Il Jobs Act “liberalizza” lo staff-leasing

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Il decreto di riordino dei contratti, attuativo del Jobs Act, ridisegna i limiti e le modalità di gestione del rapporto di somministrazione a tempo indeterminato, o staff leasing: se da un lato viene esteso il campo di applicazione dell’istituto contrattuale, eliminandone le causali, dall’altro si stabilisce un limite percentuale all’utilizzo, pari al 20%, calcolato sul totale dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa utilizzatrice. Tuttavia, in caso di sforamento di detto limite, non scatta la conversione automatica del contratto da determinato a indeterminato, ma soltanto una sanzione pari al 50% della retribuzione mensile. Si prevede inoltre la facoltà per i contratti collettivi di lavoro di stabilire regole diverse da quelle contenute nel Jobs Act.

Il decreto legislativo, che attua la delega prevista dal Jobs Act in materia di riordino delle tipologie contrattuali, dedica l’intero capo IV alla disciplina dei rapporti di lavoro in somministrazione gestiti dalle Agenzie iscritte nell’apposito albo istituito presso il Ministero del Lavoro, siano essi:

– a tempo determinato;
– a tempo indeterminato (c.d. staff leasing)

Ai sensi del decreto definitivamente approvato lo staff leasing sarà utilizzabile da qualsiasi azienda, a prescindere dal settore di attività, senza necessità di fornire indicazione alcuna in contratto e per il reperimento di qualunque professionalità.

Il legislatore prosegue dunque nel percorso già intrapreso, a marzo dello scorso anno, con l’eliminazione delle causali per la somministrazione a tempo determinato.

Discipline a confronto

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Il contratto di somministrazione di lavoro deve essere stipulato in forma scritta e contenere i seguenti elementi:
· estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratore;
· numero dei lavoratori da somministrare;
· indicazione di eventuali rischi per la salute e la sicurezza del lavoratore e le misure di prevenzione adottate;
· data di inizio e la durata prevista della somministrazione di lavoro;
· mansioni e inquadramento dei lavoratori;
· luogo, orario di lavoro e trattamento economico e normativo spettante.

Per tutta la durata della missione presso l’utilizzatore, i lavoratori del somministratore hanno diritto, a parità di mansioni svolte, a condizioni economiche e normative non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello presso l’utilizzatore. In caso di assunzione a tempo indeterminato, il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina generale sui rapporti a termine, anch’essa innovata dal medesimo decreto. Il termine inizialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata previsti dal contratto collettivo applicato dal somministratore.

L’utilizzatore resta obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e a versare i relativi contributi previdenziali, salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore.

Si ricorda che il lavoratore somministrato non è computato nell’organico dell’utilizzatore ai fini della applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Vincoli e limiti di utilizzo in capo all’utilizzatore

A tempo indeterminato
Ai sensi del decreto in pubblicazione, il numero dei lavoratori somministrati con contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato non può superare il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore:
– al 1° gennaio dell’anno di stipula del predetto contratto;
– al momento della stipula del contratto di somministrazione, se l’attività aziendale è stata avviata nel corso dell’anno.

N.B.: Possono essere somministrati a tempo indeterminato esclusivamente i lavoratori assunti dal somministratore a tempo indeterminato.

A tempo determinato
La somministrazione di lavoro a tempo determinato è utilizzata nei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi applicati dall’utilizzatore.

È in ogni caso esente da limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di:
· soggetti disoccupati che godono, da almeno sei mesi, di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali;
· di lavoratori «svantaggiati» o «molto svantaggiati» (art.2 n.4 e 99 del regolamento UE n.651/2014).

Divieto di somministrazione
Il contratto di somministrazione di lavoro è vietato:

· per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
· presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;
· presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario, in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro;
· da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

L’apparato sanzionatorio
1. Mancanza di forma scritta: il contratto di somministrazione di lavoro è nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore;
2. Somministrazione di lavoro al di fuori dei limiti e delle condizioni previste dalla legge: costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo, con effetto dall’inizio della somministrazione. In questo caso, tutti gli atti compiuti o ricevuti dal somministratore nella costituzione o nella gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti o ricevuti dal soggetto che ha effettivamente utilizzato la prestazione.
3. Violazione dei divieti o del nuovo limite numerico posti per il ricorso alla somministrazione, ovvero mancanza di uno o più elementi tassativamente indicati dalla legge: sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1.250.

Fonte: Ipsoa.it

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