Il lavoratore può rifiutare il trasferimento

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In base all’art.1460 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n.4060 del 19 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile). Guido A. dipendente della S.p.A. Imat Felco, azienda commerciale, ha svolto sino al luglio 2003 le mansioni di responsabile della filiale di Cantù con qualifica di secondo livello. Gli è stato poi comunicato il trasferimento a Como con assegnazione delle mansioni di commesso. Egli ha rifiutato di eseguire il trasferimento, sostenendo che esso avrebbe comportato un grave demansionamento, anche perché le mansioni di commesso erano proprie della qualifica di IV e V livello. Nel settembre del 2003 l’azienda lo ha licenziato con motivazione riferita al mancato adempimento alla disposizione di trasferimento. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Como, sostenendo che l’azienda, trasferendolo a Como come commesso, si era resa inadempiente all’obbligo, derivante dall’art.2103 cod. civ., di non modificare in peggio le sue mansioni e che pertanto il suo rifiuto di dar corso al provvedimento aziendale doveva ritenersi giustificato in base all’art.1460 cod. civ.. Questa norma stabilisce che nei contratti con prestazione corrispettive ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere alla sua obbligazione, se l’altro non adempie.

Il Tribunale ha rigettato il ricorso, in quanto ha ritenuto che il rifiuto del lavoratore di trasferirsi da Cantù a Como motivato con il fatto che l’esercizio delle nuove mansioni avrebbe costituito un demansionamento, costituiva una grave inadempienza, poiché, da un lato, di demansionamento si poteva parlare solo in caso di esercizio delle mansioni, dall’altro il ricorrente aveva reagito al trasferimento con l’autotutela, strumento non consentito dalla legge, anche a fronte della rassicurazione del datore di lavoro circa l’equivalenza delle mansioni (equivalenza, in ogni caso, ritenuta dal Tribunale). Questa decisione è stata integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Milano che, in base alle risultanze documentali (in particolare la corrispondenza interna tra le parti), alle deposizioni dei testi e alle declaratorie contrattuali relative a qualche e mansioni, ha ravvisato che al trasferimento a Como si accompagnava un palese demansionamento e pertanto ha ritenuto giustificato il rifiuto opposto dal lavoratore alla disposizione aziendale. La società ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione impugnata per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n.4060 del 19 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile) ha rigettato il ricorso, richiamando la sua giurisprudenza secondo cui “l’illegittimo comportamento del datore di lavoro consistente nell’assegnazione del dipendente a mansioni inferiori a quelle corrispondenti alla sua qualifica può giustificare il rifiuto della prestazione lavorativa, in forza dell’eccezione di inadempimento di cui all’art.1460 cod. civ., purché la reazione risulti proporzionata e conforme a buona fede”. Il giudice, ove venga proposta dalla parte l’eccezione “inadimplenti non est adimplendum” – ha affermato la Corte – deve procedere ad una valutazione comparativa degli opposti inadempimenti avuto riguardo anche alla loro proporzionalità rispetto alla funzione economico-sociale del contratto e alla loro rispettiva incidenza sull’equilibrio sinallagmatico, sulle posizioni delle parti e sugli interessi delle stesse; tale valutazione rientra nei compiti del giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se assistita da motivazione sufficiente e non contraddittoria; non si può ritenere che sussista una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali, che imponga l’ottemperanza agli stessi fino a un contrario accertamento in giudizio.

La sentenza impugnata – ha osservato la Corte – esaminate attentamente le risultanze documentali (in specie la corrispondenza intercorsa) e testimoniali nonché le declaratorie contrattuali, ha correttamente concluso che risultava provato in causa che al trasferimento a Como si accompagnava un palese demansionamento.

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