Il contratto di lavoro può essere annullato per assenza?

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Vorrei sapere se il contratto di lavoro, ove il dipendente non si sia mai presentato per svolgere attività lavorativa, senza mai fornire alcuna giustificazione, possa essere risolto annullando l’assunzione e comunicando al dipendente il suddetto annullamento.

Prima di rispondere al quesito posto dall’abbonato, occorre premettere che la formulazione dello stesso appare carente, non da ultimo anche sotto il rilevante profilo dell’indicazione del tempo trascorso dalla data in cui avrebbe dovuto aver inizio la prestazione.
In mancanza di elementi precisi inerenti la fattispecie e la caratterizzazione della medesima, la risposta non potrà che essere astratta e non esaustiva.

Ciò premesso, si precisa innanzitutto che la soluzione ipotizzata dall’abbonato – vale a dire l'”annullamento” dell’assunzione – non è possibile. Si osserva invece che, laddove l’inizio della prestazione lavorativa fosse atteso e previsto solo alcuni giorni fa, il datore di lavoro ben potrebbe essere ancora in tempo per contestare disciplinarmente al lavoratore l’assenza ingiustificata dal lavoro, concedendogli il termine (previsto dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di settore) per rendere le giustificazioni; al termine dell’iter disciplinare così avviato, il datore di lavoro, una volta valutate le (eventuali) controdeduzioni del lavoratore, potrà decidere se e quale sanzione (finanche espulsiva, ricorrendone eventualmente le condizioni) adottare nei confronti del dipendente.

Ove, diversamente, sia trascorso un lungo lasso di tempo dalla data prevista per l’inizio della prestazione lavorativa, la contestazione disciplinare inerente l’assenza ingiustificata sarebbe intempestiva (e quindi invalida), mentre potrebbe essere possibile qualificare la condotta del dipendente alla stregua di dimissioni rese per fatti concludenti.

In altri termini, si potrebbe sostenere che il dipendente, non presentandosi al lavoro e non giustificando in alcun modo la propria assenza per un lungo ed ininterrotto arco temporale, abbia posto in essere una condotta dalla quale è possibile evincere la sua volontà di risolvere il rapporto di lavoro.

Qualora fosse questa la situazione in cui versa l’abbonato, egli potrebbe – sul presupposto di non essere a questo punto più interessato alla prestazione lavorativa del soggetto – procedere a comunicare al dipendente di prendere buona nota della volontà dello stesso di risolvere per fatti concludenti il rapporto di lavoro e, conseguentemente, effettuare le relative comunicazioni agli Enti inerenti l’intervenuta risoluzione del rapporto (per dimissioni palesate tramite fatti concludenti).

Ovviamente, tale eventuale posizione aziendale potrebbe ingenerare un contenzioso con il dipendente, circa gli esiti del quale non è possibile, considerata la scarsità di informazioni a nostra disposizione, rendere alcuna precisa indicazione.

Fonte: Francesco Rotondi – Esperto Ipsoa – Ipsoa Editore

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