Indennità di preavviso: quando è dovuta al datore di lavoro?

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L’indennità sostitutiva del preavviso spetta al datore di lavoro in ogni caso di recesso dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato in cui non vi sia stato il preavviso lavorato, a prescindere dalla dimostrazione dell’effettiva sussistenza di un danno per la parte receduta.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore ed il suo datore di lavoro, reo di averlo licenziato in tronco.

Il lavoratore adiva il Giudice del lavoro deducendo di avere lavorato per sei mesi in qualità di addetto alla distribuzione di carburante alle dipendenze del primo e di essere stato licenziato verbalmente in tronco alla scadenza del sesto mese; chiedeva la condanna del datore di lavoro al pagamento di quasi trenta milioni di lire a titolo di differenze retributive e trattamento di fine rapporto nonchè dichiararsi l’illegittimità del disposto licenziamento, con ordine alla resistente di reintegrarlo nel posto di lavoro e di risarcirgli i danni subiti. Il suo ex datore di lavoro resisteva alla domanda, deducendo di averlo assunto con contratto di formazione e lavoro e che il rapporto era cessato il giorno in cui il ricorrente si era allontanato immotivatamente dal proprio posto di lavoro. Concludeva chiedendo il rigetto della domanda e in via riconvenzionale la condanna del ricorrente a versargli l’indennità sostitutiva del preavviso. Il Tribunale rigettava le domande; l’appello proposto da entrambi veniva respinto dalla Corte di secondo grado.

In particolare, per quanto qui di interesse, il ricorso per cassazione presentato dal datore di lavoro aveva ad oggetto il mancato accoglimento della domanda riguardante l’indennità di mancato preavviso. Si lamentava la violazione dell’art.2118 c.c. e della L. n.604 del 1966, art.2 per aver erroneamente ritenuto la Corte d’appello che, al fine di ottenere l’indennitàdi mancato preavviso a seguito delle dimissioni del dipendente, il datore di lavoro dovesse dare concreta prova di aver subito danni.

Il quesito posto, in altri termini, è il seguente: “Il diritto all’indennità sostitutiva del mancato preavviso che sorge per il fatto che il rapporto di lavoro è risolto, spetta al datore di lavoro senza dover dare concreta prova di aver subito alcun danno dal recesso del lavoratore?”.

La Cassazione ha dato ragione, nel caso in esame, al datore di lavoro, con una sentenza che, pur richiamando un recente orientamento, merita qui di essere ricordata proprio perché di estremo interesse per gli operatori.

Ricordiamo che l’istituto del preavviso trova applicazione nelle ipotesi di recesso di una delle parti dal contratto di lavoro a tempo indeterminato ed è finalizzato a consentire al lavoratore di disporre del tempo necessario per reperire un nuovo impiego ed all’imprenditore di sostituire il dipendente dimissionario con altro lavoratore. Pertanto, per effetto dell’istituto in parola, il rapporto di lavoro non si estingue all’atto della comunicazione del licenziamento o delle dimissioni ma esclusivamente allo spirare del periodo di preavviso contrattualmente previsto. Ne consegue che il datore di lavoro è comunque tenuto a corrispondere al lavoratore dimissionario l’indennità sostitutiva del preavviso se, ricevute le dimissioni, allontani il lavoratore dal servizio prima della scadenza del periodo di preavviso.

Peraltro la disciplina suesposta è derogabile dalle parti e l’intervento di un accordo in tal senso può desumersi anche da comportamenti concludenti delle parti, quali l’accettazione senza riserve da parte del lavoratore dell’indennità sostitutiva del preavviso offertagli dal datore di lavoro con dispensa dalla continuazione delle prestazioni. L’obbligo del preavviso non trova applicazione in tutte le ipotesi di dimissioni (o di licenziamento) del dipendente per giusta causa (art.2119 cod. civ.), comportando il recesso per tale titolo l’immediata risoluzione del rapporto. L’istituto del preavviso non è inoltre applicabile in ipotesi particolari, quali la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, la risoluzione del contratto a tempo determinato per scadenza del termine, le dimissioni della lavoratrice madre, la risoluzione ex legge in caso di sospensione per servizio militare.

L’indennità sostitutiva del preavviso è dovuta anche al dipendente dimessosi per giusta causa e con effetto pertanto immediato. In tale ipotesi peraltro, ad avviso della prevalente giurisprudenza, il lavoratore potrà ottenere unicamente l’indennità di preavviso, essendogli preclusa la possibilità di agire per il risarcimento del danno, e non potendo beneficiare delle particolari tutele previste in caso di licenziamento illegittimo o ingiustificato. E ciò sulla base della considerazione che le dimissioni, pur se sorrette da giusta causa, determinano la risoluzione del rapporto per un atto di volontà che viene comunque espresso dal lavoratore.

Tanto premesso, nel caso in esame, la Cassazione, nell’accogliere il ricorso del datore di lavoro, ha ribadito il principio di diritto in massima affermato, ricordando che l’art.2118, secondo comma, cod. civ. prevede l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso in ogni caso di licenziamento individuale che non sia preceduto da periodo di preavviso lavorato.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, l’indennità sostitutiva del preavviso ex art.2118 c.c., comma 2 spetta in ogni caso di recesso dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato in cui non vi sia stato il preavviso lavorato, a prescindere dalla dimostrazione dell’effettiva sussistenza di un danno per la parte receduta.

Fonte: Ipsoa.it

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