Il dipendente che rifiuta la trasferta può essere licenziato

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Il lavoratore, salvo diverse pattuizioni, è obbligato, tenuto conto delle mansioni a Lui affidate e della tipologia dell’azienda di appartenenza a recarsi in trasferta su richiesta del datore di lavoro. La trasferta infatti si differenzia dal trasferimento che richiede la sussistenza di comprovate ragioni di ordine tecnico, organizzativo, per non essere un mutamento totale del luogo della prestazione e per non comportare pertanto significativi mutamenti alla vita privata del lavoratore.

Per tale motivo deve essere attentamente considerata la natura della trasferta, per quanto attiene il luogo di destinazione e la durata.
Nel caso concreto trasferimento per circa due mesi, azienda con impegni diffusi sul territorio, lavoratore ad elevata specializzazione, ritengo che sussistano tutti i requisiti per la obbligatorietà della trasferta.
Il contratti collettivo nella parte impiegati prevede l’istituto della trasferta, anche se non ne menziona l’obbligatorietà come nella parte operai.
Ritenuta la sussistenza della violazione di un obbligo contrattuale e quindi disciplinare anche sulla base dell’articolo 2104 del codice civile. Resta da vedere la sanzione applicabile.

La giurisprudenza reperita in materia considera il rifiuto della trasferta come un atto di insubordinazione cui può conseguire il licenziamento.

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