Il lavoro occasionale accessorio: indicazioni INPS

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Con circolare n.49 del 29 marzo 2013 l’INPS ha reso note le prime indicazioni relative alla gestione del lavoro occasionale accessorio in rapporto all’Istituto dopo le rilevanti modifiche apportate dalla L.92/2012, meglio conosciuta come riforma Fornero del mercato del lavoro. Le principali modifiche apportate consistono nell’integrale sostituzione dell’articolo 70 e parziale modificazione dell’articolo 72 del decreto legislativo n.276 del 2003 e successive modificazioni. Sulla materia sono inoltre intervenute le circolari del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n.18 del 18 luglio 2012 e n.4 del 18 gennaio 2013.

Nuovo quadro normativo
La nuova normativa definisce le prestazioni di lavoro accessorio quelle attività lavorative di natura “meramente occasionale” che non danno luogo a compensi complessivamente percepiti dal prestatore superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti.

Inoltre le prestazioni di natura meramente occasionale svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, non possono comunque superare i 2.000 euro annui, con riferimento a ciascun committente.

E’ possibile ricorrere al lavoro occasionale accessorio in agricoltura:

– per attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;

– per attività agricole svolte a favore di operatori agricoli non soggetti ad IVA, che non possono essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Tipologie di prestatori e attività
Il lavoro occasionale di tipo accessorio nella nuova disciplina non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito già descritto sopra per studenti, pensionati e attività agricole stagionali.
Quindi con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo dal 18/07/2012, data di entrata in vigore della L.92/2012, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto.

L’unica limitazione, per finalità anti elusive  riguarda i lavoratori subordinati, il lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente. Questo per evitare ad esempio di pagare gli straordinari con i buoni lavoro.

Lavoratori percettori prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito
Per l’anno 2013 la possibilità per i lavoratori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito di effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare.

Il limite dei 3.000 euro (da intendersi al netto dei contributi previdenziali) è riferito al singolo lavoratore; pertanto va computato in relazione alle remunerazioni da lavoro accessorio che lo stesso percepisce nel corso dell’anno solare, sebbene legate a prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori di lavoro.

Impresa familiare
A far tempo dal 18 luglio 2012, anche l’impresa familiare rientra nell’ambito della disciplina generale e potrà ricorrere al lavoro occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività, con l’osservanza dei soli limiti economici previsti dalla nuova normativa, pari a 2.000 euro annui, trattandosi di committenti imprenditori commerciali o professionisti.

Limite economico
Il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore:

– a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 6.666 € lordi;
– a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 € lordi;
– a 3.000 euro per anno solare per i prestatori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

I nuovi buoni lavoro
Un aspetto rilevante rispetto alla normativa previgente è rappresentato dall’indicazione della natura oraria del buono lavoro commisurata alla durata della prestazione.

Con riferimento al valore orario del voucher il Ministero ha chiarito che, fermo restando il suo valore “nominale”, in attesa della nuova determinazione dell’importo orario dei buoni lavoro , in considerazione delle specificità del settore agricolo è possibile, esclusivamente in tale settore, fare riferimento alla retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata come individuata dalla contrattazione collettiva di riferimento comparativamente più rappresentativa.

Fonte: lavoroediritti.com

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