Incentivi alle assunzioni per i dipendenti degli studi professionali

0
51

Torna nuovamente all’attenzione generale, e purtroppo non in positivo per i datori di lavoro, la problematica relativa alla spettanza delle agevolazioni contributive previste dalla legge n.223/1991 a favore dei lavoratori iscritti a seguito di licenziamenti effettuati da studi professionali. Dopo la posizione della Direzione regionale dell’INPS si attende un intervento chiarificatore a livello centrale.

In particolare, la questione riguarda gli incentivi previsti dagli articoli 8, commi 2 e 4 e 25 comma 9 del provvedimento.
Sull’incentivo, che risulta peraltro molto utilizzato, specie negli ultimi anni per effetto della crisi economica che ha portato numerosi lavoratori, loro malgrado, a trovarsi in possesso del requisito di iscrizione nelle liste di mobilità, è intervenuto l’INPS con il messaggio n.27161 del 21 febbraio scorso, nel quale si afferma che i professionisti non possono usufruire dei benefici contributivi previsti dalla legge 223/1991, poiché la spettanza degli stessi – si legge nel messaggio – ” è subordinata alla qualità di imprenditore del datore di lavoro che effettua il licenziamento ed è quindi esclusa nel caso in cui tale condizione non sussista”.

Una vicenda annosa che sembrava chiusa o quantomeno sopita, posto che sul punto era intervenuto il Ministero del lavoro per chiarire i termini della questione, interpretando in senso estensivo la possibilità di usufruire delle agevolazioni anche per i professionisti così come previsto per le imprese, in presenza peraltro di requisiti soggettivi in capo ai lavoratori, principali destinatari delle finalità della norma.

La posizione dell’INPS è in netto contrasto con quanto chiarito dal Ministero del lavoro
L’interpretazione dell’INPS, dunque, risulta in chiara contrapposizione, in particolare, a quella fornita , tra gli altri, dal Ministero del lavoro nel 2011 in risposta ad uno specifico interpello posto dal Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro e Confprofessioni.

In particolare, nell’interpello n.10/2011 dell’8 marzo 2011, per la Direzione generale delle attività ispettive, i dipendenti degli studi professionali hanno diritto a iscriversi nelle liste di mobilità, con conseguente diritto alle agevolazioni a favore dei datori di lavoro che li assumono ai sensi della legge 223/1991.

Gli stessi lavoratori, inoltre, in presenza di anzianità lavorativa presso lo stesso studio di almeno 12 mesi di cui 6 di lavoro effettivamente prestato, hanno diritto alla indennità di mobilità in deroga.

L’interpretazione trae origine da un importante principio espresso dalla Corte di giustizia europea (causa C/32 del 16 ottobre 2003) che ha ritenuto che la nozione di datore di lavoro sia da intendersi in senso ampio.

Sulla base di tale orientamento, per il Ministero va estesa agli studi professionali la disciplina sulla procedura di mobilità con la conseguenza che i lavoratori da questi dipendenti, licenziati per riduzione di personale, hanno diritto a iscriversi nelle liste di mobilità, anche se senza diritto, tuttavia, alla relativa indennità.

Con vari provvedimenti, spiega il Ministero nell’interpello, il legislatore ha inteso estendere le misure di sostegno del reddito alle categorie di lavoratori normalmente escluse a causa del settore di riferimento, della dimensione aziendale o del tipo di contratto di lavoro, trattandosi di datori di lavoro, anche non imprenditori, non aventi diritto alla cigs, ovvero di aziende che pur avendo diritto alla cigs o alla mobilità ne hanno già fruito superando i limiti di durata.

Il Ministero ha dunque confermato l’applicabiIità della disciplina in materia di mobilità, secondo la disciplina vincente ed anche di quella in materia di mobilità in deroga, anche ai lavoratori subordinati licenziati per motivi di riduzione di personale da parte di studi professionali.

Penalizzati solo i datori di lavoro che operano in Liguria
La posizione dell’INPS, va tuttavia evidenziato non risulta provenire dalla sede centrale (a fornire chiarimenti alle sedi carattere nazionale è generalmente la Direzione centrale per le entrate contributive ), ma da una Direzione regionale, quella della Liguria e pertanto gli effetti nell’immediato si riverbereranno per coloro che si trovano ad operare nelle sedi territoriale di competenza della suddetta sede regionale.

Ciò naturalmente rappresenta certamente un motivo in più per avere chiarezza a livello centrale se quello della sede ligure possa rappresentare la posizione nazionale sulla interpretazione della norma.

Da un lato perché la penalizzazione che subiranno i datori di lavoro che operano in Liguria rappresenta, potenzialmente, una disparità di trattamento rispetto a quanto potrebbe accadere nelle altre regioni, dall’altro perché soprattutto si ritiene poco condivisibile la stessa interpretazione per i motivi già esposti.

Va peraltro evidenziato che già l’Istituto aveva assunto un’analoga posizione con un nota del 5 aprile 2012 in cui aveva sottolineato che, mentre l’assoggettamento alle procedure di licenziamento collettivo prescinde dalla qualità di impresa, al contrario l’applicazione degli incentivi all’assunzione di cui alla legge n.223/91 è subordinata alla qualità di imprenditore del datore di lavoro, che effettua il licenziamento dei lavoratori sulle cui assunzioni sono richiesti gli incentivi.

Una posizione peraltro che non risulta mai stata pubblicata e che comunque aveva suscitato vibrate proteste formali da parte, tra gli altri del Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro e dell’ANCL con note indirizzata all’istituto ed al ministero del lavoro, nel mese di maggio 2012.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here