Il medico in congedo retribuito non può esercitare l’attività professionale

0
178

Comporta danno erariale l’esercizio di un’attività ambulatoriale, in regime libero professionale, da parte del medico durante il periodo in cui fruiva di un congedo retribuito per assistere la madre, portatrice di handicap. Tale comportamento costituisce una violazione dolosa delle norme disciplinanti il rapporto di servizio.

Questa la decisione della Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Toscana, n.155 del 26 agosto 2014.

La vicenda
Un ginecologo dipendente dell’Azienda Sanitaria, nel 2010, chiedeva la concessione di un congedo retribuito per assistere la propria madre, portatrice di handicap, in quanto figlio unico e convivente. L’Amministrazione accordava quanto richiesto con provvedimento valido per un anno, poi rinnovato sino al 2012. In particolare al medico veniva riconosciuto il diritto di assentarsi dal lavoro nei giorni dal 15 alla fine di ogni mese, con la precisazione che la sospensione del rapporto di lavoro determinava anche la sospensione di ogni altra attività lavorativa ad esso collegata, compresa la libera professione extra muraria.

Da accertamenti della GdF emergeva che il ginecologo non conviveva con la madre malata, e che, durante il periodo di assenza dal servizio, aveva svolto attività in forma privata, in violazione delle norme disciplinanti il rapporto di lavoro.

Conseguentemente veniva quantificato dalla Procura contabile un danno erariale pari alle somme corrisposte dalla ASL al medico nel periodo oggetto di contestazione.

Il professionista nella sua difesa chiedeva innanzitutto la sospensione del procedimento in attesa dell’esito del giudizio penale. Nel merito, in sintesi, contestava che:

a) non vi sarebbe stata alcun impedimento per lo svolgimento dell’attività durante il congedo;
b) in base al verbale di conciliazione sottoscritto tra le parti dopo l’emanazione di un provvedimento disciplinare per i medesimi fatti di causa, la Usl rinunciava a pretese anche risarcitorie “per qualsiasi ulteriore titolo o ragione”, locuzione che renderebbe quindi preclusiva l’azione di responsabilità erariale.

La decisione nella Corte dei Conti
Preliminarmente è stata rigettata la richiesta di sospensione del giudizio per la pendenza del procedimento penale, confermando l’ormai costante giurisprudenza sia di merito che di legittimità sul punto. In sintesi la Corte precisa che la sospensione del processo è eccezionale e ha rilevanza solo nei casi in cui occorra risolvere una questione pregiudiziale, nel caso di specie non sussistente. Diversamente, infatti, verrebbe meno il principio dell’autonomia del giudizio contabile.

Nel merito sono state poi accolte integralmente le richieste del PM.

In particolare la sentenza si sofferma sulla questione del verbale di conciliazione sottoscritto dalla Usl e dal dipendente pubblico, ritenendo quanto in esso previsto irrilevante ai fini del giudizio.

Con tale atto veniva revocata la sanzione disciplinare della sospensione comminata al medico: pertanto lo stesso poteva avere effetti solo tra le parti, non vincolando in alcun modo, nella qualificazione del comportamento del convenuto e nei relativi effetti, l’azione del PM contabile ed il giudizio di responsabilità amministrativa.

Infatti la Procura erariale “agisce in posizione neutrale rispetto all’Amministrazione, nell’interesse della legge ed a difesa del corretto svolgimento della funzione pubblica, essendo irrilevante la posizione assunta in tema dall’amministrazione danneggiata, che non può determinare né l’inerzia né l’azione del Procuratore contabile”.
Sono state così ritenute sussistenti tutte le condizioni per la configurazione della responsabilità erariale del medico nel caso di specie.

Infatti il provvedimento di congedo retribuito espressamente prevedeva la sospensione di ogni altra attività lavorativa e tale condizione era stata oggettivamente e ripetutamente violata, con un comportamento caratterizzato da dolo, quantomeno eventuale, “in quanto – pur nella chiara previsione dell’Amministrazione – il professionista ha accettato il rischio della commissione dell’illecito contabile ritenendo che la sospensione dal rapporto di lavoro non involgesse l’attività libero professionale”.

A ciò va aggiunto che il ginecologo aveva falsamente dichiarato di convivere con la madre invalida. La quantificazione del danno è stata ritenuta pari alla somma degli importi corrisposti al medico nel periodo di congedo e degli oneri contributivi sostenuti, atteso che anche questi ultimi sono stati concretamente versati dall’Usl ad un ente terzo con conseguente diminuzione patrimoniale dell’ente sanitario.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here