Il quadro delle sanzioni sull’orario di lavoro

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L’attività di vigilanza riguardante l’orario di lavoro si caratterizza, in modo esemplare, per una oggettiva difficoltà operativa e di indagine, necessitando una attenta preparazione dell’intervento ispettivo programmato. Come si svolge l’accesso ispettivo? Quali sono le violazioni sanzionabili e quali le sanzioni applicabili?

Pochi luoghi del diritto del lavoro, al pari delle norme poste a tutela del lavoratore riguardo alla disciplina e all’organizzazione dei tempi di lavoro, appare più denso di rilievo sanzionatorio, in termini di sanzioni penali e amministrative, così come oggi individuate nel corpo del D.Lgs.8 aprile 2003, n.66, per effetto delle modifiche introdotte dal D.Lgs.19 luglio 2004, n.213, ma anche alla luce degli interventi di modifica introdotti dapprima dall’art.41 del D.L.25 giugno 2008, n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133, e in seguito, dall’art.7 della legge 4 novembre 2010, n.183, che hanno completato il lungo percorso di riforma dell’apparato sanzionatorio posto a garanzia di effettività delle disposizioni in materia, tenendo conto delle interpretazioni offerte dalla prassi amministrativa che ha accompagnato l’implementazione normativa.

L’attività di vigilanza riguardante l’orario di lavoro si caratterizza, in modo esemplare, per una oggettiva difficoltà operativa e di indagine, necessitando una attenta preparazione dell’intervento ispettivo programmato. L’ispettore incaricato, infatti, deve assumere tutte le informazioni che si attagliano al caso concreto dell’azienda che si prepara a verificare, con peculiare riferimento ai precedenti ispettivi e sanzionatori a carico della stessa (ad es. al fine di constatare l’eventuale recidiva circa gli obblighi in materia di lavoro straordinario), ma anche con riguardo alla contrattazione collettiva (anche territoriale o aziendale) applicata presso il soggetto da ispezionare (ad es. per puntualizzare le specifiche normative contrattuali rispetto ai periodi di riferimento per il calcolo della media).

Programmata e preparata l’ispezione, i funzionari incaricati si predispongono all’accesso ispettivo e alla conseguente attività investigativa, che nella materia dell’orario di lavoro si concreta fondamentalmente in due momenti di verifica:

– acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori trovati intenti al lavoro: il personale ispettivo ascolta i lavoratori circa lo svolgimento delle prestazioni di lavoro nelle singole dislocazioni orarie giornaliere, settimanali, mensili, periodiche e annuali; sarà specificamente richiesto: come vengano comunicate le variazioni dell’orario di lavoro, se esiste e in che modo viene attuata una turnazione, lo svolgimento di eventuale lavoro straordinario, l’articolazione multiperiodale dell’orario, con specifico riferimento a periodi di inattività o di minore orario settimanale e/o giornaliero, quale sia l’orario normalmente svolto e in base a quali fasce orarie giornaliere e settimanali, quanti e quali riposi giornalieri e settimanali vengano effettivamente goduti e in quali giornate, l’articolazione delle pause, se venga effettuato lavoro notturno e da chi, se vengono effettuate le visite mediche per i lavoratori notturni, se le ferie vengono fatte godere individualmente o collettivamente e in quale misura, secondo quali criteri vengono fatte godere le ferie non fruite nell’anno di maturazione, il verificarsi di eventuali assenze periodiche ricorrenti o prolungate da parte di singoli dipendenti;- acquisizione ed esame della documentazione di lavoro: il riferimento alla documentazione obbligatoria di lavoro, in materia di orario, riguarda essenzialmente il libro unico del lavoro (LUL), di cui all’art.39 del D.L. n.112/2008, convertito nella legge n.133/2008, nonché gli elenchi riepilogativi di cui all’art.4 del D.M.9 luglio 2008; in particolare saranno verificati, nel LUL, il calendario delle presenze con riguardo alla indicazione dei nominativi dei lavoratori e delle ore lavorate di ciascun giorno, nonché alla evidenziazione separata delle ore di lavoro ordinarie e straordinarie e dei motivi delle assenze; attenzione sarà posta, inoltre, sulla registrazione dei riposi settimanali e delle ferie, sulle ore lavorate in regime di turnazione e in notturno, sulle pause e sui riposi compensativi concessi in ragione del lavoro straordinario espletato. Con riferimento ai dati retributivi del libro unico del lavoro, saranno verificati i seguenti elementi: indicazione delle ore lavorate, computo separato delle ore di lavoro straordinario, indicazione e calcolo delle maggiorazioni retributive (straordinario, turno, notturno, festivo), indicazione di permessi, ferie ed eventuali riduzioni di orario (cd. rol) con evidenziazione dell’effettivo godimento e delle ore maturate ma non godute, corrispondenza con i dati registrati nel calendario delle presenze.

Acquisite le dichiarazioni e i documenti, l’indagine ispettiva prosegue con la fase dell’accertamento che viene condotto sostanzialmente secondo i seguenti filoni:

1. verificando i dati risultanti dalle registrazioni relative alle presenze rispetto ai limiti massimi e medi dell’orario di lavoro, al normale orario di lavoro, ai riposi settimanali, alle ferie, al ricorso al lavoro straordinario;
2. incrociando i dati emersi dalle dichiarazioni dei lavoratori con le risultanze del calendario delle presenze (coincidenza o differenza su: ore lavorate, riposi settimanali, lavoro straordinario);
3. incrociando i dati retributivi con quelli relativi alle presenze e alle assenze (corrispondenza o incongruenza rispetto a: ferie, riposi, ore di lavoro straordinario, di lavoro a turni o in notturno e relative maggiorazioni retributive);
4. verificando la corrispondenza dei dati valorizzati nel libro unico del lavoro con le disposizioni normative imposte dalla contrattazione collettiva (ai vari livelli), specie riguardo alle previsioni in materia di: orario normale di lavoro, flessibilità e regimi di orario multiperiodale, durata massima della prestazione di lavoro, periodo di riferimento per il calcolo della media, retribuzione differenziale dei tempi di lavoro, riposi compensativi e lavoro straordinario, forfetizzazione dello straordinario, banca ore, eccezioni e deroghe al riposo settimanale, fruizione delle pause giornaliere, godimento delle ferie, regime delle ferie in orari multiperiodali, modalità di ricorso al lavoro notturno, criteri di identificazione dei lavoratori ai quali non può essere imposto il lavoro notturno.

All’esito dell’accertamento, condotto secondo i profili di indagine sintetizzati, i funzionari ispettivi procederanno a rilevare e a constatare le inosservanze, per poi avviarsi, secondo le specificità proprie delle diverse fattispecie di violazione, appresso separatamente considerate, alternativamente, ma mediante l’unico verbale di accertamento e notificazione, di cui all’art.33 della legge n.183/2010 (Circolare n.41 del 9 dicembre 2010) a: diffidare il datore di lavoro ad adempiere e regolarizzare (art.13, D.Lgs.23 aprile 2004, n.124); accertare l’illecito amministrativo e contestare/notificare la violazione al trasgressore (art.14, legge 24 novembre 1981, n.689); accertare il reato contravvenzionale commesso dal datore di lavoro e procedere con la prescrizione obbligatoria (art.15, D.Lgs. n.124/2004) e con l’informativa alla Autorità giudiziaria (art.347 c.p.p.).

Come noto l’originaria versione del D.Lgs. n.66/2003, che costituisce l’atto normativo con cui il Legislatore italiano ha recepito e attuato le Direttive comunitarie n.93/104/CE (del Consiglio, 23 novembre 1993) e n.2000/34/CE (del Parlamento e del Consiglio, 22 giugno 2000), in esecuzione di quanto previsto dalla legge comunitaria 1° marzo 2002, n.39, non stabiliva alcuna previsione di tipo sanzionatorio nei confronti delle inosservanze degli obblighi, nuovi o confermati, contenuti nel testo legislativo, nonostante le precise disposizioni dell’art.2 della stessa legge n.39/2002. Così in un primo tempo il Legislatore delegato non aveva inteso osservare le indicazioni dettate dall’art.2 della legge n.39/2002 in tema di sanzioni, tanto che il D.Lgs. n.66/2003 dedicava appena mezza riga ai profili sanzionatori dell’orario di lavoro, precisamente nell’art.19, comma 2, che faceva salve «le disposizioni aventi carattere sanzionatorio» dalla abrogazione generale delle norme previgenti non espressamente richiamate.

Nell’esercizio della facoltà concessa dal combinato disposto degli artt.1, commi 1 e 4, e 22 della legge n.39/2002, il D.Lgs. n.213/2004 ha inserito nel corpo del D.Lgs. n.66/2003 una norma, l’art.18bis, col quale è stato introdotto un primo effettivo ed organico sistema sanzionatorio nella riformata materia dell’orario di lavoro, successivamente significativamente novellato. La delicatezza e la complessità sistematica del nuovo apparato sanzionatorio, in effetti, sono state fatte oggetto di approfondita analisi da parte del Ministero del lavoro con Circolare 3 marzo 2005, n.8.

Successivamente il D.L. n.112/2008, convertito in legge n.133/2008, è intervenuto sull’art.18bis del D.Lgs. n. 66/2003, per tentare una prima ricostruzione del sistema sanzionatorio che, ferme restando le ipotesi di reato in materia di lavoro notturno, rispettasse i principi di proporzionalità e di offensività delle diverse violazioni amministrative.

D’altro canto, nel 2010 il “Collegato lavoro” ha intesto rimodulare l’intero impianto punitivo di natura amministrativa, a garanzia dell’effettivo rispetto delle disposizioni in materia, evitando mere replicazioni delle reazioni punitive: l’art.7, comma 1, della legge n.183/2010, infatti, modifica l’art.18bis del D.Lgs. n.66/2003, introducendo per tutte le violazioni una struttura sanzionatoria amministrativa articolata “per soglia”, con riferimento alla violazione dell’art.4, comma 2 (durata massima settimanale), dell’art.9, comma 1 (riposo settimanale), dell’art.10, comma 1 (ferie annuali) e dell’art.7, comma 1 (riposo giornaliero).

I parametri scelti per scalettare le fattispecie di illecito con criteri obiettivi di proporzionalità progressiva, garantendo una coerenza interna all’intero sistema sanzionatorio, sono il numero dei lavoratori coinvolti e la diversa durata delle violazioni, vale a dire il numero dei periodi in cui gli illeciti si sono verificati, e operano disgiuntamente (collocandosi l’illecito in una soglia di sanzioni anche per un solo lavoratore coinvolto in un determinato arco temporale, ovvero un solo riferimento temporale per il numero di lavoratori previsto), impedendo quindi un calcolo moltiplicatore per ciascun illecito e per ciascun lavoratore.

In particolare il riferimento temporale è alla ricorrenza degli illeciti nell’arco di tempo del verificarsi della condotta antidoverosa per durata massima settimanale (periodo quadrimestrale, semestrale o annuale), ferie annuali (anni) e riposo giornaliero (giorno), mentre per quanto attiene al riposo settimanale, fermo restando il tempo dell’adempimento (il periodo di 14 giorni su cui calcolare la media), è stato preso a riferimento il più ampio periodo quadrimestrale, semestrale o annuale, rispetto al quale andrà verificata la ricorrenza degli inadempimenti ai fini della determinazione della sanzione. Inoltre, a ulteriore garanzia di effettività delle tutele, nelle ipotesi ritenute più gravi e incisive, in ragione del numero dei lavoratori coinvolti e della ricorrenza delle violazioni, il Legislatore non ha ammesso il pagamento in misura ridotta.

Fonte: Ipsoa.it

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