Il lavoro notturno: Divieti e controlli per la tutela del lavoratore

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La disciplina del lavoro notturno è finalizzato ad assicurare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e per questo l’apparato sanzionatorio è principalmente di natura penale. Ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs. n.66/2003 si intende per “periodo notturno” quel periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, mentre è definito “lavoratore notturno”:

1. qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
2. qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga per almeno 3 ore lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.

Come specificato dalla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva nell’interpello n.388 del 12.4.2005, i suddetti requisiti vanno intesi come alternativi per cui è sufficiente che ne sia presente uno solo perché il lavoratore sia assoggettabile alla disciplina prevista per i lavoratori notturni.

Divieti assoluti e relativi
Dato il particolare stress psico-fisico del lavoro notturno la legge stabilisce il divieto assoluto di far prestare attività lavorativa alle donne dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza e fino all’anno del bambino, chiaramente è necessario che la lavoratrice avverta il suo datore di lavoro della sua gravidanza. Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno:

a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni
c) la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della L. n.104/92.

Quanto al diritto del padre convivente con la madre del bambino, si precisa che essendo la donna la titolare del diritto in questione, per poterne usufruire il padre è necessario che la madre sia tenuta a lavorare di notte e rinunci ad esercitare il suo diritto. Comunque, nei casi di non obbligo, il dissenso va espresso sempre in forma scritta e comunicato al datore di lavoro entro le 24 ore anteriori il previsto inizio della prestazione notturna.

La violazione del divieto di adibire le donne al lavoro, dalle 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, è punita con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 516 euro a 2.582 euro.

La stessa sanzione si applica nel caso in cui le categorie di lavoratrici e lavoratori di cui alle lettere a), b), c) suddette siano adibite al lavoro notturno nonostante il loro dissenso, espresso nella forma e nei termini sopra specificati.

La prescrizione obbligatoria ex art.15 del D.lgs. n.124/2004 è applicabile per cui, alla cessazione del comportamento illegale il datore di lavoro sarà ammesso a pagare una sanzione pari ad € 645,50.

Limiti
Per quanto attiene la durata del lavoro notturno, l’art.13 del D.Lgs. n.66/2003 stabilisce che l’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite.

Il Ministero del Lavoro con circolare n.8/2005 ha specificato che, in mancanza di una esplicita previsione normativa, il limite può essere applicato su di un periodo di riferimento pari alla settimana lavorativa. Il mancato rispetto della disposizione è punito con la sanzione amministrativa da € 51 ad € 154 per ogni giorno e per ogni lavoratore adibito al lavoro notturno oltre i limiti previsti dalla legge o contrattuali.

La circolare ministeriale citata ritiene applicabile la diffida ex art.13 del D.Lgs. n.124/2004, per cui nonostante diverso parere della dottrina supportato dal fatto che l’illecito è di tipo commissivo, il datore di lavoro potrà essere ammesso al pagamento del minimo pari ad € 51 per ogni giorno e per ogni lavoratore.

La sanzione ridotta ex art.16 della L. n.689/81 è pari ad € 51,33 per ogni giorno e per ogni lavoratore adibito al lavoro notturno oltre i limiti.

Controlli preventivi e periodici
Il comma 1 dell’art.14 del decreto legislativo stabilisce che il datore di lavoro deve, a sue spese, sottoporre i lavoratori notturni a controlli preventivi e periodi almeno ogni due anni, per verificare l’assenza di controindicazioni allo svolgimento del lavoro notturno.

Il mancato rispetto dei controlli preventivi e periodi è punita con l’arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 1549 ad € 4131. Anche in questo caso è applicabile la prescrizione obbligatoria ex art.15 del D.lgs. n.124/2004 per cui, alla cessazione del comportamento illegale, il datore di lavoro sarà ammesso a pagare una sanzione pari ad € 1032,75.

Fonte: Rossella Schiavone – Il Quotidiano Ipsoa – Ipsoa Editore

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