Il master

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Una scelta delicata in un mercato del lavoro incerto
Settembre: tempo di bilanci e di decisioni importanti, specie in ambito professionale e formativo. Quando poi le due sfere si toccano, vale a dire quando il conseguimento di un titolo diventa importante per entrare nel mondo del lavoro o per migliorare la propria posizione o carriera, è fondamentale avere le idee ben chiare in testa. Questo per evitare di perdere tempo e denaro, oltre che di vedere deluse le proprie aspettative.

In un mercato del lavoro sempre più incerto, quindi, la scelta di frequentare o meno un master è particolarmente carica di significato, oltre che di conseguenze. È perciò opportuno fare un po’ di luce sull’argomento e cercare di capire se continuare il proprio percorso formativo ha senso oppure no.

Cos’è un Master 
Prima di tutto, bisogna intendersi sul concetto di master, che altre non è che un titolo post laurea di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivo al conseguimento della laurea.
Con l’introduzione della recente riforma, i Master Universitari si differenziano tra primo e secondo livello: si accede ai master di 1° livello a seguito di una laurea triennale, ai master di 2° livello a seguito di una laurea specialistica. Con le lauree quadriennali pre-riforma si può accedere sia ai Master di 1° livello sia ai master di 2° livello. I master di 1° livello sono caratterizzati da multidisciplinarietà, mentre i master di 2° livello sono indirizzati alla massima specializzazione. La differenza sostanziale tra i master universitari e corsi analoghi organizzati da altri enti consiste nel fatto che soltanto i primi fanno acquisire un titolo accademico legalmente riconosciuto. Esistono poi i Master in Business Administration, quelli per Executive, o per specialisti, volti ad approfondire delle competenze specifiche.

Perché fare un master?
I motivi che posssono spingere alla scelta di frequentare un master possono essere i più diversi.
Sempre più spesso i master sono “post-experience”, vale a dire che a frequentarli sono persone che hanno già avuto un’esperienza aziendale di 3-5 anni e che vogliono sistematizzare meglio quanto hanno già provato sul campo, consolidando ulteriormente la propria professionalità.
In linea generale però chi decide di continuare gli studi subito dopo la laurea può farlo perché vuole una professionalità specifica e spendibile, avvertendo come inadeguata dal punto di vista strettamente operativo la propria preparazione universitaria.
In particolare, un master può rivelarsi utile per agevolare l’ingresso all’interno di organizzazioni complesse attraverso una più approfondita conoscenza di nozioni di natura economica, organizzativa e gestionale.
Svolgere un master può essere importante anche per provare a entrare nel mondo del lavoro grazie allo stage che completa questo tipo di proposta educativa. In ogni caso, raramente i master possono dare garanzie di placement assolute, e non bisogna quindi né pensarli come delle panacee miracolose in termini occupazionali, né come riempitivi post-lauream, in attesa di tempi migliori.
Per quel che riguarda una ricaduta in termini retributivi, secondo la recentissima «Quinta indagine sui neolaureati», elaborata dall’Associazione dei direttori delle risorse umane e da Monster Italia, per oltre la metà dei direttori del personale essere in possesso di questo titolo non garantisce una busta paga più pesante.

Come scegliere un master
Proprio in virtù di quanto finora esposto, stabilire quale master frequentare è una decisione decisamente delicata, anche perché costituisce un importante investimento a livello economico, oltre che di tempo e di risorse. I parametri da verificare nella scelta sono di diversi tipi: va di fatto valutata nel suo complesso la sua serietà e autorevolezza, prendendo in considerazione fattori di vario genere.
In primo luogo, va vagliato il piano didattico, capendone l’attuale portata e la sua “spendibilità”. Ci si dovrà pertanto interrogare su quanto siano effettivamente richieste le professionalità che il master si ripromette di formare, sforzandosi di analizzare il mercato attuale. In questo senso, può essere utile concentrare i propri sforzi in tre direzioni. Da un lato, sfruttare i differenti canali a disposizione per cercare lavoro (siti Web di e-recruitment, quotidiani, periodici specializzati) e individuare le figure più apprezzate in questo periodo dalle aziende.
In seconda battuta, vanno richieste agli organizzatori del master (e magari anche a chi l’ha già frequentato negli anni precedenti) informazioni dettagliate circa il placement che viene prospettato, cioè l’insieme delle attività che agevolano l’inserimento nel mondo del lavoro di chi ha frequentato il master.
Da ultimo, si devono considerare con attenzione i partner e i patrocinatori del progetto formativo, così da coglierne la credibilità e i reali collegamenti con il mondo del lavoro, non dimenticando di ponderare anche l’autorevolezza del comitato scientifico e del corpo docente.
Un ulteriore accertamento da fare per decretare la validità di un master è il suo accreditamento Asfor. Tale associazione ha avviato più di quindici anni fa il “Processo di Accreditamento dei programmi Master”, monitorando costantemente la qualità dei sistemi formativi.

Fonte: Silvia Zanella – monster.it

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