I fondi pensione Perseo e Sirio verso la fusione

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Perseo e Sirio avvieranno a breve un percorso di fusione. L’obiettivo esplicitato è quello di aumentare le masse critiche con una significativa riduzione dei costi. Da non sottovalutare poi le possibili sinergie nell’ottica di un rafforzamento delle strategie di informazione, comunicazione e promozione tra i lavoratori interessati.

Come reso noto in una intervista dal Presidente di Perseo, Maurizio Sarti, pubblicata sul sito della medesima forma pensionistica complementare (www.fondoperseo.it), si prospetta una razionalizzazione nei fondi pensione del pubblico impiego.

L’intenzione manifestata è quella di addivenire ad una fusione tra Sirio (al 31 dicembre 2013 1610 iscritti secondo l’ultimo Bollettino Mefop ed una percentuale di adesione dello 0,39 per cento) e Perseo (8752 iscritti e 0.73 per cento di adesione).

L’obiettivo esplicitato è quello di attivare opportune economie di scala con una significativa riduzione dei costi . Da non sottovalutare poi le possibili sinergie nell’ottica di un rafforzamento delle strategie di informazione, comunicazione e promozione tra i lavoratori interessati.

La non conoscenza degli strumenti e del funzionamento della previdenza complementare, rilevata come una delle principali cause della non adesione degli italiani da tutte le più recenti indagini, per i dipendenti pubblici si accompagna a particolarità che rendono meno agevole la scelta i aderire ad un fondo pensione. I dipendenti pubblici, infatti, quando si iscrivono ad un fondo pensione devono misurarsi con le peculiarità della virtualità e, se sono in regime di Tfs, devono anche familiarizzare con il Tfr poiché l’iscrizione al fondo pensione comporta la trasformazione del loro Trattamento del fine servizio nel Tfr.

Queste peculiarità, se non comprese, possono determinare incertezza e disorientamento che, a loro volta, possono indurre a rinviare la scelta.

La situazione attuale
E’ importante dare allora uno sguardo alla situazione attuale, attingendo al Quarto rapporto annuale pubblicato dall’Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego. Abbandonata l’originaria idea di cinque fondi per l’intera platea dei contrattualizzati, la situazione, classificata in funzione dei destinatari, è la seguente:

[blockquote style=”3″]Scuola: il Fondo Esperoè stato istituito con l’accordo del 14 marzo 2001 e dopo la realizzazione dello statuto e del regolamento elettorale è stato costituito mediante rogito notarile il 17 novembre 2003. Operativo dal 1° gennaio 2005, è attualmente il quinto per numero di iscritti tra i fondi negoziali nazionali.
Destinatari del fondo sono tutti i lavoratori – dirigenti, personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario – del comparto scuola e quelli appartenenti all’attuale comparto delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale.

Possono aderire, anche, i lavoratori delle scuole private e della formazione professionale, a seguito di specifici accordi contrattuali.

Gli aderenti ad Espero, dipendenti della scuola pubblica, attualmente rappresentano il 10 per cento del totale dei dipendenti della scuola in servizio al 31 dicembre 2012, mentre rappresentano circa il 28 per cento dei dipendenti già in regime di TFR (assunti dopo il 1° gennaio 2001 e personale con contratto a tempo determinato).
Regioni, autonomie locali e sanità: il Fondo Perseoè stato istituito il 14 maggio 2007 e costituito in data 21 dicembre 2010.

Il Fondo può contare su un bacino di utenza di oltre un milione e duecentomila addetti, afferenti ai comparti di contrattazione delle regioni ed autonomie locali e sanità.

Occorre tener conto, anche, che le aree della dirigenza medico-veterinaria e della dirigenza sanitaria, tecnico amministrativa hanno scelto di aderire al Fondo Perseo il 5 marzo 2008. Con la sottoscrizione di appositi accordi potrà essere ricompreso nel Fondo Perseo anche il personale dei settori affini come: enti regionali, Anci, Cinsedo, Unioncamere, case di cura private o ospedaliere gestite da enti religiosi, imprese eroganti servizi socio-sanitari.
Dal 15 settembre 2012 è attivo e sta raccogliendo le adesioni.[/blockquote]

Ministeri, enti pubblici non economici, presidenza del consiglio dei ministri, ente nazionale aviazione civile e consiglio nazionale dell’economia e del lavoro: il Fondo Sirioè stato istituito con l’accordo del 1° ottobre 2007 e costituito il 14 settembre 2011. Il Fondo può contare su un bacino di potenziali aderenti di circa 350.000 lavoratori, tenuto conto che interessa anche i dipendenti delle università e degli enti di ricerca e delle agenzie fiscali, che hanno definitivamente aderito il 4 ottobre 2012.

In merito, occorre ricordare che i lavoratori delle agenzie fiscali (entrate, territorio e dogane) erano già individuati nell’accordo istitutivo quali potenziali aderenti, a condizione della sottoscrizione di un apposito accordo di adesione, mentre l’agenzia del demanio aveva già espresso la volontà di aderire al costituendo fondo Sirio il 13 aprile 2007. Discorso analogo, ma parzialmente differente è quello che interessa le università e gli enti di ricerca che avevano espresso il desiderio di costituire un proprio fondo, ipotesi non realizzata per il ristretto bacino di potenziali utenti che non garantiva una piena sostenibilità economica del fondo.

Per questi comparti, unitamente al Coni Servizi spa e Federazioni sportive nazionali accreditate, è stato necessario procedere ad un atto negoziale di integrazione dell’accordo istitutivo del fondo Sirio del 1 ottobre 2007, al fine di suggellare la scelta delle parti istitutive di ampliamento della platea dei beneficiari del fondo pensione.
Potranno aderire anche gli enti ex art.70 del d.lgs.165/2001 e i lavoratori delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo istitutivo. Il 17 aprile 2012 il Fondo Sirio ha ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dalla COVIP dal 18 ottobre ha avviato la campagna adesioni.

Possono, inoltre, essere ricordati i due fondi negoziali, espressione di regioni ad ordinamento autonomo, a cui aderiscono i lavoratori pubblici contrattualizzati, ma non rappresentati dall’ARAN.
In primo luogo Laborfonds, fondo a carattere territoriale ed è operativo dal 1999. Riguarda i lavoratori privati e pubblici residenti nella regione Trentino Alto Adige. Va ancora citato Fopadiva, fondo a carattere territoriale che riguarda i lavoratori privati e pubblici residenti nella regione Valle d’Aosta.

Un sistema previdenziale da razionalizzare
Va evidenziato come l’operazione annunciata si inserisce in un percorso più ampio di concentrazione del sistema auspicato sia dalla Covip che dalla stessa Corte dei Conti che ha più volte sottolineato una eccessiva numerosità dei fondi pensione con limiti dimensionali non adeguati. Secondo i dati Covip esistono oltre 400 fondi pensione con meno di 5.000 aderenti, 300 meno di 1.000, 180 meno di 100.

La parcellizzazione è particolarmente elevata nei fondi preesistenti alla riforma del 1993. Maggiori dimensioni consentirebbero invece, sottolinea ancora la Covip, a beneficio degli aderenti, oltre a economie di scala, un aumento del potere contrattuale nei confronti dei gestori delle risorse finanziarie e degli enti erogatori di rendite. Per completezza di esposizione va poi ricordato o come sul rapporto costi/dimensioni lo stesso Mefop avesse condotto lo scorso anno un interessante studio.

L’analisi dimostrava come i fondi pensione italiani hanno importanti margini di miglioramento derivanti da una crescita della dimensione, almeno per quanto riguarda le spese di gestione amministrativa. Partendo infatti da tale tipologia di costo, da una analisi operata sull’orizzonte temporale 2007-2011 veniva mostrata una forte significatività della relazione tra numero di iscritti e livello dei costi amministrativi. Secondo il Mefop i risultati denotavano anche una relazione di tipo quadratico, ossia una riduzione dei costi per iscritto al crescere del numero degli aderenti tanto più intensa quanto più è ridotta la dimensione del fondo pensione. Esiste però un cap, una sorta di “dimensione di massima efficienza” al raggiungimento del quale l’apporto in termini di efficienza del numero di iscritti si riduce fi no ad arrivare a una dimensione (stimata intorno agli 80mila aderenti) oltre la quale le economie di scala si esauriscono.

Oltre tale soglia al crescere del numero di iscritti non vi è più una riduzione del costo amministrativo medio, pur non essendovi comunque rilevanti disincentivi a un accrescimento ulteriore della dimensione.

Anche l’Ocse poi, nell’ambito del Gruppo di lavoro sulle pensioni private (Working Party on Private Pensions) nell’ambito delle sue raccomandazioni ha sottolineato l’importanza di porre in essere incentivi e meccanismi atti a favorire la riduzione dei costi nel settore delle pensioni.

Fonte: Ipsoa.it

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