretta?

A rigore di logica, entrambe le posizioni possono essere sostenute. A conforto della tesi della tassazione separata segnaliano che la Corte Costituzionale, con sentenza n.287/1996, ha dichiarato l’art.16, lettera b), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n.917 – nel testo allora vigente – deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non ricomprende tra i redditi ammessi a tassazione separata l’indennità di disoccupazione, corrisposta in periodo d’imposta successivo a quello di riferimento.

Motivando la sentenza, la Consulta afferma che:

“la omessa espressa indicazione di tale indennità tra i redditi soggetti a tassazione separata (art.16) non consente di colmare tale lacuna in via interpretativa, con la conseguenza che il trattamento di disoccupazione viene di fatto ad essere assoggettato al meno favorevole regime del cumulo dei redditi.

Ciò, tuttavia, non appare conforme ai parametri costituzionali invocati atteso che l’indennità in oggetto spetta in luogo della retribuzione che viene a mancare per motivi indipendenti dalla volontà dei prestatori di lavoro. Svolgendo, quindi, una funzione sostitutiva del salario, l’indennità di disoccupazione deve soggiacere allo stesso regime fiscale previsto per il reddito di lavoro dipendente e va così soggetta al regime della tassazione separata ove venga, come nel caso, corrisposta in periodo d’imposta successivo a quello di riferimento.

Invero, le finalità sottese alla previsione dello speciale sistema della tassazione separata, vanno ricercate nella esigenza di attenuare gli effetti negativi derivanti dalla rigida applicazione del “principio di cassa” nei riguardi di redditi formatisi nel corso di periodi d’imposta precedenti quello di percezione delle somme.

Se dunque la ratio dell’istituto in esame è quella di evitare il determinarsi di una iniqua applicazione del meccanismo della progressività dell’Irpef, tale ratio deve a maggior ragione valere nei riguardi dell’indennità di disoccupazione involontaria; la riduzione della misura di tale trattamento in conseguenza della maggior imposizione fiscale derivante dal sistema del cumulo dei redditi, non può ritenersi consentita in quanto l’indennità in questione mira proprio a dare attuazione al precetto dell’art.38, secondo comma, della Costituzione che riconosce ai lavoratori il diritto sociale a che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria”.

Fonte: Maria Rosa Gheido – Esperto Lavoro – Casi e Soluzioni – Ipsoa Editore

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