Indennità accompagnamento e frequenza: per i minori incassano i genitori

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L’INPS chiarisce che le operazioni relative all’accredito dell’indennità di frequenza o dell’indennità di accompagnamento sono atti di ordinaria amministrazione: sono quindi gestite direttamente da coloro che esercitano la potestà genitoriale per l’assistenza e la cura del minore.

L’INPS risponde alle numerose richieste di chiarimenti in merito alle difficoltà riscontrate da molti cittadini nell’apertura e/o nella gestione di conti corrente o libretti nominativi intestati a minori destinatari di prestazioni assistenziali.

Le operazioni relative all’accredito dell’indennità di frequenza o dell’indennità di accompagnamento – avverte l’INPS – sono da qualificarsi quali atti di ordinaria amministrazione di cui all’art.320, 1° comma, c.c. e pertanto non richiedono alcuna autorizzazione da parte del Giudice tutelare.

Le indennità di accompagnamento e di frequenza sono quindi gestite direttamente da coloro che esercitano la potestà genitoriale per l’assistenza e la cura del minore.

Si tratta, in concreto, di somme a scadenza periodica che non costituiscono proventi da lavoro del minore e non rientrano nel concetto di capitale di cui all’art.320 c.c., che riguarda somme incassate una tantum e destinate a produrre frutti nel lungo periodo.

Le indennità, nell’ambito delle finalità stabilite dalla legge, sono quindi nella piena disponibilità dei genitori senza che si renda necessaria alcuna specifica autorizzazione del giudice.

Ne discende che il rappresentante legale del minore ha facoltà di compiere, senza specifica autorizzazione da parte del giudice, tutti i singoli atti necessari per percepire gli importi spettanti, compresa l’apertura e la gestione di un conto corrente intestato al minore beneficiario della prestazione.

Quanto detto vale anche nel caso di riscossione di eventuali ratei arretrati delle indennità di accompagnamento e di frequenza, non incidendo le modalità di erogazione dell’indennità sulla natura giuridica della stessa.

Fonte: Ipsoa.it

2 Commenti

  1. Purtroppo ad oggi (19/05) sia Poste italiane sia un istituto di credito che ho contattato se ne infischiano di quanto dice l’INPS, e diverse sentenze e continuano a richiedere l’intervento del giudice tutelare. ci vorrebbe un intervento chiarificatore da parte del legislatore ma campa cavallo….

  2. Come spesso accade, un Ente impone una cosa, e altri fanno l’esatto contrario. Invece di semplificare la vita alle persone, non fanno altro che complicarla. Stefano, hai provato a contattare l’INPS per sentire cosa dicono in merito?

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