Il congedo matrimoniale

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Il congedo matrimoniale è una licenza straordinaria concessa ai lavoratori dipendenti in occasione del matrimonio. Si tratta di un congedo retribuito, durante il quale il lavoratore è considerato, ad ogni effetto ,in attività di servizio. Il congedo matrimoniale è espressione di un principio costituzionale (art.31, c.1, Cost): infatti il congedo ha la finalità di agevolare la famiglia nella fase cruciale della sua costituzione.

Le norme che disciplinano la licenza matrimoniale sono atti aventi forza di legge risalenti nel tempo, ma ancora vigenti:

• il Regio decreto legge n.1334/1937, che ha introdotto a favore del personale impiegatizio, sia del settore pubblico che privato, il diritto a un congedo straordinario non eccedente la durata di giorni quindici, durante il quale «l’impiegato è considerato ad ogni effetto in attività di servizio»;
• l’Accordo collettivo interconfederale del 31 maggio 1941 (avente validità erga omnes) che ha previsto, per i lavoratori con qualifica non impiegatizia dell’industria e dell’artigianato, un congedo di 8 giorni di calendario;
• l’art.15 della legge n.339/1958, che ha stabilito per i lavoratori domestici un permesso di quindici giorni consecutivi per il quale è dovuta la normale retribuzione in denaro e in natura.

Il congedo matrimoniale è ormai un istituto tipico del rapporto di lavoro: previsto in origine per categorie ben determinate di lavoratori, è stato, infatti, successivamente recepito dalla contrattazione collettiva di categoria che lo ha gradualmente esteso a tutti i lavoratori dipendenti.

Il congedo spetta «in occasione di matrimonio». Il matrimonio tutelato è solo quello avente effetti civili. Il matrimonio religioso non produce direttamente effetti giuridici, ma solo in quanto trascritto nei registri di stato civile.
Il congedo matrimoniale spetta ad entrambi i coniugi quando l’uno e l’altro ne abbiano diritto.
Se il lavoratore è cittadino di uno stato che ammette la poligamia, l’assegno è concesso per una sola volta, salvi il caso di successivo matrimonio a seguito di morte del coniuge o di divorzio (Inps, circ. n.190/1992).
In via generale il diritto può spettare più volte nella vita, solo rispettando la suddetta condizione.

Durata: regola generale
La durata del congedo è, in via generale, fissata in quindici giorni di calendario. La durata contemplata nel R.d.L. n.1334/37 è stata, infatti, successivamente recepita da molti contratti collettivi.
La durata di otto giorni prevista dall’Accordo del 31/05/1941 a favore degli operai delle imprese industriali e artigiane trova spesso un’estensione a quindici giorni ad opera della successiva contrattazione collettiva che ha ampliato l’istituto.

A fronte di un’eventuale istanza del lavoratore di potersi assentare per un periodo superiore a quello contrattualmente previsto, pur facendo salva l’ipotesi di un accordo individuale fra le parti che risulti di miglior favore rispetto alla previsione del Ccnl, le giornate eccedenti possono eventualmente essere considerate come periodo feriale ed essere oggetto di specifica negoziazione.

Dato che il congedo è concesso in occasione di matrimonio, in via generale, la licenza matrimoniale deve essere fruita a decorrere dal matrimonio stesso o porsi in un arco temporale successivo molto prossimo allo scopo di non perdere la correlazione con l’evento che lo legittima.
Di regola, il congedo non può essere differito. L’accordo 31 maggio 1941, prevede un differimento a fronte di gravi motivi aziendali che non ne consentano l’immediato godimento, ma a condizione che lo stesso venga fruito non oltre 30 giorni dal matrimonio.
In via generale, il congedo è continuativo e non può essere frazionato in più periodi. In caso di concomitanza con altre assenze tutelate (ad esempio malattia o festività) non si verifica la sospensione con conseguente prolungamento del congedo.

A tutela dell’effettiva fruizione del congedo matrimoniale, l’art. 2 dell’accordo 31 maggio 1941 stabilisce che l’assenza non debba essere computata nel periodo delle ferie annuali e non possa essere considerata, in tutto o in parte, come periodo di preavviso di licenziamento.

Visto che il congedo matrimoniale rappresenta, per il lavoratore, un diritto da vantare per giustificare (e vedersi retribuire) un’assenza effettuata in occasione di tale evento, si ritiene che l’istituto non si concili con la possibilità di una rinuncia a fronte dell’erogazione di un’indennità sostitutiva. Tale interpretazione non è derogabile con riferimento al congedo indennizzato dall’Inps, come oltre specificato.
Si segnala, tuttavia, una diversa pronuncia della Corte di Cassazione (sent. n.1935/1991). A fronte della fruizione del congedo per un periodo inferiore a quello previsto dalla regolamentazione contrattuale, la Corte ha ravvisato un’ipotesi di parziale inadempimento del datore di lavoro, con conseguente obbligo per questi di corrispondere la retribuzione per i giorni residui. L’inadempimento si configura anche quando la ripresa del lavoro sia avvenuta in via anticipata per volontà del lavoratore.

Certificato di matrimonio
La legittimità della fruizione del congedo è subordinata alla produzione di idonea documentazione proveniente dagli archivi di stato civile del Comune di iscrizione anagrafica (certificato di matrimonio).
I Ccnl di solito riprendono le tempistiche previste dall’accordo 31 maggio 1941 ai fini della fruizione dell’assegno ivi contemplato: i dipendenti, quindi, devono consegnare il certificato di matrimonio nei 30 giorni successivi all’inizio del periodo di congedo.
Alcuni contratti accordano un maggiore lasso di tempo (ad esempio 60 giorni agli impiegati, come previsto dall’art.9 del vigente Ccnl Orafi e argentieri artigiani).

Fonte: Flavia Martinelli – shop.wki.it

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