In caso di macchinario con disfunzioni, il datore deve risarcire

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In caso di macchinario con disfunzioni il datore di lavoro deve provare il caso fortuito. La Sezione Lavoro della Cassazione, affrontando un caso di infortunio del lavoratore, ha ripercorso il proprio orientamento in merito alle diverse ipotesi che possono ricorrere, ribadendo che la responsabilità del datore di lavoro è esclusa dall’abnormità del comportamento del lavoratore o dell’evento verificatosi.

In linea generale, la Cassazione ha ricordato che “il lavoratore che lamenti di aver subito a causa dell’attività lavorativa un danno alla salute, ha l’onere di provare l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi. Quando il lavoratore abbia provato tali circostanze, il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di aver adottato le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno. E la prova ha per oggetto l’adozione delle misure dirette ad evitare l’evento verificatosi, che non si esauriscono tuttavia nell’osservanza di specifiche disposizioni di legge, in relazione al tipo specifico di attività imprenditoriale svolta: comprendono anche quelle (c.d. innominate) che siano necessarie in base alla particolarità del lavoro all’esperienza ed alla tecnica”.

Non solo, sempre avendo riguardo al profilo di responsabilità imputabile al datore di lavoro, la Cassazione ha affermato che: “l’osservanza delle prescrizioni, poi, comprende non solo l’adottare (quale fatto direttamente ed esclusivamente riferibile al datore) le misure necessarie, bensì, ove il concreto funzionamento delle misure esiga la collaborazione del dipendente, controllare che da parte del lavoratore questa collaborazione vi sia. Ed ove questa collaborazione esiga un comportamento del lavoratore, osservare le indicate prescrizioni è anche informare adeguatamente il dipendente della necessità della collaborazione e delle conseguenze derivanti dalla relativa omissione, nonché controllare l’effettiva attuazione del comportamento da parte dei dipendenti. E quando tale comportamento è da attuarsi quotidianamente, è necessario che il datore esegua il relativo controllo con adeguata continuità”.

Sul fronte invece del comportamento e della condotta del lavoratore che può assumere rilievo, la Cassazione ritiene che “la responsabilità del datore è esclusa ove si provi che la condotta del lavoratore è indipendente dalla sfera di organizzazione e dalle finalità del lavoro: ed in tal modo si provi l’estraneità del rischio affrontato dal lavoratore nei confronti di quello connesso alle esigenze ed alle modalità del lavoro da svolgere. L’indipendenza e l’estraneità si identificano nell’assenza di causale connessione fra comportamento del datore ed evento lesivo, e conducono (anche in applicazione dell’articolo 41 Codice Penale) a considerare in tale ipotesi la condotta del lavoratore come causa di per sé sola sufficiente a determinare l’evento, e quindi a qualificarla (nei confronti dell’attività contrattualmente prevista) come abnorme. L’esterna soggettiva imprevedibilità della condotta del lavoratore, anche se fa emergere la possibilità d’una sua colpa, non s’identifica con l’oggettiva abnormità della condotta stessa, in sé considerata (la seconda riguarda il fatto oggettivo – condotta del lavoratore – la prima riguarda l’ipotizzazione di questo fatto da parte del datore). L’imprevedibilità da parte del datore è un minus, nei confronti dei fatti che il datore ha l’onere di provare (l’adozione delle misure necessarie o – alternativamente – l’abnormità del comportamento del lavoratore): pertanto non ha di per sé efficacia esimente, assumendo significato (nella limitata consistenza d’un indizio) solo per la sussistenza di tali fatti, i quali ne costituiscono il presupposto, e dei quali diventa indiretta conseguenza”.

Con riferimento ad un macchinario malfunzionante, la Cassazione ha statuito che “qualora il danno derivi da macchinario mal funzionante cui il lavoratore è stato assegnato ed il danno è stato causato dalla disfunzione, poiché l’obbligo contrattuale lo pone nella necessità di entrare in contatto e di manovrare il macchinario, l’eventualità d’un danno del lavoratore (inconsapevole della disfunzione) è oggettivamente immanente all’uso o manovra del macchinario. E limite della responsabilità datorile non è né l’imprevedibilità (poiché questa immanenza esclude di per sé l’imprevedibilità), né l’osservanza delle generali norme di legge, bensì, in applicazione dell’articolo 2051 Codice Civile il caso fortuito”.

(Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, Sentenza 2 luglio 2008, n.18107: Infortunio lavoratore – Macchinario con disfunzioni – Responsabilità del datore di lavoro – Necessità della prova del caso fortuito).

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